La Politica della sinistra…

 

Analizziamo i punti che non mi sono piaciuti del governo Prodi:

- Non hanno ancora cancellato le leggi sul lavoro della destra: La legge Trenta
- Non hanno ancora cancellato tutte le leggi ad personam fatte da Berlusconi, quelle per evitarsi i processi
- Non hanno ancora fatto una legge sul conflitto d’interessi, perchè la Legge Violante non va proprio bene. ( se volete vi spiego anche perchè )
- Non va bene la riforma tv di Gentiloni, perchè non potrà nascerà un terzo polo nazionalista
- Lo stato paga 400.000 euro al giorno, alla Commissione Europea, finchè non si cancella la Gasparri ( una legge vergogna berlusconiana )
- Non possono mettere all’anti-mafia Cimo Pomicino è insansato e immorale
- Non possiamo avere un ministro della Giustizia come Mastella
- Hanno promulgato l’indulto, che io dico, mi sta bene, ma stranamente lo hanno esteso hai grandi reati finanziari.
- Non hanno cancellato la legge Castelli, che assoggetta i giudici.
- Non hanno ancora cancellato la Bossi-Fini, con gli annessi CPT, che vanno chiusi…
- Non va bene una parte del pacchetto sicurezza, quella ispirata ad una logica puramente repressiva, confendo la marginalità con l’ordine pubblico
- Non mi è piaciuto l’OK del governo all’allargamento della base militare di Vicenza, anche perchè tutta la popolazione è contraria…
- Non va bene il rifinanziamento della missione criminale in Afganistan ( dove non centra più l’Onu, centra la Nato)                                                                                                                

Se avessi dimenticato qualcosa… vi prego di postarlo… dobbiamo cambiare l’Italia e dobbiamo farlo insieme^^. Bentornati^^

Warning

Chiedo scusa ma a causa di diversi problemi, per il momento, non mi è possibile continuare a scrivere su questo blog. Spero di poter riprendere al più presto. E ricordate che se volete una cosa cacciate fuori i coglioni e la otterrete…

PS x Mastella: … cacciate fuori i coglioni e la otterrete ( metaforicamente parlando) ^^ 

a presto gente  by alex^^

Uscita di Sicurezza

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Pubblico una lettera sui partiti italiani. Chi l’ha scritta non si è mai interessato alla BNL o al Corriere della Sera. Non è mai stato prescritto. Ha parlato di questione morale senza attaccare i giudici. Non si è iscritto alla P2.
Da quanto tempo questo Paese è una palude? E dov’è l’uscita di sicurezza?

“I partiti non fanno più politica. I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi.
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente… Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.
Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano.
I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della Nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni.
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.
Il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità.
Quando si chiedono sacrifici al Paese e si comincia con il chiederli ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l’operazione non può riuscire.” E.B. 1981

Lo schiavo Outbound

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Chi denuncia gli effetti della legge Biagi o della Treu è un visionario o un terrorista. In Italia va tutto bene: la disoccupazione non esiste più, siamo ai minimi storici. Ed è vero, dalla disoccupazione siamo passati direttamente allo schiavismo. Il professor Gallegati del dipartimento di Economia della Università Politecnica delle Marche fa alcune considerazioni sugli ultimi dati relativi all’occupazione. Sarà un terrorista anche lui?
Riporto, insieme alla sua lettera, uno dei ventimila casi di schiavismo che mi sono stati segnalati, presente nel libro Schiavi Moderni (71.000 copie scaricate). Si ride per non piangere.

“… pare che il Governo proverà a sporcarsi le mani modificando la “legge Biagi”.
Prima di valutarne l’azione, facciamo il punto con dati, per una volta tempestivi, aggiornati all’altro ieri, sul precariato.
La durata dei nuovi contratti offre, da sola, un segnale preoccupante: oltre il 60% è inferiore a 3 mesi e solo il 2% ha durata di 1 anno o più. Dei primi, la metà ha contratto di 1 mese, mentre 1 lavoratore su 5 di una settimana (5 giorni, ovvio).
Il bollettino economico della Banca d’Italia ci informa che quasi il 50 per cento dei giovani lavoratori sono assunti con contratti a termine. Preoccupante, si dirà. E allora che dire quando si scopre che di questi neoassunti meno del 10% in un anno vede trasformato il proprio contratto a termine in un contratto a tempo indeterminato. A parte qualche “fondamentalista del mercato”, c’è ormai fin troppa evidenza che la legge Biagi non è stata in grado di offrire una seria risposta alla persistente frammentazione (territoriale, generazionale e per sesso) del mercato del lavoro. In più (vedi la Postfazione a Schiavi moderni) la pensione come se la pagheranno ‘sti precari? Occorrerebbe una riforma di lungo periodo in grado di offrire ai giovani lavoratori una prospettiva di stabilità. I dati dimostrano che, una volta concluso il contratto a termine, non c’è quasi nessuna prospettiva di lungo periodo. Salvaguardare la flessibilità senza precarizzare la vita delle persone è ciò che si deve pretendere.
Una possibilità per promuovere un ingresso duraturo nel mercato del lavoro è quella francese, mediante l’introduzione graduale di forme di protezione dell’impiego, nella forma di indennità di licenziamento, che dovrebbe aumentare gradualmente, mentre si allunga la durata di un impiego presso un’impresa. Tutto questo dovrebbe avvenire nell’ambito di un contratto a tempo indeterminato, uguale per tutti e indipendentemente dall’età del lavoratore. Al contempo, la durata massima dei contratti a tempo determinato dovrebbe essere ridotta a dieci-dodici mesi. La scommessa è: i giovani lavoratori accetteranno un percorso verso la stabilità partendo da un contratto che, solo in teoria. non ha limiti di durata?
Una seconda possibilità è proposta dal modello danese con la sua “flexsecurity”, ossia flessibilità economica unita a sicurezza sociale. In Danimarca un impiego dura in media quattro anni e ogni danese cambia almeno cinque volte datore di lavoro nel corso della sua vita lavorativa. Gli imprenditori hanno grande libertà di licenziare, mentre il lavoratore licenziato, dal primo giorno di disoccupazione percepisce un assegno da parte dello Stato pari all’80-90% del suo stipendio per quattro anni. E’ un modello sociale che mira a salvare le persone piuttosto che i posti di lavoro, investendo sulla formazione dei lavoratori per orientarli verso nuovi settori. Modello assai costoso, e l’Italia col debito che ha, se lo potrà permettere solo recuperando evasione fiscale (ricordiamo che questa equivale a ben 5 finanziarie pesanti l’anno).
La “legge Biagi” è diventata la cartina di tornasole delle visioni del capitalismo, dei 2 fondamentalismi, tra stato e mercato. Lo Stato deve e può trasformare il precariato in flessibilità. Troppo piano va il piano di riforma della legge 30.
Un abbraccio.
Mauro Gallegati

Un master alle spalle da “Schiavi Moderni
“Sono anch’io un lavoratore di call-center. Ho 27 anni, sono laureato e ho un master alle spalle. Sono uno di quelli altamente qualificati che stentano a trovare un lavoro dignitoso e che ripiegano nei call-center per avere qualche centinaio di euro in più in tasca.
Sono anch’io uno schiavo moderno. Circa un mese e mezzo fa sono stato assunto come operatore outbound (in pratica rompere le balle alle persone fino alle 9,30 di sera!) per una scuola di inglese di Napoli a 5 € lordi l’ora. Inutile dirti che in questo call-center siamo tutti laureati o laureandi (potendo scegliere scelgono il meglio, mi pare ovvio!). Questa mattina sono stato convocato dal mio supervisore in merito al mio recente rendimento: a detta sua scarso e aggravato dal mio comportamento “strafottente nei suoi confronti”. Che tradotto significa: rifiutarsi di venire a lavorare prima senza che il tempo in più venisse conteggiato, richiedere la copia del contratto che abbiamo firmato senza che ci fosse la data di fine rapporto e, cosa più grave di tutte, esprimere le mie idee (ci tengo a precisare comunque che il mio rendimento non è poi così scarso: non sono mai stato assente nel mese di marzo e ho già fatto un paio di contatti utili ai fini dell’obiettivo mensile).Tutti quelli che lavorano, hanno lavorato e, sono sicuro, lavoreranno in questo call-center firmano contratti di collaborazione a tempo determinato nei quali è lasciata in bianco la data di fine e soprattutto senza che ne venga data la copia firmata (i più fortunati hanno al massimo una fotocopia!).
Il supervisore, dopo aver ricamato in modo patetico sul mio comportamento “sovversivo” mi ha invitato a firmare le dimissioni e al mio rifiuto è andato su tutte le furie dicendomi che solo per tale comportamento meritavo di essere mandato a casa (rinunciare di firmare le dimissioni?). In evidente difficoltà mi ha fatto parlare con il direttore dicendo che non voleva altri casini e che stavo dando i numeri.”
L. F. 10.03.2006 18:14

3 tiri 100 euro

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I politici hanno cambiato strategia. Sono stanchi di sentirsi dire che non affrontano i problemi e che rifiutano il dialogo. Hanno deciso di metterci la faccia. Costi quel che costi. Sono i nostri John Wayne, ma con la scorta. Se ci sono dei fischi da prendere non si tirano più indietro. E’ la nuova politica. Il cittadino fischia Prodi per le tasse, prende a pugni la macchina di Bertolaso per la discarica, ingiuria Cuffaro per gli inceneritori, lo psiconano a prescindere, e si sente meglio. E’ come andare allo stadio, serve per sfogarsi. Certo gli italiani vorrebbero andare oltre, passare alle vie di fatto, ma questo, per ora, non è consentito.
La parola d’ordine è esserci, dare prova di virilità. Non è da tutti prendersi del pezzo di m..da e sorridere, sorridere. E spiegare che senso dello Stato vuol dire termovalizzare la popolazione, a qualunque costo con tumori vari. In diretta televisiva, Rutelli ci è riuscito. Sembrava Charles Bronson: “Please visits our incinerators.”
I giornalisti non sono da meno. Non gli par vero di descrivere politici veri, dei puri e duri. Forgiati in tangenti d’acciaio che sfidano la folla. La porcata, si chiami Val di Susa, indulto o bavaglio alle intercettazioni, si santifica con il contatto della gente. Sempre a debita distanza si intende. Il politico che ha il coraggio delle sue castronate è ammirabile, copertinabile, molto leccabile.
La forza pubblica è pagata per consentire ai politici questa azione di informazione popolare. Una volta li difendeva dalla mafie e dalle BR, oggi dai cittadini.
Vogliono rendersi simpatici i nostri dipendenti e il più timido va da Fiorello a cantare. Invece che dai giudici.
Suggerimento per la riduzione del debito pubblico:
dotare i Luna Park di baracconi statali per il tiro di barbabietole e cavolfiori al politico invitato per l’occasione. Cento euro, tre tiri. Per Mastella duecentocinquanta. Ci sarebbe la fila da Milano a Roma.

Vecchi e Poveri

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I vecchietti potranno finalmente chiedere un prestito. Anche se hanno novant’anni. E farsi un futuro con un mutuo quarantennale sulla prima casa. Non è mai troppo tardi. E’ necessario un solo requisito: essere pensionati statali. Il prestito sarà erogato dall’Inpdap grazie a un “contributo di solidarietà” prelevato mensilmente dalla pensione. In modo tacito e elegante. Alla Arsenio Lupin, con il solito trucco del silenzio assenso.
Una volta il silenzio era d’oro, adesso ha un odore di m..da. Il prelievo con destrezza dalla pensione renderà il pensionato più povero ma allo stesso tempo gli consentirà di partecipare alla lotteria del prestito. E’ una lotteria perchè il prestito è discrezionale, decide l’Inpdap di volta in volta.
E’ tutto vero, è un decreto del ministero dell’Economia. Credetemi, sono sempre loro, sempre in agguato. Dal prelievo notturno dal nostro conto corrente di Amato, allo scippo del Tfr.
La lettera di un blogger spiega tutto.

Caro Alex,
il Ministero dell’Economia per decreto ha stabilito che i dipendenti pubblici devono sottoporsi ad una tassa (più che altro una estorsione) detta “contributo di solidarietà”, che impone l’iscrizione dei pensionati usufruenti di trattamento a carico dell’Inpdap e dei dipendenti e pensionati di enti e amministrazioni pubbliche iscritti ai fini pensionistici presso enti o gestioni previdenziali diverse dall’Inpdap, alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali dell’Inpdap stesso. Il Decreto stabilisce che i dipendenti ancora in servizio e i pensionati Inpdap (ma anche quelli che sono iscritti a enti o gestioni previdenziali diversi dall’Inpdap) a decorrere dal mese seguente alla scadenza di sei mesi dalla data di entrata in vigore del “Regolamento di attuazione dell’articolo unico, comma 347 della legge 23 dicembre 2005 n.266″ (Legge Finanziaria 2006) sono iscritti di diritto! alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali alla quale devono versare contributi pari a:
- 0,35% della retribuzione contributiva, per i dipendenti in servizio,
- 0,15% dell’ammontare loro della pensione, per i pensionati.
Le “gabelle” saranno mensilmente prelevate dagli emolumenti corrisposti a lavoratori e pensionati a partire dalla data dell’iscrizione forzata (il periodo in questione è iniziato a decorrere dal 25.04.07) a meno che non giunga disdetta da parte del lavoratore/pensionato. Naturalmente, se qualcuno non vuole farsi fregare i propri soldi cominci a scrivere la letterina all’Inpdap e lo faccia entro sei mesi, altrimenti varrà la regola del silenzio assenso.
Ecco come agisce il governo dei deboli, ti fo..e su stipendi e pensioni, che, tra l’altro, sono già tra i più bassi d’Europa, ma ti dà la possibilità di non farti derubare a cuor leggero.
Secondo la Cisal Fipal questa manovra truffaldina è simile a quella per i fondi pensione che soppianteranno il TFR. Peraltro, così come per i fondi, l’iscrizione forzata alla citata Gestione costituisce un danno per i lavoratori. Per quelli che sono lontani dalla pensione in primo luogo. Questi ultimi possono già accedere a prestiti e mutui di natura assistenziale erogati dall’Inps e senza limitazioni importanti. Al contrario, l’Inpdap compila macchinose graduatorie annuali per l’accesso a questi benefici, con tempi che si dilatano sensibilmente.
Non conviene, inoltre, neppure a tutti i dipendenti vicini all’età pensionabile che non hanno intenzione di accedere a prestiti dopo la pensione o che non vogliono prorogare prestiti già in essere, i quali potrebbero andare ad incidere sulla liquidazione.
Che dire, abbiamo un grande fratello fiscale dal volto sinistro che veglia su di noi e stabilisce (secondo i ben noti studi di settore) quanto dobbiamo guadagnare per essere in regola con le sue previsioni da strapazzo. Adesso provano anche a spillarci quattrini senza farci capire nulla e con la formula del silenzio-assenso. Più sinistri di così davvero non si può.”
A.M.

Informazione col Silenziatore

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Antonio Di Pietro si schiera contro la legge sulle intercettazioni e scrive una lettera. Siamo ormai ridotti alla informazione giudiziaria per sapere cosa succede. E ci vogliono togliere pure quella. Il governo Prodi è nato morto con l’aborto della nomina di Mastella alla Giustizia. Perfino i boss di Cosa Nostra sono contro l’indulto.
” ti scrivo per denunciare il tentativo di imbavagliare l’informazione con la legge contro le intercettazioni in prossima votazione al Senato.
L’Italia dei Valori proporrà degli emendamenti per cambiare la legge. Se non verranno accettati voteremo contro, anche se il Governo dovesse mettere la fiducia. I nostri emendamenti si propongono di eliminare le pesanti sanzioni, anche penali, ai giornalisti, che sono l’anello debole della catena, e di garantire la possibilità di accedere alle intercettazioni durante le indagini preliminari una volta messe a disposizione delle parti e riconosciute rilevanti ai fini penali.
Con la nuova legge, a causa della durata dei processi, in Italia non si saprebbe mai nulla. Non saremmo venuti, ad esempio, a conoscenza dei colloqui tra Fazio e Fiorani, e Fazio sarebbe ancora Governatore della Banca d’Italia.
I politici cercano di proteggere sé stessi, negando ai cittadini la possibilità di verificare la loro condotta “politica”, sottolineo “politica” e non penale. Le intercettazioni di D’Alema e Fassino, come quelle dei politici legati a Berlusconi, hanno infatti un significato “politico” e, per questo, non possono e non devono essere sottratte alla valutazione degli elettori. Trovo comunque deprimente che la politica si interessi di banche e non dei problemi dei cittadini.
La stessa Corte Europea dei diritti dell’uomo ha dato pienamente ragione alla nostra decisione di non votare al Senato il testo sulle intercettazioni. Lo ha fatto con una recente sentenza che ha condannato la Francia per violazione della libertà di espressione in relazione ad una condanna dei tribunali francesi di due giornalisti per la pubblicazione di un libro sul sistema di intercettazioni illegali durante la presidenza Mitterrand.
Se i giudici francesi avevano privilegiato il segreto istruttorio, la Corte Europea ha invece rafforzato il ruolo della stampa nella diffusione di fatti rilevanti, in particolare se coinvolgono politici.
Se è legittimo, dice la Corte Europea, tutelare il segreto istruttorio, su questa esigenza prevale il diritto di informare.Inoltre, l’applicazione di una pena (anche se pecuniaria) e l’affermazione della responsabilità civile del giornalista hanno un chiaro effetto dissuasivo nell’esercizio della libertà di stampa.
Ecco perché siamo impegnati a presidiare questa libertà nella commissione giustizia prima, in Senato poi, dove presenteremo emendamenti rigorosi per evitare che l’informazione sia imbavagliata.
Serve, oltre alla nostra opposizione alla legge, e mi auguro anche di altri, un forte sostegno popolare per mantenere l’informazione libera, o almeno, per non imbavagliarla ancora di più. Mi appello per questo a te e ai tuoi lettori che invito a partecipare lunedì 25 giugno 2007 all’evento pubblico: “La scomparsa dell’informazione” a Milano, 20.45, Camera del Lavoro, Corso di Porta Vittoria con me, Beha, Gomez, Kort e Pons.Cordialmente.”
Antonio Di Pietro

Non ho l’età… per l’Antimafia

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In Italia la giustizia non funziona. Un avviso giudiziario è già una condanna a vita. In due sensi: non si sa mai come andrà a finire, non si sa quando finirà. Le procedure sono percorsi ad ostacoli. Mezzi e risorse sono da quarto mondo. Ma in questo disastro anche quel poco che funziona non deve funzionare. Se un magistrato si occupa di interessi forti, le aggressioni sono scontate. Aggressioni a senso unico, che risparmiano sempre i magistrati inerti o distratti.
Una strategia che ha avuto i suoi momenti più alti nella Bicamerale di D’Alema, nel progetto Castelli di riforma dell’ordinamento giudiziario e nella legge anti-Caselli del governo Berlusconi nel 2005.
Si calcolò allora l’età di Caselli, pari a 66 anni. Ottenuto tale risultato venne proibito a chi aveva compiuto 66 anni di fare il Procuratore nazionale Antimafia. Non aveva l’età. Una legge semplice, legge contra-personam che ha estromesso dal concorso un magistrato “colpevole” di aver chiesto di prendere il posto di Falcone e Borsellino dopo le stragi del 1992, di aver lottato contro la mafia e, soprattutto, di aver indagato Andreotti e Dell’Utri. Colpirne uno (Caselli) per educare tutti gli altri magistrati indipendenti.
La Corte Costituzionale ha cancellato questa legge vergogna. Una buona notizia.
Ci aspettiamo che il magistrato dipendente Caselli venga immediatamente nominato Procuratore nazionale Antimafia. Il blog ne farà una iniziativa permanente con l’obiettivo di un milione di mail al presidente dipendente Napolitano.
Sto intanto studiando nuove leggi popolari. Chi ha il cognome che incomincia per Berlus e finisce per coni non può fare politica. E anche chi comincia per Mas e finisce per tella.

Effetti Collaterali

Il vostro bambino è vivace? Non sta seduto a tavola e qualche volta disturba la maestra durante le lezioni? Non dorme?
E’, con tutta probabilità, un bambino iperattivo, malato di ADHD, Attention Deficit Hyperactive Disorder.
Le società farmaceutiche hanno trovato la soluzione: antidepressivi e psicofarmaci. Celexa, Zoloft, Ritalin, Luvox, Prozac, Effexor, Paxil.
Gli effetti collaterali, come spiegato nel video dalle reti ABC e Fox News, possono essere imbarazzanti. Automutilazioni, suicidi, omicidi, infarti. Il bambino è più tranquillo quando giace in una tomba. Lo si può andare a trovare sapendo che non può farsi più del male, o correre via da qualche parte. Tante preoccupazioni in meno. Tanti bilanci in attivo per i signori del farmaco e le loro lobby.
Se vostro figlio è vivace è un bene, non un male. Non portatelo dal medico, dallo psicologo. Prendetelo per mano e uscite con lui, con lei, per una passeggiata. Abbracciatelo, abbracciatela, forte, con un bacio. Non deve guarire da nulla, vuole solo la vostra attenzione.
Se qualcuno vi propone antidepressivi o psicofarmaci per i vostri figli, fategli leggere ad alta voce gli effetti collaterali, sono riportati nel foglietto insieme alle pasticche. Poi fate voi.
Si vieta la cannabis e si vende il Ritalin. Facciamo il contrario.

Link: www.giulemanidaibambini.org

Parlamento Europeo e V-DAY

 

In preparazione del Vaffanculo Day, o V-day, sono andato al Parlamento europeo per spiegare la palude in cui si trova l’Italia e cercare qualche consenso. La sala era piena, nessuno sapeva niente. Mi hanno preso per un marziano, non credevano a quello che dicevo. Ho dato un saggio di populismo europeo. Oggi pubblico un breve filmato da Bruxelles. Domani un video riassuntivo insieme a quello integrale. Ecco un estratto del mio intervento. “Putin ci ha ricordato, dopo gli omicidi di giornalisti e oppositori del suo Governo, e qualche flebile denuncia del nostro Governo, che l’Italia è il Paese della mafia. Io, su questo punto, sono parzialmente d’accordo. La mafia, in realtà le mafie, ognuna con una sua identità regionale, sono un problema minore nel mio Paese. Il problema vero è il Parlamento italiano che contiene un numero di individui giudicati in primo e secondo grado, una settantina, e 25 condannati in via definitiva, da far impallidire Al Capone e Don Corleone insieme. Putin, se mi ascoltasse, potrebbe obiettare che sono state le mafie a farli eleggere o il voto di cittadini favoriti e collusi con la criminalità organizzata. Niente di tutto questo. Forse la stampa internazionale non lo sa ancora, ma due anni fa in Italia c’è stato un colpo di Stato. La legge elettorale è stata cambiata per impedire ai cittadini di votare il loro candidato. I partiti, non più di dodici persone, hanno deciso chi doveva fare il deputato o il senatore. La legge fu voluta da Berlusconi, l’opposizione si oppose poi, quando andò al Governo, Prodi la confermò. E’ meglio, molto meglio, per i partiti far eleggere dei loro impiegati che avere in Parlamento dei rappresentanti dei cittadini. Meglio pregiudicati che liberi. Putin ci ha sottovalutato, le mafie in Italia contano meno dei partiti e sono più oneste, non dicono di essere democratiche e dalla parte dei cittadini. L’Italia è una nazione con un Parlamento non eletto dai cittadini, simile più a un istituto di pena che a un luogo in cui si dovrebbero decidere le sorti della Nazione. Il mio è un appello per restituire la libertà di voto e di informazione all’Italia. L’otto settembre organizzerò in ogni città d’Italia una manifestazione, l’ho chiamata Vaffanculo day. Una via di mezzo tra il D-day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Quel giorno gli italiani dovranno riprendere in mano il loro Paese distrutto da decenni di partitocrazia, di massoneria piduista, di intrecci tra banche e mafia, di ingerenze del Vaticano nella cosa pubblica, dalla informazione di Stato e di Berlusconi, dai conflitti di interesse. La Borsa di Londra e quella italiana dovrebbero fondersi. Vorrei chiedere agli inglesi: ma siete sicuri? Volete associarvi al più grande conflitto di interessi europeo. In cui il punto di riferimento è il noto pregiudicato Cesare Geronzi, coinvolto in quasi tutti gli scandali finanziari d’Italia e condannato per bancarotta? La Borsa Italiana va chiusa, non deve infettare anche il resto d’Europa. E’ un luogo in cui Unicredit-Capitalia ha la maggioranza relativa di Mediobanca che ha la maggioranza relativa di Generali che è uno dei principali azionisti di IntesaSanpaolo, il suo maggiore concorrente. E’ il luogo in cui uno come Tronchetti si fa passare da industriale distruggendo il valore di Telecom e di Pirelli insieme con lo 0,11 di capitale azionario di Telecom. L’Italia è il Paese di Valentino Rossi e del maggior numero di morti per incidenti stradali. Il Paese del sole senza impianti di energia solare. Il Paese dell’arte con discariche e inceneritori e rigassificatori come nessuno in Europa. Il Paese del Diritto Romano con 350.000 leggi inapplicabili e in conflitto tra loro. La libertà di stampa, quella poca che ci è rimasta, è in pericolo. Il Parlamento voterà a luglio al Senato una legge per impedire che siano rese pubbliche le intercettazioni disposte dalla magistratura che riguardano i politici. Ragazzi, se l’otto settembre, non ce la faccio, chiederò il diritto di asilo.”

Partecipa al Vaffanculo Day!

Grazie Beppe Grillo sei sempre il migliore, continua così.Ti preghiamo…

Luciano Violante

 

Parole che non dicono più niente. Parole come fiori, ma finti e senza profumo.
I Piccoli Oligarchi parlano così. Luciano Violante parla così. Con gli amici di Qui Milano libera abbiamo avuto con lui una conversazione di una decina di minuti, qualcosa di simile a un’intervista, durante la quale abbiamo sottoposto al suo esame alcune questioni: la legge sul conflitto di interessi, la cui bozza presentata alla Camera è assolutamente inadeguata; le leggi vergogna, che sono tutte ancora intatte; il disegno di legge Mastella, che imbavaglierà la cronaca giudiziaria e limiterà la lotta al crimine organizzato; la questione immorale, detta anche dei furbetti del botteghino. Violante ha risposto con dichiarazioni buone per qualche riunione in sezione o per il “panino” del tg della sera. Svicolava, eludeva, rimbalzava. Insomma ci ha preso per fessi. Che cosa ha detto di preciso? Che il blind trust (sotto l’occhio vigile dell’apposita authority) è la soluzione del conflitto di interessi, che le leggi vergogna verranno presto cancellate, che il ddl Mastella ha solo l’obiettivo di salvaguardare il diritto alla privacy delle persone estranee alle indagini, che la colpa della “crisi della politica” è della legge elettorale e al massimo del “bicameralismo perfetto”. La gemma è stata quando Franz gli ha chiesto conto dei pregiudicati nelle istituzioni. E lui: “sono d’accordo, anche se…”. Poi ha negato ogni errore nella vicenda Unipol-Bnl. E già che c’era ha rivendicato con orgoglio quella dichiarazione in parlamento con la quale vantava come un atto di cultura liberale il non aver fatto la legge sul conflitto di interessi e l’aver consentito la moltiplicazione (di 25 volte) del patrimonio di Berlusconi. Quando era proprio alle strette, sul caso Europa 7, mi ha dato del disinformato e del fazioso. A un certo punto gli ho confidato che sono un po’ stanco di votare per loro sol perché contrario alla destra più becera d’Europa. “Bisogna votare a favore, non contro!”, ha esclamato. I Piccoli Oligarchi, perfino i più garbati, non si mettono mai in discussione. Sul più bello è arrivato Floris, quello di Ballarò, e il buon Violante si è tolto d’imbarazzo correndogli incontro per i convenevoli di rito.
Ecco il video.

                                                                                               By Piero Ricca

Cesare Geronzi

 

In una seria economia di mercato Cesare Geronzi sarebbe fuori dalla scena pubblica e passerebbe le giornate a difendere la propria reputazione nelle aule dei tribunali, visto che è sotto processo in mezza dozzina di città ed è coinvolto nelle meno limpide avventure finanziarie degli ultimi dieci anni. In Italia, dove la sanzione reputazionale non vige, il che è un modo gentile per dire che viviamo nell’isola dei pirati, Cesare Geronzi è a capo del principale istituto di credito e il prossimo 27 giugno sarà nominato presidente di Mediobanca, il “salotto buono” della finanza. Massimo da Genova mi ha scritto questa lettera.

“Caro Alex
Il patto di sindacato di Mediobanca ha votato all’unanimità Cesare Geronzi come presidente del consiglio di sorveglianza della banca. Ma parliamo della stessa persona che il tribunale di Brescia ha condannato in primo grado per la vicenda del crac Italcase, a un anno e 8 mesi di reclusione e lo ha dichiarato inabile all’impresa commerciale e agli uffici direttivi per 2 anni? Pene poi sospese grazie alla condizionale. La stessa persona è stata interdetta per due mesi dalla sua carica di presidente di Capitalia per ordine del gip di Parma per il suo ruolo nel crac Parmalat. Il ricorso dello stesso era stato respinto dal tribunale di Bologna che non s’è limitato a ratificare l’ordinanza ma ha aggiunto che Geronzi doveva finire in carcere come Calisto Tanzi! Perché nessuno dice niente? Sono demoralizzato: ognuno tragga le proprie considerazioni, io le mie le ho già tratte. Saluti, Massimo”

Il dossier Telecom

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All’assemblea Telecom ho rivolto un appello agli amministratori: di andarsene per il bene del Paese. Non mi hanno ascoltato. Il fascino di stipendi e stock option da milioni di euro non si discute. I responsabili del tracollo del titolo, che sta per sfondare il limite dei due euro e che, solo a metà 2000, ne valeva 14. Della svendita degli immobili a Pirelli RE. Dell’espulsione di decine di migliaia di lavoratori. Sono ancora al loro posto. Si chiamano, tra gli altri, Buora, Pistorio, Ruggiero, Benetton.
Perchè non si sono dimessi? Ma, soprattutto, perchè non li hanno cacciati? E perchè, dopo la vendita a Telefonica, gli spioni Mancini e Tavaroli sono stati messi agli arresti domiciliari? Dopo mesi di carcere, come se nulla fosse successo. Perchè le intercettazioni fatte con la centrale Radar di politici, banchieri e faccendieri assortiti non sono ancora venute fuori? Sono l’assicurazione sulla vita di qualcuno?
Forse Telecom ha reso un servizio al Paese. Ci ha lasciato in eredità la sua putrefazione verbale. Chiedo che le intercettazioni Telecom dei politici diventino pubbliche se riguardano il Paese. Che siano penalmente rilevanti può non interessare. Invece interessa, e molto, se sono politicamente rilevanti. I giudici, se già non lo hanno fatto, le ascoltino fino all’ultima parola.
Se Letta, Casini, Berlusconi, Fassino, D’Alema, Gnutti, Ricucci, Fazio, Fiorani, Coppola, Sacchetti, Consorte, Latorre, Billè, Geronzi, Frasca, Bonsignore, De Bustis, Nattino, Caltagirone sono intercettati mentre discutono tra loro del Corriere della Sera, della BNL e dell’Antonveneta, del futuro del Paese, lo si deve sapere.
I nostri dipendenti non sono stati eletti per fare i banchieri e ridistribuirsi le nostre tasse. E neppure per minacciare i giudici in televisione sulla rete dell’opposizione in prima serata.
Al Senato è in approvazione la legge che impedirà la pubblicazione delle intercettazioni. Farò i nomi di chi la voterà e di chi si opporrà sul blog. Chi la vota intercettato è.

                                                                                        By Beppe Grillo

Federalismo Fiscale

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Rompete le righe. Sta arrivando il federalismo fiscale. I presidenti regionali del nord sono i nuovi moschettieri: uno per tutti e ognuno per sé. La Bresso vuole il modello catalano per il Piemonte. Galan lo vuole serenissimo e con gli schei. Formigoni vuole alleggerire il peso fiscale lombardo. Lo psiconano è sempre avanti a tutti. I soldi non li darebbe a nessuno: lui vuole lo sciopero fiscale. Alla fine il discorso è sempre quello. E’ il famoso articolo quinto: chi si tiene i soldi ha vinto.
La pubblica amministrazione è la prima fonte di occupazione in molte regioni del sud, primissima in Roma città. Il sud e parte del centro Italia vivono di pubblico e di pensioni. Una regione come la Sicilia dovrebbe avere il pil del Belgio o della Grecia. Invece è la patria degli inceneritori e dei rigassificatori. Di Scapagnini e di Totò Cuffaro.
I Savoia quando arrivarono a Napoli si portarono via subito la Cassa dello Stato. Da qui è nato il mito della Cassa del Mezzogiorno. Che è diventata un trasferimento delle tasse ai non migranti meridionali. Un modo per non spopolare il Sud. Una forma di risarcimento a uno Stato sovrano occupato.
Un Sud assistito e abbandonato alle mafie. Un Nord senza industrie di livello europeo. Il federalismo fiscale è un detonatore, se passa l’Italia non c’è più. Lo sanno tutti, anche la sinistra ambidestra. Se il Nord diventa federalista, con solo qualche piccola enclave diessina con termovalorizzatore incorporato, il gioco è fatto.
Il federalismo fiscale, comunque, esiste già. E’ applicato con rigore e professionalità dagli evasori. I numeri che vengono esclamati, con lo stupore dell’indignato, dai politici sono sempre più grandi. Enormi. Equivalgono a dieci, venti, trenta finanziarie. Riusciamo a evadere più di quello che produciamo. Chi evade di solito produce e chi produce di solito sta al Nord. O mi sbaglio? E allora di che si lamenta il Nord?
L’Italia sta in piedi con l’evasione del Nord, con le rimesse fiscali al Sud e con la pubblica amministrazione al Centro. Un equilibrio da circo, ma chi ci crede più?

WiMax e il diritto alla conoscenza

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Tra poco lo Stato assegnerà le frequenze WiMax. E’ il punto di non ritorno per il libero accesso alla conoscenza. Dopo non si potrà più tornare indietro. Il WiMax è una tecnologia che permette di trasmettere e ricevere segnali senza fili a distanze di decine di chilometri. Elimina l’ultimo miglio e il pedaggio di Telecom Italia. Le comunità locali potranno rendersi indipendenti e collegarsi a Internet.
Se il WiMax finisce in mano agli avvoltoi delle compagnie telefoniche, come ho detto nel mio intervento di Rozzano a Buora e a Ruggiero, verrà trasformato in una me..da ad alto costo. Peggio dell’adsl.
Ogni cittadino dovrebbe avere per nascita il diritto di accesso alla conoscenza.
Esiste una petizione on line che vi invito a firmare per il vostro futuro, per il diritto alla conoscenza e per non essere, almeno una volta, presi per il c..o.
La petizione chiede che almeno 1/3 delle frequenze venga riservato ai cittadini per associazioni senza fini di lucro, come i comuni e gli enti locali, e senza alcuna tassazione diretta o indiretta.
Firmate la petizione su: http://www.petitiononline.com/wmaxfree/

Vaffanculo-Day

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C’è un’atmosfera da otto settembre. La politica sente l’odore del tornado che sta arrivando. Si sta preparando. L’Italia ha avuto la sua occasione per cambiare nel 1992. L’ha fallita. Hanno vinto le lobby, le cosche, le mafie. La seconda repubblica è morta in culla. Dopo le stragi mafiose in tutta Italia e la morte di Falcone e Borsellino è finito tutto. Il 61 a 0 dei seggi di Forza Italia in Sicilia è ineguagliabile, neppure Ceaucescu in Romania c’era riuscito. Pax mafiosa, pax da inciucio, pax piduista, pax confindustriale, pax sindacale.
Craxi in esilio e il suo protetto presidente del consiglio. La sinistra che lo applaude durante il suo congresso. La svendita dei beni dello Stato, dalla telefonia, alle autostrade, all’acqua. L’annullamento dei diritti dei lavoratori. Pregiudicati al vertice delle grandi aziende. Pregiudicati in Parlamento.
Il tornado gira, gira. Il suo odore è quello del legno marcio, della corda, di grandine e di pioggia densa. L’Italia è una pentola a pressione, se salta questa volta si porta dietro tutti. Forse anche lo Stato nazionale.
E i nostri dipendenti? Giocano a nascondino. Cercano sempre di non farsi beccare. Una legge via l’altra, come le ciliege, per non farsi condannare, per non farsi intercettare, per non farsi pubblicare le intercettazioni, per farsi prescrivere, per indultarsi. Più che politica sembra guardie e ladri.
Un venticello, diciamo una premonizione, mi dice che altre intercettazioni sono alla porta. L’estate sarà molto calda. Poi verrà settembre e il Vaffanculo day, o V-Day. Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Si terrà sabato otto settembre nelle piazze d’Italia, per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi politici blindati nei palazzi immersi in problemi “culturali”. Il V-Day sarà un giorno di informazione e di partecipazione popolare. Per esserci rimanete sintonizzati sul blog.

Bacilli senza frontiere

La tubercolosi è una malattia infettiva. In Italia ci sono quasi 6.000 contagiati. Almeno 1.000 in Lombardia. Circa 400 nella sola città di Milano. Dopo lo smog che uccide, anche il bacillo che infetta. Da capitale morale a capitale mortale. Da cosa dipenderà? Dalla spazzatura? Dalla mancanza di igiene dei lombardi? Dall’immigrazione?
E’ impopolare, lo so, ma qualcuno deve dirlo. Chi arriva in Italia da Paesi a rischio, dove sono diffuse malattie come la tbc e la lebbra, deve essere visitato e, se positivo, curato. Al posto dei Cpt un controllo medico e le cure. Che senso ha vaccinarsi contro la malaria e la febbre gialla prima di andare all’estero per respirare la tbc in metropolitana?
Avrei una domanda per le autorità sanitarie. Le aziende, le scuole, le pubbliche amministrazioni con casi di tbc devono comunicarlo? O devono stare in silenzio per ragioni di privacy e aiutare il bacillo? Viene prima il contagio o la privacy?
Certo è strano questo silenzio. Con 6.000 casi di tbc dovremmo chiedere l’intervento dell’OMS. Nel frattempo propongo a Livia Turco di riaprire i sanatori. Quelli algidi, in alta montagna. E alla frontiera vorrei, a turno, i nostri ministri a dare ai nuovi arrivati un bacio alla francese di benvenuto.

La gestione delle risorse idriche in Italia

 

Penuria, inquinamento e sfruttamento eccessivo sono i principali mali che attanagliano la fonte della vita. Ma il problema vero, in Italia, è il governo delle risorse idriche. Prima del 1994, anno in cui è stata varata una legge quadro (Legge Galli) che ha cercato di mettere ordine in questo delicato settore, c’erano 13.500 acquedotti e oltre 5.500 gestori del servizio idrico: troppi. La gestione faceva capo ai Comuni in ossequio a una vecchia legge risalente al 1934. Nell’intricata rete delle cosiddette gestioni idriche in “economia”, sinonimo di acquedotti comunali, c’erano tre eccezioni, tre enti pubblici: l’Ente acquedotto pugliese, l’Ente acquedotti siciliani e l’Ente sardo acquedotti e fognature. Nelle Regioni in cui erano presenti e in parte lo sono tuttora, questi organismi pubblici, si registrano però le più gravi carenze idriche, fino al punto che in Sicilia e in Sardegna esistono commissari per l’emergenza idrica, che ormai è perenne, con città importanti come Enna, Caltanissetta o Agrigento che soffrono la sete anche durante l’inverno. Per non parlare della disastrosa condizione in cui versa l’Acquedotto pugliese, il più grande d’Europa, con perdite che sfiorano il 60%, contro una media nazionale del 40%. Perdite e infiltrazioni che costringono la Regione Puglia a chiedere al Ministero della Salute le deroghe alle norme sulla potabilità. Così, per risparmiare sugli investimenti, ormai ineludibili, l’Acquedotto pugliese è autorizzato a distribuire acqua di qualità insufficiente, con la presenza di cloriti e trialometani elevati.

http://www.consumator…

Il consumo medio degli italiani in realtà è un pò alto: supera abbondantemente i 200 litri d’acqua al giorno pro capite, contro i 10-20 litri di un africano. Dallo sciacquone alla doccia, dalla lavastoviglie alla lavatrice, non brilliamo certo per un uso accorto della risorsa: dei litri di acqua potabile consumati ogni giorno da ognuno di noi, solo pochi vengono usati per scopi strettamente alimentari; beviamo al massimo 2 litri, il resto finisce nel wc, nelle lavatrici, nelle lavastoviglie e nelle vasche da bagno. Pensate che la città più sciupona d’Italia è Latina (l’acquedotto è gestito dalla società privata Acqualatina Spa) dove ogni abitante in media consuma 692,14 litri al giorno. La città più virtuosa invece è Ascoli Piceno dove ogni cittadino si accontenta di una media di 127,30 litri al giorno.

Tra il 1997 e il 2003 i gestori di acquedotti che hanno costituito una società per azioni sono passati da 56 a 710. Il servizio idrico è ormai un’industria, che produce utili e dividenti per grandi e piccoli azionisti. La metamorfosi da cittadino a cliente dei mercanti d’acqua è avvenuta, come dimostrano le proteste alimentate dal Contratto mondiale dell?acqua, costituito nel 1996 a Lisbona.
Per gli oppositori alla privatizzazione, attraverso la società per azioni (e la quotazione in Borsa) si attua la ‘mercificazione’ di un bene comune. Il servizio idrico rischia di essere affidato a una multinazionale con sede a Parigi o a New York, in ossequio al principio del libero scambio sancito dall’Organizzazione mondiale del commercio. Ma la “guerra” tra chi spinge verso il mercato e chi vorrebbe un rigido controllo pubblico in Italia è ancora in corso, mentre un gruppo di associazioni sta raccogliendo le firme per presentare un disegno di legge di iniziativa popolare che mira a “ripubblicizzare” i servizi idrici.


AcquaBeneComune
NOI, COSA POSSIAMO FARE?
..potremmo per esempio cominciare a RISPARMIARE ACQUA!

L’acqua potabile è un bene fondamentale per la vita ma anche scarsa in molte parti del mondo. Impariamo a rispettarla ed a risparmiarla. Da un lato economico, sprecare acqua è anche un costo da sostenere.

Piccoli accorgimenti quotidiani per ridurre gli sprechi d’acqua:

1 -  L’uso dei miscelatori d’aria nei rubinetti e nelle docce riduce il consumo d’acqua   senza  modificare le proprie abitudini. Si tratta di una piccola aggiunta al proprio rubinetto in grado di miscelare l’acqua in uscita con l’aria. Chi usa il getto d’acqua non percepisce alcuna differenza ma il consumo complessivo d’acqua è inferiore. Si arriva a risparmiare quasi la metà dell’acqua utilizzata.
2 – Lo sciacquone del water consuma ad ogni getto circa 10 litri d’acqua. Non è però necessario utilizzare sempre questo getto. Per ridurlo è sufficiente porre nella cassetta una bottiglia di plastica da un litro piena d’acqua, priva di etichetta ed ermeticamente chiusa con il tappo, oppure far installare un sistema con doppio pulsante di scarico o regolare il galleggiante dello sciacquone compatibilmente ad una capacità minore di acqua.
3 – L’acqua piovana può essere raccolta e incanalata dalla grondaia verso il proprio giardino o in cisterne di raccolta per consentire un utilizzo successivo. L’acqua piovana è gratuita, usarla con razionalità equivale a risparmiare l’acqua degli acquedotti e molti euro sulla bolletta.
4 – Le piante del terrazzo possono essere annaffiate anche tramite l’acqua già utilizzata per lavare la frutta e la verdura. E’ sufficiente raccoglierla l’acqua in una bacinella nel lavabo ed utilizzarla dopo aver sciacquato la verdura.
5 – Quando si nota una fontanella pubblica sgorgare continuamente acqua potabile inutilmente è consigliabile chiedere al proprio Comune di far inserire una manopola per aprire e chiudere il getto a richiesta. Nel caso di fontane pubbliche con acqua non potabile e solo per fini estetici, verificate che la fontana usi il sistema a ricircolo, ossia utilizzi sempre la stessa acqua.
6 – Fate periodici controlli sullo stato dell’impianto idrico di casa. E’ sufficiente controllare il contatore dell’acqua nel momento in cui tutti i rubinetti sono chiusi. Se continua a girare è probabile che ci sia una perdita nell’impianto. Chiamate un idraulico prima che la perdita peggiori o danneggi le proprietà dei vostri vicini.
7 – Preferire la doccia al bagno. Per riempire una vasca sono necessari 100 litri d’acqua mentre per una doccia il consumo d’acqua è pari circa alla metà.
8 – Lavarsi i denti in modo ecologico. Un gesto quotidiano come lavarsi i denti può comportare enormi sprechi d’acqua nel lungo periodo a causa della pessima e inutile abitudine di lasciare sempre il getto dell’acqua aperto. E’ sufficiente utilizzare il getto d’acqua soltanto due volte: (1) inizialmente sullo spazzolino e (2) successivamente per risciacquare lo spazzolino. Nell’atto di lavarsi i denti, almeno 2 minuti per una buona pulizia, è inutile lasciare il rubinetto aperto. Inoltre per risciaquare i denti utilizzate un bicchiere, è più comodo e consente un minore spreco d’acqua. In ogni caso, per una migliore pulizia dei denti è sempre consigliato risciacquare la bocca usando lo stesso spazzolino imbevuto d’acqua per rimuovere il dentifricio dai denti prima di provvedere al risciacquo finale della bocca con un bicchiere.
9 – La rasatura ecologica. Evitare di lasciare il rubinetto aperto per pulire il rasoio e mentre ci si rade. Chiudete il tappo del lavabo e riempitelo d’acqua fino alla metà per utilizzarla nel risciacquo del rasoio di volta in volta. Si tratta semplicemente di modificare un’abitudine, per il resto nulla cambia alla qualità della rasatura e tantomeno al tempo necessario per radersi.
10 – Per lavare le stoviglie è consigliabile utilizzare una vaschetta dove porre le stoviglie per insaponarle e utilizzare un debole getto d’acqua soltanto alla fine per risciacquarle.
11 – Per lavarsi le mani è inutile tenere sempre aperto il getto d’acqua. Per una buona pulizia è soprattutto necessaria una buona perizia nell’insaponarsi le mani. Aprite il rubinetto una prima volta per bagnare le mani e il sapone, poi richiuderlo. Dopo aver insaponato le mani, per 1-2 minuti, riaprite il getto d’acqua solo per risciacquarle. Il risparmio d’acqua è assicurato, si tratta solo di modificare qualche piccola abitudine.
12 – Chiudere il rubinetto mentre ci si insapona. si può risparmiare acqua anche chiudendo il rubinetto mentre ci si massaggia la cute durante lo shampoo e durante il tempo che serve per il balsamo (uno o due minuti). Sono parecchi litri d’acqua se si pensa alla pressione del rubinetto della vasca, e non cambia assolutamente nulla.

Pensioni, in 200 mila in piazza

 

Tutte le Regioni oggi hanno visto migliaia di pensionati e pensionate in piazza con grandi manifestazioni a sostegno della piattaforma unitaria per la rivalutazione delle pensioni. Piazze piene di gente determinata, ma anche piuttosto arrabbiata, perché la condizione dell’anziano non sembra più essere all’attenzione del governo e della maggioranza, come invece lo era stata nel programma elettorale.
Sono ormai 15 anni che le pensioni perdono pesantemente, di anno in anno, potere d’acquisto, anzi… proprio in anni come questi nei quali riprende ad aumentare la ricchezza prodotta nel paese e il PIL si fa più vigoroso, la perdita sulle pensioni diventa ancora più rilevante, proprio per quel meccanismo che consente l’adeguamento annuo solo sulla base dell’inflazione.
E ai pensionati quando arriverà il beneficio dell’aumento del PIL?
Il governo ha fino ad ora assicurato che parte del “tesoretto” verrà utilizzato per aumentare le pensioni basse, ma non ha ancora avviato la trattativa e non ha mai detto alle parti sociali come e di quanto pensa possa essere questo aumento.

Noi abbiamo le idee molto chiare e i pensionati oggi hanno espresso a gran voce le loro richieste.
In primo luogo se tutte le pensioni sono state penalizzate in questi anni, è ovvio che tutte le pensioni debbano essere rivalutate. Per responsabilità anche noi accettiamo che si parta dalle pensioni più basse, ma non ci si deve fermare a queste. Possiamo accettare la gradualità nel tempo che progressivamente arrivi a coinvolgere tutte le pensioni, ma non possiamo accettare l’esclusione delle pensioni superiori al minimo, perché anch’esse hanno subito danni, soprattutto se di più vecchia decorrenza.
Sappiamo bene anche che per fare un’operazione di questo tipo, forse non basta l’entità del “tesoretto” di quest’anno e bisogna trovare altre risorse nel tempo, ma il governo deve sapere che su questa materia, come per la riforma degli ammortizzatori sociali, i problemi sono stati accantonati per tanti anni che ora con si può pensare si cavarsela con risorse risicate. Anzi, proprio perché sono questioni di una certa complessità, è importante che il governo dia attuazione ad una vecchia disposizione che impegna il governo medesimo a trattative periodiche con i sindacati dei pensionati proprio per evitare che si costituiscano continuamente pensioni d’annata.
In secondo luogo, bisogna riparare ai danni prodotti dal governo precedente che promise il famoso milione di lire al mese. In realtà lo diede a pochissimi pensionati e soprattutto lo diede con criteri che privilegiarono pensioni di natura assistenziale e non sorrette da contributi.

Ora, giustamente, le organizzazioni dei pensionati chiedono che la rivalutazione tenga conto in primo luogo delle pensioni sorrette da contributi lavorativi, e che gli aumenti tengano conto anche delle storie lavorative che le persone hanno alle spalle.
Infine, dalle manifestazioni di oggi è emerso chiaramente che i pensionati si battono non solo per le loro pensioni, ma anche per l’equità tra le generazioni, perché la trattativa sulle pensioni sia in grado di tenere in armonia i diritti e i bisogni degli anziani con quelli dei più giovani e di chi si trova penalizzato dallo scalone Maroni in vigore dal prossimo gennaio.
E’ sempre stata una importante caratteristica del sindacato dei pensionati quella di volere un sistema previdenziale che sia in equilibrio finanziario, ma anche e soprattutto che sia in grado di tutelare tutte le generazioni, in modo da poter mantenere l’importanza politica e sociale di un sistema a ripartizione. Per questo la battaglia dei pensionati e delle pensionate è la battaglia di tutto il movimento sindacale confederale per la quale è importante arrivi in tempi rapidi una risposta positiva da parte del governo.
* Responsabile nazionale welfare Cgil

A Abbottonatissimo

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D’Alema facci sognare: togliti dalle palle!
Il trio D’Alema, Latorre, Fassino si è esibito nella intercettazione dell’estate. Quella di due anni fa. Ricucci è finito in galera. Fiorani pure. Consorte e Gnutti quasi. Loro sono andati al Governo.
Le frasi dei diessini passeranno alla storia.
D’Alema che vuole sognare. Ricucci che chiede la tessera del partito. Latorre, il braccio ambidestro di D’Alema, che dice che Fassino non capisce un tubo. Noi lo sospettavamo, ma le conferme fanno sempre piacere.
I partiti si occupano di finanza, di soldi, non dei problemi dei cittadini. Frequentano, incoraggiano personaggi ambigui. Diciamo dei delinquenti. E ce lo dicono pure.
Per D’Alema che “non ha mai parlato con Ricucci”, il vero problema sono le intercettazioni: “La vicenda è grave dal punto di vista culturale. Primo: è arrivato il momento di recuperare una questione di principio per cui non si danno in pasto ai giornali telefonate senza rilievi penali. Secondo: tutto il mondo politico parla con imprenditori e uomini della finanza. E’ normale. Se trovassero tutti i miei colloqui con industriali italiani ci potrbbero riempire un libro. Se questi colloqui non configurano un reato, non si può mettere tutto su Internet”.
Fassino è allineato, lui, lo ha detto nelle intercettazioni, è “abbottonatissimo”.

A Abbottonatissimo
sotto i raggi del sole,
Consorte facci sognare,
con la BNL abbracciata con te.
A Abbottonatissimo
a due passi dal mare,
come è dolce sentire Ricucci
respirare con me.
Sulle labbra tue dolcissime
un profumo diessino
sentirò per tutto il tempo
di questa banca d’amor.
Quando il conto tuo nerissimo
tornerà di nuovo pallido,
questi giorni con Latorre in riva al mar
non potrò dimenticar.
A Abbottonatissimo
sotto i raggi del sole,
Consorte facci sognare
con la BNL abbracciata con te.
A Abbottonatissimo.

Per chi suona la sirena…

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Un’apparizione televisiva per un parlamentare è come pisciare: quando scappa, scappa. Non ne può fare a meno. Il senatore di An Gustavo Selva doveva commentare le manifestazioni di giubilo per l’arrivo dell’imperatore atlantico Giorgio Bush. Selva ha più di ottant’anni, l’età dei pannoloni. Il traffico di Roma lo ha bloccato. Nessun taxi, nessuna auto blu a disposizione. Si è finto malato. Ha chiesto un’ambulanza. Con la sirena ha tagliato i cordoni di polizia. E’ arrivato appena in tempo per la trasmissione agli studi de La7.
Da gentiluomo si è scusato in diretta :”Scusate il ritardo, ero in piazza del Parlamento. Le macchine oggi non possono arrivarci. Alla fine ho preso un’ambulanza…” “Un vecchio trucco da giornalista”.
E purtroppo le ambulanze nella capitale sono quello che sono, magari guidate da volontari
“Una vergogna”, ha infatti detto Selva, “ho aspettato 35 minuti prima che l’ambulanza mi portasse a destinazione. Mi lamenterò con il prefetto e il capo della polizia: in questa città uno può anche morire.“
Propongo una modifica al servizio 118. Se chiama Selva invece che in ambulanza, lo si fa trasportare all’ospedale con un carro funebre a cavalli. I cittadini lo assisterebbero nel suo viaggio, con canti e balli di gioia. E qualche gesto di incoraggiamento. Se poi, nessuno lo volesse, Gustavo salisse al cielo sul carro fermo nel traffico, basterebbe una piccola deviazione al camposanto più vicino. E per finire un bel talk show in diretta in via Nogaro, a La7, sulla piùchematura scomparsa del senatore.

Contro l’ “Orgoglio Pedofilo”

Sosteniamo l’iniziativa di E Polis, segnalata da Bioetiche, Inyqua, Cantor, Squitto… contro la giornata dell’”orgoglio pedofilo“.

Il 23 giugno si celebrerà il “BoyLove Day”, la giornata dei pedofili. Un’iniziativa internazionale promossa da un reticolo di associazioni che dialogano attraverso numerosi siti internet con il dichiarato scopo di diffondere la “cultura della pedofilia” e solidarizzare con i violentatori di bambini in carcere. Siti nei quali, oltre agli appelli per accendere una “candela azzurra” il prossimo 23 giugno, compaiono foto di minori semi-nudi e si lanciano inviti al sesso libero tra adulti e adolescenti. Di fronte ad un tale scempio, ci appelliamo all’Unione Europea, all’Unicef e, più in generale, a tutte le istituzioni affinché il “BoyLove Day” non si celebri e affinché vengano oscurati tutti i siti Internet dove si sta propagandando questa iniziativa. Occorre reagire con forza e sostenere questa battaglia di civiltà per la tutela dei nostri figli e dei bambini di tutto il mondo dall’orrore degli abusi e delle violenze.
Per le adesioni: italia@epolis.sm.

(da Bioetiche)

Hat Tip: Inyqua.

P. S.: Notiamo con dispiacere che quanti hanno difeso a spada tratta il vaticano dalla “diabolica” BBC e il mefistofelico Santoro, tranne forse una eccezione, non facciano minimamente accenno alla cosa…

Mutamento climatico veloce e politica lenta

Il compromesso fra Europa e Stati Uniti sui cambiamenti climatici, raggiunto al G8, è stato giudicato dal presidente del Consiglio Prodi come un significativo passo avanti. Le cose non stanno così. E’ certamente positivo che gli Usa, il paese che più inquina e meno disinquina, decida di porsi il problema e accetti di diminuire in un imprecisato futuro le proprie emissioni climalteranti. Lo fa, però, senza indicare quanti gas serra s’impegna ad abbattere e soprattutto in che tempi. In realtà, quel compromesso indica la sproporzione drammatica che c’è fra la rapidità con cui il cambio di clima sconvolge la vita sulla terra e l’esasperante lentezza della politica a prendere decisioni utili per governare questo fenomeno, garantendo così la sicurezza e un futuro agli abitanti di questo pianeta. Non ci sono tempi lunghi a disposizione: la governabilità del clima è questione di pochi decenni, entro i quali o si sapranno contenere l’aumento della temperatura entro i due gradi o la situazione diventerà ingovernabile. Forse la prima riforma della politica sarebbe, oltre a farla costare meno, quella di restituirle motivazioni e finalità. Temo che non ce ne faremo nulla di una classe dirigente che costi meno, ma incapace di assumere le priorità vere e su queste prendere decisioni, al di là della loro popolarità.

Tutto il contrario di quanto ci ha offerto il G8, un evento costoso, antidemocratico e rifiutato dalla gran maggioranza delle popolazioni di questo mondo. Forse però il compromesso raggiunto potrebbe anche rappresentare un passo avanti: a condizione che l’Europa proceda ugualmente sulla strada delle scelte unilaterali e vincolanti. In altre parole, nei prossimi tredici anni pratichi l’obiettivo che si è recentemente prefissa dei tre venti: 20% in meno di gas serra, 20% di maggiore efficienza e 20% di energia da vere fonti rinnovabili. Soprattutto faccia di questa decisione un discrimine della propria politica estera, cercando di conquistare a questa prospettiva il resto del mondo e in particolare la Cina, l’India e il Brasile. In poche parole servono scelte più autonome da quelle degli Stati Uniti e non questo inseguimento continuo delle loro posizioni. Due segnali inequivocabili, che direbbero con chiarezza che si vuole andare in questa direzione di marcia, sarebbero: da un lato quello di decidere che tutti gli investimenti e le spese per l’ambiente e la protezione del clima siano fuori dai parametri di Maastricht e dall’altro l’introduzione di una carbon tax. Il governo italiano è disponibile a caratterizzarsi su questo fronte e a farne nelle prossime settimane una priorità della propria politica europea ed estera? Farlo rappresenterebbe, per il centro sinistra, un’occasione di rilancio e ripresa di consenso.

Così come lo sarebbe se presentasse un DPEF che, insieme alla giustizia sociale, mettesse al centro delle scelte la questione del clima, come richiesto dalla riunione unitaria di tutti i gruppi parlamentari della sinistra. Cosa sia un Dpef socialmente giusto lo sappiamo bene: ridistribuzione del reddito, piena occupazione e tutela delle prestazioni dello stato sociale a cominciare dalle pensioni. Altrettanto semplice è però indicare i riferimenti di un documento di programmazione economico-finanziaria ambientalista e di protezione sul clima. Andrebbero, in primo luogo, confermate e rafforzate le misure già prese nell’ultima finanziaria per una maggiore efficienza energetica: 55% di deduzione fiscale per gli interventi di efficienza nelle ristrutturazioni edilizie, per tutte le tecnologie del risparmio energetico ed infine per l’installazione di pannelli solari per l’acqua calda. Sul fronte della spesa andrebbero tagliate tutte quelle previste per grandi opere, la cui costruzione aggraverebbe le emissioni di CO2 del paese; così come andrebbero tagliate quelle a sostegno delle energie fossili a cominciare dagli sgravi fiscali per l’autotrasporto su gomma. Un Dpef di protezione del clima e dell’ambiente dovrebbe delineare una riforma del fisco in grado di spostare il peso della pressione fiscale dal lavoro e dall’impresa al consumo di risorse (terra acqua aria). Ed ancora va programmata una estensione a tutte le rinnovabili della tariffa incentivante, prevista oggi dal conto energia solo per il solare fotovoltaico, remunerando quindi ogni fonte alternativa in modo diverso, secondo la maturità economica. Infine nelle politiche industriali va incentivata la creazione della filiera industriale italiana dei materiali e delle tecnologie del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili. Molti altri suggerimenti si potrebbero aggiungere, come ad esempio gli investimenti nelle politiche di adattamento al cambio di clima su cui orientare le risorse per la protezione civile e il volontariato, ma quanto detto dovrebbe essere sufficiente a chiarire il senso di marcia che vorremmo dal documento di programmazione economica e finanziaria. Si può aggiungere la richiesta al governo Prodi di un segnale immediato che dimostri agli italiani che c’è la volontà politica di andare in questa direzione: ad esempio decidere di rinunciare al carbone, anzichè scaricare le sanzioni che ci verrebbero inflitte per non avere rispettato Kyoto sulle bollette delle cittadine-i, adempiendo così alla richiesta della UE di un ulteriore taglio di trenta milioni di tonnellate di CO2 al piano presenato dal nostro governo.

Non basta un’efficace concertazione di vertice a far passare questi suggerimenti ed indicazioni. E’ decisivo anche far vivere questa politica nel paese. Ed allora vanno fatte alcune domande ai principali soggetti che potrebbero far vivere queste proposte: il sindacato è disponibile a lanciare nelle prossime settimane una grande consultazione di massa in tutti i luoghi di lavoro su questa piattaforma? Le forze della sinistra si impegneranno a condurre su tutto ciò una campagna in tutto il paese? Le associazioni e la società civile organizzata sono disponibili a rilanciare la campagna “cambiare si può” caratterizzandola su questi contenuti? In attesa di risposte questo giornale farà la sua parte. Mi chiedo se non potrebbero essere queste le primarie di un nuovo soggetto unitario della sinistra di governo, anziché un voto su chi ne dovrebbe essere il segretario?

I “tic” di D’Alema

 

Quando la sera torni a casa… picchia a sinistra… anche se non sai bene perché lo fai, certamente la sinistra lo sa… ( parafrasi di un vecchio proverbio cinese)

Le due interviste rilasciate ieri dal Vice premier Massimo D’Alema sono indicative di un clima che non ci lascia tranquilli. Sulla politica estera, al di là dei toni eccessivamente trionfalistici, si può condividere quasi tutto, e del resto non è la prima volta che diciamo che è questo il terreno sul quale il Governo italiano ha fatto registrare le maggiori novità, a partire dal ritiro delle truppe dall’Irak e da un atteggiamento più autonomo rispetto alla politica estera di Bush. Anche se non sono certa, come invece lo è D’Alema, che negli Usa i ” teocon” abbiano oramai esaurito la loro parabola. Vedo certo le difficoltà della linea Bush, ma vedo anche le pesanti pressioni sulla vicenda Iran e sullo scudo spaziale. Vicenda quest’ultima che andrebbe meglio analizzata per le ripercussioni che potrebbe avere in Europa e soprattutto perché riaprirebbe una inaccettabile corsa al riarmo. Corsa che va fermata, perché la spesa mondiale sugli armamenti è insostenibile e, di fatto, impedisce di trovare risorse vere e copiose per gli aiuti al terzo mondo.
Mi pare inoltre di poter dire che la disgraziata teoria dell’esportazione della democrazia attraverso la guerra preventiva non solo ha, di fatto, rafforzato e allargato il fenomeno del terrorismo e del fondamentalismo, ma ha indebolito come non mai il ruolo delle Nazioni Unite come sede della mediazione dei conflitti. Un danno quest’ultimo gigantesco.

Un ministro degli Esteri e un Governo un po’ meno preoccupati delle becere critiche della destra italiana potevano magari mettere sul tavolo anche i deludenti risultati del G8 sia per quel che attiene il Clima (un punto sul quale a me sembrano più i passi indietro che quelli positivi e non certo per colpa della Merkel, che le ha tentate tutte, ma proprio per le resistenze di questo presidente americano che vede solo il petrolio e i suoi derivati ma sorvola sui cambiamenti climatici dichiarandoli inesistenti) sia per quel che attiene la lotta all’Aids (settore nel quale gli otto grandi continuano a promettere di dare l’anno dopo quel che già dovevano dare l’anno prima…).

Dunque Bush ha capito che siamo leali, anche se non siamo allineati come il precedente Governo.
Ma noi di lui cosa abbiamo capito? Che è un uomo in crisi, che cerca alleanze, che comincia a rendersi conto dei suoi errori? Non mi sembra di poter condividere questo giudizio.
Al di la della visita il merito degli atti compiuti al G8 e le posizioni recentemente espresse sullo scudo spaziale e su altre vicende di politica estera non depongono a favore di questa presa di coscienza del presidente americano. E penso che i Democratici americani (a cominciare da Barak Obama e da Hillary Rhodam) non abbiano un giudizio troppo dissimile da quello che ho tentato qui di esprimere. Lo si ricava leggendo i giornali americani e seguendo le sedute del Senato degli Usa.

Detto questo veniamo al resto: io ritengo che la spaccatura del movimento per la pace sia stata una cosa negativa, anche se va detto che questo movimento non ha padri né padroni, ha fasi alterne come tutti i movimenti, e anche il numero di persone che riesce a mobilitare dipende dai periodi storici, dagli obiettivi che si da e da molto altro. Improvvisamente quel movimento, che anche da parte di molti politici italiani, allora all’opposizione, venne chiamato (all’epoca delle straordinarie mobilitazioni contro la guerra in Iraq) “una potenza mondiale”…. viene oggi irriso, dato per finito.
Noi sappiamo che questo per fortuna non è vero… perché, se ce ne fosse bisogno, quei milioni di cittadini saprebbero tornare in piazza con i colori dell’arcobaleno della pace e isolare la violenza come sempre hanno saputo fare, da oltre mezzo secolo, nei momenti cruciali. E anche D’Alema sbaglia nella sua intervista quando dice, in sostanza, che ci pensa questo Governo a rappresentare le ragioni della pace… non è così per nessun governo, che può rappresentarle bene oppure male, ma che da solo non esaurisce mai il ruolo dei movimenti.

Ma alcuni errori sono stati commessi e vanno chiamati per nome: le grandi mobilitazioni nascono dal confronto plurale di tutti i soggetti che compongono questo complesso e variegato movimento, dalla definizione di piattaforme precise, dalla individuazione di obiettivi semplici e comprensibili.
Questa volta più d’uno s’è fatto prendere dalla fretta, si sono saltati passaggi, contenuti, non si è dato spazio al confronto e si è arrivati alla rottura quasi a freddo. Prima di mettere a rischio la sua unità forse si poteva decidere di darci il tempo di una riflessione pacata ma di merito.
A me questo sembra il dato essenziale. Credo che molta parte del movimento della Pace condivida il fatto che la politica estera di questo governo non è identica a quello del precedente governo, credo che alcune differenze le abbia anche apprezzate. Far finta di nulla dunque non si può.
In più il movimento per la pace è stato sempre propositivo, non violento, accogliente e unitario: presentarlo come diviso in due ha fatto un danno che dovremo riparare al più presto. Perchè in questo modo abbiamo indebolito il tratto più forte che aveva.

Ma se io mi sforzo di vedere gli errori che sono stati compiuti a sinistra, quel che il Ministro degli esteri proprio non vede (e infatti in nessuna delle due interviste ne fa cenno) è la crisi di tutte le forze del centro-sinistra, il calo preoccupante di consensi di questo nostro Governo, il forte astensionismo di tanta parte di elettori di sinistra al nord e anche al centro. Eppure le elezioni sono dietro l’angolo e speriamo che i ballottaggi di oggi non peggiorino il quadro.
Ma sul serio D’Alema pensa che la ragione del calo di consensi stia in questa sinistra critica che sarebbe un po’ di lotta e un po’ di governo e che non avrebbe chiaro il suo ruolo? Ma non scherziamo! Se la spiegazione lo convince si accomodi a darla, ma girando l’Italia si nota ben altro.

Può darsi che la sinistra tutta, che sta al governo, debba meglio fare i conti con alcuni dei nodi che riguardano il suo rapporto con i movimenti, e non ci vedo nulla di scandaloso. Ma le ragioni del calo di consensi del governo stanno altrove: nel fatto che il programma dell’Unione in gran parte non viene attuato su punti che lo avevano caratterizzato nel rapporto con i suoi elettori (radicale riforma della legge 30 sul precariato, abolizione dello scalone pensionistico, più investimenti nella scuola nella ricerca e nell’università, abolizione del falso in bilancio, della Cirielli e una buona legge sul Conflitto di interessi). E ancora nel fatto che il risanamento accelerato in un solo anno ha imposto livelli di aumentata e complessiva pressione fiscale anche sui ceti deboli e medi, e che a fronte di ciò non è migliorato il livello dei servizi, che i salari italiani sono i più bassi d’Europa, che le pensioni minime sono inaccettabili. E qui non c’entra nulla pagare o non pagare le tasse.
Io penso che le tasse vadano pagate e che l’evasione vada aspramente combattuta, ma lo si può fare meglio se il sistema fiscale è equo. Se abbiamo aumentato anche solo di 30 euro le tasse complessive di un lavoratore ( e con tutte le addizionali Irpef purtroppo così è stato) e non abbiamo introdotto neppure la minima patrimoniale non abbiamo fatto una cosa equa.
Così come credo che molti più danni di quanti possa averne prodotti una sinistra “a due piazze” come l’ha chiamata D’Alema, siano stati prodotti da una discussione (a venti e oltre ministri) confusa, lunga due mesi, controversa e incomprensibile come quella che abbiamo visto sull’avanzo di bilancio (chiamandolo tesoretto e facendo così arrabbiare ancora di più gli italiani che avevano contribuito a costruirlo).

Le forze di sinistra che stanno fuori dal Pd, ma tutte al governo, hanno avuto in questo anno un atteggiamento leale e costruttivo verso il governo e questo è un dato difficilmente contestabile.
Ben prima di ieri quelle stesse sinistre, dopo il voto amministrativo, avevano fatto presente a Prodi la necessità di riprendere in mano le riforme principali direzionando l’azione di governo verso una maggiore equità.

Ora con un diktat dei suoi, il ministro degli esteri mette le mani avanti e dice…. più o meno… avete preso un colpo con la manifestazione di Piazza del popolo che non è andata come speravate e dunque non seguitate a chiedere che il governo sposti a sinistra il suo asse. Secondo D’Alema il paese vuole crescere ed è stufo di casini.
Non mi pare un messaggio molto forte, se non nella seconda parte che condivido pienamente…. meno casini sull’utilizzo dell’avanzo di bilancio e decisioni chiare su dove indirizzarlo.

Sull’Italia che vuole crescere voglio invece far notare che la parola crescita è diventata, da tempo, ricetta di destra e di sinistra. Potete indicarmi qualcuno che sostenga che il paese deve arretrare? Ma ciò che differenzia la sinistra dalla destra è proprio il fatto che noi dovremmo dire cosa deve crescere e cosa invece non deve crescere. Devono crescere le politiche sociali, devono diminuire le emissioni di inquinanti; deve crescere la ricerca e l’innovazione tecnologica e deve diminuire la dipendenza dall’estero per i brevetti; deve aumentare la produzione di energie rinnovabili, deve diminuire l’uso scriteriato del territorio agricolo con altre e inutili cementificazioni; devono crescere i trasporti su ferro e mare e diminuire quelli su gomma; devono crescere i servizi alle persone, al territorio e alle città e deve diminuire la rendita fondiaria. Devono diminuire i costi della politica e deve aumentare la democrazia e la partecipazione dei cittadini.

F35

 

Malgrado le apparenze, l’Italia ha una strategia di difesa. Che prevede anche l’attacco. Non la decide il governo, ma una lobby composta da generali, faccendieri, politicanti da sottobosco. L’ultimo colpo della lobby si chiama Joint Strike Fighter F 35. Un progetto internazionale – capofila il governo Usa, capocommessa la famigerata Lockheed – per la costruzione e la vendita di aerei da guerra di ultima generazione. L’adesione alla prima fase del progetto risale al governo D’Alema. La fase 2 è stata ratificata il 7 febbraio 2007, quando il sottosegretario alla Difesa Forgieri ha firmato un preaccordo con l’amministrazione Bush per una linea di assemblaggio all’aereoporto di Cameri, che prevede un cospicuo investimento pubblico (l’impegno già assunto è di 1028 milioni di euro) e l’intenzione di acquistare un centinaio di aerei. Il costo è stellare: si parla di circa cento milioni di euro a velivolo. Come viene giustificata questa scelta? Esigenze strategico-militari e opportunità di sviluppo economico del territorio. L’informazione sull’intera vicenda, inutile dirlo, è assai inadeguata. A Novara è stato costituito un tavolo di lavoro che si oppone a questo progetto: chiede chiarezza alle autorità politiche e cerca di sensibilizzare la popolazione. Ho intervistato tre suoi esponenti: Laura Bergomi, Renato Bolognese, Carla Lavagna. Presto pubblicherò nuove interviste sul tema. Se incontrate il ministro Parisi o il sottosegretario Forgieri prima voi, domandategli se questi lussuosi aerei da guerra siano propri necessari. E a chi.

La scienza DEVE essere usata bene

 

Una buona notizia nell’era della tecnologia. Google sta cercando di salvare una foresta di grazie alla tecnologia. Ecco a cosa serve usare la scienza a scopi che possano aiutare l’umanità. Vi riporto il sito internet da visitare per leggere l’articolo completamente. Mi sembra un obbligo riportare questo articolo nel mio blog, perchè un gesto così lo si vede raramente. Grazie per l’attenzione. http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/ambiente/amazzonia/amazzonia/amazzonia.html

Banche Armate

 

E poi dicono che criticare non serve. Profumo disse che era tutto a posto, che la sua promessa del 2001 di azzerare quella voce era stata mantenuta, che la classificazione ufficiale della presidenza del consiglio doveva essere presa con beneficio di inventario in quanto un elicottero o un aereo, pur venduti a un esercito, non possono essere considerati armi, e così via. Bene, è di pochi giorni fa la notizia che Intesa San Paolo, diretta concorrente di Unicredit Capitalia, su pressione di una certa opinione pubblica, ha annunciato di voler azzerare quella voce. Quindi il problema c’è. Quindi la classificazione della presidenza del consiglio non dev’essere presa con beneficio di inventario. Quindi Alessandro Profumo cercava di svicolare. Quindi sarebbe opportuno chieder conto nuovamente a lui come ai responsabili di tutti gli istituti di credito coinvolti in quell’affare. Fatelo anche voi. Per informazioni: www.banchearmate.it. Ecco la notizia.

Intesa-Sanpaolo uscirà dal mercato delle armi

“Entro poche settimane un nuovo ordine di servizio del gruppo Intesa-Sanpaolo
stabilirà che si esce dall’operatività legata all’export di armi”. Lo ha
annunciato Valter Serrentino, responsabile Csr (Responsabilità sociale
d’impresa) del gruppo guidato da Corrado Passera, al dibattito su “Capitali
disarmati” organizzata dalla “Piazzetta dell’Altra Economia”, nell’ambito
del Festival dell’Economia di Trento. “La pressione della società civile e
dei risparmiatori sta ottenendo ulteriori risultati, ma le associazioni non
devono adagiarsi, ha commentato Giorgio Beretta, coordinatore della Campagna
di pressione alle ‘banche armate’ lanciata otto anni fa dalle riviste
missionarie Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di Pace. Il mercato delle armi
vede l’interesse di molti attori, dall’industria ai politici, dai mediatori
alle banche. Noi stiamo cercando di scomporre questo fronte e di sollecitare
ciascuno ad assumersi responsabilità precise e trasparenti”. Serrentino ha
precisato che la linea adottata da Intesa diverrà quella di tutto il gruppo.
“La nuova scelta dovrebbe scattare dal 1° luglio. L’anno prossimo quindi
Intesa-Sanpaolo sarà in parte presente nella lista contenuta nella Relazione
della Presidenza del Consiglio al Parlamento, ma poi dovremmo rapidamente
scendere”. (Fonte: Unimondo)

Il nuovo terrorismo

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I politici si fanno vedere in giro il meno possibile. Per una visita di Bush a Roma o per il G8 si mobilita l’esercito per contenere l’entusiasmo dei cittadini. Solo lo psiconano non è più preso sul serio. E’ passato dal treppiede alle uova marce di Genova. Robetta per uno come lui circondato da 16 guardie del corpo a tempo pieno. 17 se si conta anche D’Alema.
I nostri dipendenti vivono sotto scorta. Si muovono con auto blindate. Li ascoltiamo nei salotti televisivi. Mentre parlano tra di loro. Ectoplasmi, eterei, lontani. Forse usano anche dei sosia. Non prendono mai la metropolitana o il tram. Non fanno la spesa al supermercato. Non portano i bambini a scuola per mano.
Falcone e Borsellino si rifugiarono all’Asinara ai tempi del maxi processo per sfuggire agli attentati di mafia. I nostri politici si chiudono nei loro palazzi per sfuggire ai magistrati e alla gente.
Chi protesta è annullato con il semplice uso della parola: no global, estremista, antidemocratico, populista, demagogo, giustizialista. I dipendenti hanno il terrore dei loro datori di lavoro. Anche di una semplice domanda fatta in pubblico.
Il diritto di critica non è consentito. Se dai voce ai precari, vittime della legge Biagi, sei un terrorista. Se denunci la pedofilia nella Chiesa sei un terrorista. Se spieghi che gli inceneritori fanno venire il cancro sei un terrorista. Se non vuoi pregiudicati in Parlamento sei un terrorista. Il cittadino che alza la voce è un terrorista.
E se a qualcuno venisse il dubbio che il terrorista è lo Stato? E che le elezioni in questo Paese non sono più tanto regolari? E che chi rompe i coglioni è intercettato dai servizi segreti? E che la guerra in Iraq non c’entrava nulla con le armi di distruzione di massa, ma molto con il petrolio? Il cittadino, preso da questi e da molti altri dubbi, si recherebbe allora dal suo dipendente per chiedere spiegazioni. Ma prima di riuscire a raggiungerlo, sarebbe raggiunto lui da sane manganellate democratiche. Così impara a fare il terrorista.

Laudato sì, mi Signore, per sor’Acqua

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Padre Alex Zanotelli ha detto : “Lasciateci almeno l’aria e l’acqua”. Lassù qualcuno lo ha ascoltato.
La legge che nazionalizza l’acqua è stata approvata mercoledì alla Camera in uno strano silenzio. Quando scadranno i diritti delle municipalizzate l’acqua tornerà sotto il controllo dei Comuni, delle Province e delle Regioni. In un subemendamento al disegno di legge Bersani è riportato: “ La titolazione delle concessioni di derivazione delle acque pubbliche è assegnata a enti pubblici”. Semplice, chiaro! Le società di capitali private e quotate in borsa fuori dalle balle. La pioggia non darà più stock option e dividendi. E tornerà sotto il controllo dei cittadini.
Il subemendamento è merito di due deputati verdi: Angelo Bonelli e Giuseppe Trepiccione. Dopo la Camera c’è però il Senato. E la legge potrebbe essere cambiata, bocciata, adulterata.
Il blog è qui per questo: per fare la lista dei buoni e dei cattivi. Un piccolo promemoria per le prossime elezioni.
Il blog riporterà nomi e voto dei senatori e, se il caso, un estratto dei loro interventi sull’acqua.
Io sono fiducioso, credo che voteranno all’unanimità per restituire l’acqua agli italiani. Ma non vorrei che qualcuno, per pura amicizia sia chiaro, voglia favorire le società concessionarie. Agli amici non si può dire di no…
L’acqua è un diritto, non è tollerabile che produca profitti.
Ma l’amministrazione pubblica è un colabrodo. Ottimo punto. Chiariamo di chi sono le responsabilità. Identifichiamo i dipendenti e tappiamo i buchi degli acquedotti.
E’ il solito discorso dell’inversione di causa e effetto che produce incapaci pubblici e speculatori privati.
Nessuno tocchi l’acqua o divento Caino.

Money

Il 2% delle persone più ricche del mondo possiede la metà della ricchezza mondiale. Ma danno buone mance.

K

Alcuni ricercatori hanno scoperto che Mozart morì di febbre reumatica. E voi che pensavate che le vostre analisi ci mettessero troppo!

Conflitto d’Interessi

Il governo Prodi vuole risolvere il problema del conflitto d’interessi. C’è attesa per vedere come l’Unione riuscirà a mandare tutto in vacca anche stavolta.

Il “NO” allo Scudo Spaziale

 I sistemi antimissile oltre a essere poco efficaci  sono molto costosi. Puntano, per lo più, a foraggiare l’industria bellica con i fondi pubblici e indebolire economicamente gli stati chiamati a collaborare, senza metterli al corrente delle tecnologie usate. Italia compresa

La recente proposta del presidente russo Putin di posizionare in Azerbaijan un radar facente parte del sistema antimissile Usa è un modo per andare a “vedere”, come si direbbe in gergo pokeristico. Gli Usa, infatti, hanno fatto ai russi la proposta di partecipare allo scudo spaziale, che nominalmente sarebbe diretto contro l’Iran, ma che prevede il posizionamento di missili in Polonia e di radar in Repubblica Ceca, cioè ai confini della Russia. Ciò comporta l’alterazione dell’equilibro negli armamenti in Europa ed una minaccia oggettiva al grande paese slavo. La proposta di Putin, invece, sarebbe più rispondente a quanto la logica dichiarata dello scudo spaziale vorrebbe, perché l’Azerbaijan confina con l’Iran e distoglierebbe il baricentro del sistema antimissile dall’Europa. Si tratta di una proposta che, sebbene Bush non abbia ancora rifiutato, ben difficilmente potrà essere accolta dal Pentagono, come rileva oggi il Financial Time. E’ difficile, inoltre, che gli Usa accettino di inserire un ex radar sovietico, concesso dalla Russia in uso all’ Azerbaijan, nel loro scudo spaziale. Né sarebbero felici di condividere con la Russia le loro preziose tecnologie che si guardano bene di condividere anche coi loro più stretti alleati.

Detto questo, il giudizio sullo scudo spaziale rimane sempre negativo da parte nostra, perché si tratta di un sistema pericoloso ed inutile allo scopo dichiarato, o meglio utile solo per l’esercizio dell’egemonia da parte degli Usa sul resto del mondo e per fornire finanziamenti all’unico settore dell’economia Usa non in difficoltà, quello bellico. Lo sviluppo di un arma che riesca ad intercettare missili balistici (ABM) è contemporanea allo sviluppo degli stessi missili balistici, con l’inizio della “Guerra fredda”. Fu, però, subito chiaro che sussistono diverse differenze tra la difesa antimissile e quella antiaerea. Il problema principale consiste nella molto più alta velocità del missile rispetto all’aereo. Questo determina un tempo d’intervento più limitato e maggiori difficoltà di puntamento che rendono la difesa antimissile poco precisa e dunque inefficace. Per tali ragioni i sistemi antimissile sviluppati fino ad oggi, compresi i Patriot, possono vantare successi molto limitati, come dimostrato dalla inefficacia a contrastare gli attacchi degli Scud iracheni durante la prima guerra del Golfo. Alle difficoltà di puntamento si aggiunge il pericolo determinato dall’intercettamento in prossimità dell’obiettivo, che in caso di testata convenzionale genererebbe la caduta di frammenti sull’area intorno all’obiettivo che provocherebbero danni superiori a quelli che avrebbe provocato se non intercettato. Tale effetto sarebbe amplificato in caso di missile con testata biologica, che, se distrutto in quota, porterebbe alla diffusione di agenti patogeni in un’area anche più larga. Anche in caso di testata nucleare l’esplosione in quota determinerebbe la ricaduta sulla superficie sottostante di materiale radioattivo. Ma, soprattutto, sarebbe facile per chi lanciasse il missile mettere in atto misure per far detonare la testata immediatamente prima dell’intercettazione. Esiste poi un altro forte limite nella possibilità di mettere in campo una difesa antimissile efficace che risiede nei costi esorbitanti. Questi sono, infatti, molto superiori a quelli dell’offesa. Per questa ragione, anche se sulla base di tecnologie completamente nuove fosse possibile intercettare dei missili, chi metta in campo una tale difesa antimissile può dispiegare solo un limitato numero di missili intercettori. Inoltre, ed è la ragione principale dell’inefficacia di tale sistema proprio dal punto di vista di principio, per la nazione minacciante è sufficiente aumentare il numero di missili per mettere fuori gioco la difesa. Ne consegue che la costruzione di eventuali scudi spaziali, lungi dall’essere un incitamento alla convivenza pacifica, rappresenta un incentivo alla corsa agli armamenti e all’aumento delle spese militari.

E’ proprio per ovviare a queste problematiche che all’inizio degli anni ‘70 Usa ed URSS firmarono un trattato “anti ABM”. Ciononostante Reagan ebbe l’ambizione di rendere impotenti ed obsolete le armi nucleari e nel 1983 diede avvio al cosiddetto SDI (Iniziativa di difesa strategica), altrimenti conosciuto come Guerre “stellari” che in 20 anni è costato 70 miliardi di dollari senza per questo divenire realtà sebbene molto ridimensionato. Data la curvatura della terra l’abbattimento dei missili attaccanti richiede che sia stabilita la stazione di battaglia al di sopra dell’obiettivo. Ciò equivale a mandare in orbita satelliti ad elevatissima distanza della terra (36mila km dall’equatore) e soprattutto una rete di satelliti per ogni obiettivo. I costi che ne derivano sono astronomici. Per mettere in orbita un raggio laser all’infrarosso nel 1985 erano necessari da 90 a 800 milioni di dollari e per l’intera costellazione di satelliti il costo oscillava da un minimo di 8-9 miliardi a 350 miliardi. Tutto il sistema richiede una architettura strategica complessa che deve funzionare alla perfezione perché un secondo attacco non ci sarebbe, adattandosi a variabili non prevedibili né controllabili. Il punto nevralgico per gestire la complessità del campo di battaglia è il software, che però è estremamente vulnerabile sia agli impulsi elettromagnetici, dovuti allo stesso scoppio delle testate sia ad attacchi di hacker o di virus. Il programma di Difesa Missilistica Nazionale (NMD), sollecitato dai Repubblicani, è molto ridimensionato rispetto all’idea originale di Reagan. Non più una difesa ad ombrello, ma una difesa che più modestamente si propone di intercettare qualche decina di missili lanciati da cosiddetti stati canaglia o, per errore, da Cina o Russia. Pur essendo più modesto, l’NMD, secondo gli esperti, va incontro alle stesse difficoltà economiche e tecniche dell’SDI reaganiano. Inoltre, provocherebbe per diversi anni una instabilità nucleare caratterizzata dall’invalidamento del trattato sui missili antibalistici (ABM) ed un netto peggioramento dei rapporti con gli alleati Nato. Già alcuni anni fa il ministro della difesa tedesco, come anche quello francese, si dichiarò indisponibile a partecipare al progetto americano per non scatenare una nuova corsa algi armamenti. Nonostante le suddette controindicazioni di un sistema antimissile, che portarono negli anni ‘70 alla firma del trattato anti ABM tra Usa e Urss, che vietava lo sviluppo di questi sistemi, i repubblicani statunitensi hanno riproposto con forza la costruzione di un sistema antimissile.

I costi del sistema oscillerebbero tra i 120 miliardi di dollari, secondo la stima del Council for a livable world, e i 240 miliardi, secondo stime del Center on strategic and international studies.
Il vero scopo della costruzione dello scudo spaziale è sovvenzionare con fondi pubblici l’industria americana che si trova in difficoltà. Un ruolo importante, a questo proposito, è svolto dal Center for security policy (CSP) che raccorda insieme i conservatori presenti nel congresso Usa, l’industria degli armamenti ed i ricercatori conservatori, costituendo così la più importante lobby delle “guerre stellari”. I 25 senatori repubblicani che scrissero a Clinton, affinché non venisse arrestato lo sviluppo del sistema antimissile, sono gli stessi che ricevettero dalle principali imprese della difesa in campagna elettorale più di due milioni di dollari. La CSP è stata generosamente finanziata da imprese belliche come Boeing, Lockheed Martin, Raytheon e TWR. Le imprese che lavorano per la difesa hanno speso 4 milioni di dollari in contributi ai comitati d’azione politica dei deputati del congresso e oltre 2 milioni ai partiti. alle lobby sono stati versati 34 milioni di dollari solo tra 1997 e 1998. Tutto questo al fine di non perdere il sostegno della spesa statale in assenza del nemico sovietico. Lo scopo dell’SDI reaganiano era quello di compromettere la tenuta dell’economia dell’Urss, spingendola ad una corsa al riarmo. Oggi, allo stesso modo, coinvolgere nello scudo l’Europa e la Cina potrebbe voler dire indebolire economicamente importanti competitori. Il progetto NMD ha anche una valenza militare. Esso permetterebbe una strategia di “primo colpo” nei riguardi di paesi con limitate capacità di offesa nucleare. Infatti, se lo scudo è inefficace contro avversari dotati di un vasto arsenale missilistico nucleare, potrebbe risultare invece efficace nel dissuadere da un tentativo di rappresaglia nucleare una nazione che abbia un arsenale limitato e che sia già stata indebolita da un “primo colpo” nucleare “dimostrativo”. Nello stesso tempo ogni nazione nucleare minore potrebbe essere tentata di optare per una reazione nucleare al primo segno di attacco, aumentando così il rischio di una guerra nucleare per errore. Lo sviluppo dello scudo spaziale non coinvolge solo l’Europa, ma si estende anche in Asia, dove gli Usa stanno ricevendo la collaborazione del Giappone. In questo caso, è la Cina ad essere preoccupata dal programma di scudo spaziale, allo stesso modo della Russia in Europa. Anche in Asia lo scudo ha innescato una corsa al riarmo. La Cina ha deciso di sviluppare una flotta di sei sottomarini appartenenti alla nuova classe Jin, che è predisposta per il lancio di missili balistici nucleari, in particolare di missili a lungo raggio JL-2. L’introduzione di questi sommergibili, secondo commentatori di parte americana, altererebbe l’equilibrio nucleare Usa – Cina, oggi nettamente a favore dei primi. I cinesi ora dispongono di forze nucleari modeste che comprendono 400 testate nucleari stimate, che sono poca cosa al confronto con le 10mila statunitensi e che non renderebbero invulnerabile la Cina ad un primo attacco nucleare o convenzionale. Inoltre, mentre gli Usa sono capaci di monitorare e attaccare i silos nucleari posti a terra, quelli basati nei sottomarini nucleari, nascosti sotto la superficie marina e sempre in movimento, risultano di difficile scoperta. Da quanto abbiamo detto risulta che la proposta di collaborazione allo scudo spaziale americano va respinta al mittente. Pertanto, sarebbe opportuno che il Parlamento e l’opinione pubblica siano investite della questione, che, invece, sembra rimanere nell’oscurità. Il memorandum di collaborazione “tecnica” con gli Usa è stato firmato dal Governo all’insaputa di tutti e senza che se ne sappiano ancora i contenuti.

Il proibizionismo di Internet

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L’ignoranza può portare a uno stato di beatitudine. Il ministro dell’istruzione questo lo sa bene. Fioroni ha presentato delle linee guida, in collaborazione con la Bindi, per tutelare la salute degli studenti. Un testo rivolto ai medici e agli insegnanti “per prevenire l’obesità e i disturbi dell’alimentazione (anoressia e bulimia) e prevenire i fenomeni di dipendenza (droghe, alcool, tabacco, farmaci, doping e Internet)”.
E’ l’inizio di una nuova era: quella del proibizionismo di Internet. Prima o poi doveva succedere. Il pornoFioroni ha capito a sue spese che la Rete è piena di insidie, di siti erogeni e di politici sputtanati. Vuole evitare che i ragazzi vengano a contatto con la verità. Vuole proteggerli. L’assunzione quotidiana dell’informazione dopata dei giornali e della televisione li fa vivere meglio e credere alle vaccate di regime.
Fioroni lascia perdere, il futuro non è materia per te. Rifugiati nel partito post democratico, quello sì che guarda al passato.
Ma Internet nelle scuole c’è davvero? O quello di Fioroni è un falso allarme? Chiedo agli studenti e agli insegnanti di descrivere in questo post la vera situazione in cui si trovano. Quanti pc ci sono? Ci sono? Sono accessibili? Quali sono? Esiste una connessione? Che velocità ha? Inserite i vostri commenti, li raccoglierò in un documento da diffondere attraverso il blog.
La priorità della scuola è la conoscenza e il suo nome è Internet. Chi non ce l’ha è tagliato fuori. Perso in un nirvana partitocratico. Quello creato apposta per noi dai nostri dipendenti.

Gelaton al Buttiglion

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Buttiglione vuole il gelato alla buvette. Lo ha scritto in una lettera, insieme alla senatrice dell’Ulivo Albertina Soliani, ai questori del Senato:
“Ci rivolgiamo a voi con una richiesta di miglioramento della qualità della vita in Senato. La buvette non è provvista di gelati. Noi pensiamo che sarebbe utile che lo fosse e siamo certi di interpretare in questo il desiderio di molti. E’ possibile provvedere? Si tratterebbe di adeguare i servizi del Senato alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone. In attesa di riscontro, porgiamo cordiali saluti.”
Il gelato al Buttiglion è il successo dell’estate. Forma ovoidale, retrogusto di coprolite, colore giallo conato, appiccicoso al palato.
Un gelato al Buttiglion
gelato al limon
gelato al Buttiglion
sprofondati in poltrona al Senato
un gelato al limon
è vero limon

Ti piace?
Mentre un`altra estate passerà
leggi truffa e perline colorate
ecco quello che io ti darò
e la sensualità di Casini
ecco il dono che io ti farò
cittadino che stai entrando nella mia vita
con una valigia di perplessità
ah, non avere paura che sia già finita
ancora tante cose quest’uomo ti darà

E un gelato al Buttiglion
gelato al limon
gelato al Buttiglion
sprofondati in poltrona al Senato
mentre un’altra estate se ne va…

Ti offro una doccia ai bagni a Palazzo Madama
che son degli abissi di tiepidità
dove come oceani notturni
rimbombano le voci dell’inciucità
e ti offro la luna dello psiconano
per l’incubo che ami tu
e una stretta forte della mia mano
per te che non mi scappi più…
e un gelato al limon
gelato al Buttiglion, gelato al limon

e ti offro l’intelligenza dei parlamentari
cosi almeno un po’ di luce avrà
la nostra stanza negli alberghi tristi
dove la notte calda ci scioglierà

Come… un gelato al limon,
gelato al Buttiglion, gelato al limon…

Ho inserito questo documento nella categoria “Politica” ma forse ci stava meglio in “Risate”. A presto ^^

La morte viene dall’aria

In Italia una persona su cinque muore per l’inquinamento. Una ricerca dell’Organizzazione mondiale della Sanità e del Cnr non ha trovato particolari differenze tra una camera a gas e le città di Torino e Milano. Metalli pesanti, ozono benzene, polveri sottili, nanoparticelle. Ogni giorno una bella boccata d’aria. Otto milioni di italiani vivono in zone a rischio ambientale. In alcune città i limiti massimi annui di inquinamento europei sono già superati dopo pochi mesi. E nessuno fa nulla. E’ considerato normale che un bambino si ammali di leucemia da gas di scarico. Che non ci siano piste ciclabili. Maledetti sindaci, la bicicletta è il mezzo più veloce in città e meno inquinante. Inceneritori, parcheggi che attirano le macchine come la me.da le mosche, mancanza di informazione ai cittadini sui rischi che corrono, nessun autobus elettrico. Io voglio vedere i sindaci andare in comune in bicicletta. Le auto blu se le mettano in quel posto.
Riprendetevi le città. Salite su una bici, fatelo in cento, in mille. Ripulite il territorio. Iscrivetevi a Critical Mass.
Sono stato ad Acerra, la gente piangeva, muore di tumore. L’inceneritore, la fabbrica di morte, svettava contro un cielo infernale. Basta, sono troppo inca..ato. Datevi da fare, datevi da fare. Ascoltate Paul Connet, docente di chimica ambientale. La raccolta differenziata è possibile. E’ arrivata al 76% in 22 comuni della provincia di Treviso, all’83% a Capannori (Lucca) e al 67% a Novara. Dite ai vostri sindaci di muovere il culo e di imitarli.

Il discorso MAI detto (caso Visco)

 

Questo è il discorso che ieri Prodi non ha pronunciato al Senato.
Gentili senatrici e senatori, abbiamo sbagliato. Ha sbagliato Visco a non spiegare subito, nel luglio scorso, perchè voleva il cambio della guardia di vertici delle Fiamme Gialle milanesi. Come viceministro delegato ne aveva tutto il potere (quando le stesse cose le faceva Tremonti non fiatava nessuno, anche perché all?opposizione c’eravamo noi, e dormivamo). Ma ha sbagliato il modo: se pensava che quegli ufficiali avessero fatto qualcosa di male, doveva dire cosa; se li riteneva colpevoli della fuga di notizie sulla telefonata Fassino-Consorte al Giornale, non aveva che da dirlo. Invece ha fatto tutto in via riservata, alimentando sospetti di conflitti d’interessi su Unipol e fidandosi del comandante Speciale, uno che basta guardarlo in faccia per capire che ti frega. L’errore di partenza ne ha prodotti altri a catena: sabato abbiamo cacciato Speciale, ma nemmeno stavolta abbiamo spiegato subito chi è e perché uno Stato degno di questo nome non può fidarsi di lui. Solo oggi il ministro Padoa Schioppa, analizzando vita e opere non proprio edificanti del comandante licenziato, ci ha fatto capire quel perchè. Costui fa parte del giro del generale Pollari, che ha trasformato il Sismi in una palude di dossier illegali, veline fasulle e stecche a giornalisti compiacenti e, pare, addirittura sequestri di persona. Ma anche su Pollari abbiamo sbagliato: scaduto al Sismi, l’abbiamo nominato giudice del Consiglio di Stato, lui che è imputato di sequestro di persona; l’abbiamo coperto col segreto di Stato, salvo poi fare una penosa retromarcia; e l’abbiamo pure nominato consulente di Palazzo Chigi, anziché spedirlo a casa. Idem per Pio Pompa, pure lui coinvolto nei dossier e nel sequestro Abu Omar: l’abbiamo tolto dal Sismi e promosso dirigente del ministero della Difesa. Lo stesso errore abbiamo commesso con Speciale offrendogli un posto alla Corte dei Conti, come se questa fosse la discarica pubblica, anziché spedirlo a casa e spiegare al Paese perché non poteva più comandare la Guardia di Finanza, anche se piace molto a Fiorello. Ecco: in tutti i nostri errori s’è incuneato come una lama incandescente nel burro il centrodestra. Che, diversamente da noi, sa come fare l’opposizione. Quando l’Unità e altri giornali amici denunciavano le porcate della Banda Berlusconi, infinitamente più gravi dei nostri recenti errori, noi li invitavamo a “non demonizzare”. Quando i girotondi scendevano in piazza contro le leggi vergogna, li snobbavamo o li accusavamo di radicalismo e giustizialismo, alla ricerca di un fantomatico “dialogo” col Cavaliere. Ora ce lo insegna lui come si fa l’opposizione: il suo Giornale racconta le nostre pagliuzze, la Cdl ne fa una battaglia politica, e noi che potremmo rispondere con le sue travi ce ne stiamo zitti. Se penso che Berlusconi solo un mese fa veniva applaudito al congressi Ds e Dl e addirittura invitato a entrare in Telecom, mi viene da piangere. Così lui oggi ci dà lezioni di morale, con i suoi Previti, i suoi Dell’Utri, i suoi 7 reati prescritti, i suoi fondi neri, il suo processo per evasione fiscale, i suoi condoni. E si atteggia financo a difensore della Gdf, lui che la definiva ‘associazione a delinquere’. Ma ora basta. D’ora in poi ricorderemo chi sono Berlusconi e la sua banda. Anzi, comincio subito. Il capo dei servizi fiscali della Fininvest Salvatore Sciascia fu condannato in Cassazione per corruzione della Guardia di finanza. Credete che l’abbiano cacciato? Tutt’altro. Come scriverà domani Franco Bechis su Italia Oggi, è socio di Michela Vittoria Brambilla nella Vittoria Media Partners Srl, editrice del Giornale delle Libertà. Se poi l’on. Massimo Maria Berruti volesse intervenire, potrebbe raccontarci di quando, capitano delle Fiamme Gialle, condusse un’ispezione valutaria all’Edilnord e interrogò Berlusconi sulle sigle svizzere retrostanti le sue società. Era il 1979. Il Cavaliere si spacciò per ‘un semplice consulente’, mentre era il proprietario. Berruti si bevve tutto, archiviò a tempo di record e si dimise dal corpo. E dove andò a lavorare? In Fininvest, naturalmente. Nel ‘94 fu arrestato e poi condannato a 1 anno e 8 mesi per i depistaggi sulle tangenti alla Gdf, dunque oggi è deputato di Forza Italia. Per oggi basta così, il resto alla prossima puntata. E ora scusate, ma devo correre a cancellare le leggi vergogna, affinchè del berlusconismo non resti la minima traccia.

Così il TFR mormorò…

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Il Piave mormorò: “Non passa il fondo pensione. Difendi il tuo TFR”.
Se lavori nel settore privato ed entro fine giugno non dici nulla, il tuo TFR finirà nel risparmio gestito.
Un’avventura da far tremare i polsi. Da vent’anni i fondi comuni fanno perdere soldi. E i fondi pensione sono pronti a ripetere gli stessi disastri.
Il silenzio assenso è una trappola. Cambiano le carte in tavola senza chiedere nulla. E’ il gioco delle tre tavolette con i soldi di una vita.
Non è vero che costruiscono una pensione integrativa: danno il TFR in pasto all’industria del risparmio gestito. Il TFR esiste dal 1982. Ha funzionato bene per 25 anni.
E’ pericoloso giocarsi la pensione alla roulette. Puntare sulle borse. Se uno è fortunato ci guadagna, ma se gli va male perde un pezzo di liquidazione.
Se un consulente finanziario concupisce il TFR, il vostro tesoretto, chiedetegli di ribadire a questi punti:
- nessun fondo pensione protegge dall’inflazione come il TFR, i vantaggi fiscali della previdenza integrativa sono divorati dai costi
- negli anni di vacche magre va in fumo gran parte della liquidazione
- se aderite alla previdenza integrativa vi legate le mani fino all’età della pensione
- il TFR è sicuro anche se l’azienda fallisce perché è garantito dall’Inps
- se siete licenziati lo incassate subito, il fondo pensione invece no.

La riforma del TFR è un esempio perfetto di legge bipartisan: Berlusconi l’ha creata e Prodi non ha cambiato una virgola.
C’è un libro che spiega come difendersi: è “La pensione tradita” di Beppe Scienza.
La lezione del libro è straordinaria: state fermi, rimanete dove siete, ogni piccolo movimento può essere usato contro di voi. Almeno non fateli godere.

Campbell’s soup

Naomi Campbell ha rivelato che dorme con la luce accesa. Non è che abbia paura del buio: vuole solo vedere con chi sta dormendo^^.

Letture estive

Il Signore degli Anelli è di una noia mortale. Ad un certo punto c’è un paragrafo lungo 10 pagine. Un solo paragrafo lungo 10 pagine! Una descrizione interminabile. Dopo 3 pagine sono esploso:- Basta, descrivere questo pomello!-

Ridere o Piangere?

Ecco come i blog papisti reagiscono al documentario “sex crimes and the vatican” della BBC. Appena l’ho vista io mi sono messo a ridere e voi?^^ Non sanno più che inventarsi ^^

Caso Visco

 Visco e Speciale

“Ci sono momenti, nella vita di una Repubblica, in cui farsi un’opinione è complicato. Quanto sta accadendo in questi giorni, protagonisti il viceministro Visco e il generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale, si presta a infinite interpretazioni. La carta stampata si divide, il cittadino assiste allo show delle speculazioni politiche. C’è il rischio, ancora una volta, che il mistero possa sopravvivere alla verità.

Quello che sappiamo.
Nel 2006, dopo l’insediamento del nuovo governo, il vice-ministro Visco si informa dei trasferimenti previsti dal comando generale della Gdf per l’anno in corso. Non sono previsti avvicendamenti per i vertici lombardi. Visco non sembra d’accordo. A suo avviso, Milano e la Lombardia devono rientrare nel piano di riorganizzazione dei vertici delle fiamme gialle.
Consegna alcuni nomi all’attenzione di Speciale, e consiglia di provvedere vagliando le singole cariche e i rispettivi trasferimenti con i generali Italo Pappa e l’allora capo dei reparti d’istruzione Sergio Favaro, già al corrente delle intenzioni del vice-ministro. Le richieste e i tempi per soddisfarle non sembrano tenere conto dell’iter che normalmente tali procedure prevedono. Inoltre, alcune delle cariche individuate da Visco, collaborano da tempo con la Procura di Milano nelle indagini Unipol, Bnl, Antonveneta e Telecom, ecc. È il procuratore capo di Milano, Manlio Minale, a chiedere ragione delle voci sugli avvicendamenti della GdF in Lombardia. Con il suo interessamento scoppia il caso. Speciale prende tempo, avvia le procedure istruttorie per i trasferimenti.
Nel frattempo, in Procura verrà aperto un fascicolo. Speciale sarà interrogato insieme al capo di stato maggiore Spaziante. L’Ansa pubblica la notizia mettendo i fatti in relazione con le indagini su Unipol. Visco non gradisce, pretende una smentita da parte di Speciale, sostenendo egli stesso che trattasi di normali avvicendamenti, estranei alle indagini della Procura.
Ormai la vicenda è di dominio pubblico e politico.
La maggioranza, a parte alcuni esponenti che chiedono chiarimenti sulle eventuali responsabilità, protegge il suo vice-ministro. L’opposizione grida allo scandalo. Visco viene sollevato dalla delega che riguarda la Gdf. La procura di Roma si interessa al caso. Il ministro Padoa Schioppa invita Speciale, vista l’imbarazzante situazione, a dimettersi. Al generale viene offerta una carica presso la Corte dei Conti. Il rifiuto di Speciale, che esclude anche un ricorso al Tar, è notizia di oggi.

Quello che ci raccontano.
A raccogliere la ghiotta notizia arriva per primo il Giornale di Belpietro, facendone un caso. Pubblicherà il carteggio tra Speciale e gli altri protagonisti della vicenda, compresa la Procura di Milano. La tesi del giornalista Nuzzi e del suo direttore Belpietro è la seguente: la mancata motivazione dei trasferimenti voluti da Visco nasconde la volontà politica di rendere inoffensive le cariche lombarde che si stanno occupando di alcune indagini concertate con la magistratura milanese. La Cdl cavalca l’onda. Parla di scandalose ingerenze, di attentato alla democrazia. Calderoli, ben oltre i chiarimenti pretesi da alcuni esponenti della maggioranza, firma la richiesta di dimissioni del vice-ministro, dando forma istituzionale all’indignazione dell’opposizione. Berlusconi chiede elezioni anticipate. Fini rincara la dose.
A sinistra c’è imbarazzo. Il 2 giugno, durante la parata nei fori imperiali, i riflettori sono puntati su Speciale, che rilascerà un’intervista al Corriere in cui, con ostentata sicurezza, si dice sereno a pronto a dar battaglia, contro una decisione del consiglio dei ministri, quella del suo trasferimento alla Corte dei Conti, la cui legittimità, a detta di Speciale, è tutta da dimostrare.
Le dichiarazioni di Speciale sono arroganti. Questa l’opinione di due nomi del giornalismo “di sinistra” come Scalfari e Colombo. Tra i due editoriali, su Repubblica esce un lungo articolo che rilegge la vicenda in chiave pidduista. È quello che Belpietro chiamerà complottismo. Secondo l’autore, Giuseppe D’Avanzo, il complotto sarebbe ai danni dell’intera classe politica, indebolita da un “network” di poteri occulti, un “agglomerato oscuro” che si è andato costituendo all’ombra del governo Berlusconi, in grado di controllare, intercettare e ricattare anche le più alte cariche dello Stato. I trasferimenti caldeggiati da Visco sarebbero dunque il tentativo del governo di mettere mano ad una situazione che, dopo i dossier ospitati in casa Telecom, pare doveroso ridimensionare.
D’Avanzo giudica un errore quello di non aver reso pubblica l’intenzione di voler avvicendare alcune cariche della Gdf troppo vicine al precedente ministro Tremonti. Mentre legge un preoccupante atto di forza nell’offensiva di Speciale, esponente di quel “network” occulto che saprebbe gestire e stimolare le ansie degli schieramenti politici, interpretando sia il virus che la cura, inscenando complotti e proponendo soluzioni. Ma il modo in cui il governo ha tentato di coprire, anche di fronte alla magistratura, le responsabilità di personaggi come Pollari, e la negligenza con cui si è occupato di tutto il caso Telecom danno da pensare. Furio Colombo cita Speciale. Durante la parata del 2 giugno il generale destituito si rivolge a Berlusconi: sempre agli ordini, presidente. Misere leggerezze che non piacciono alla sinistra? Segnali da decifrare? Codici occulti di una nuova loggia trasversale che tiene sotto scacco la politica?
Oggi il caso è all’esame del parlamento. Crisi di governo? Rimpasto tecnico? Nuove elezioni? Per colpa di chi?

Quello che non sappiamo. Ipotesi, illazioni, speculazioni.
Su una cosa non possiamo dare torto a Belpietro: Visco non è stato chiaro. Ad ora non sappiamo per quale motivo sentisse così urgente l’opportunità di avvicendare alcune delle cariche milanesi. La Procura si era espressa in favore dell’operato delle fiamme gialle nelle varie collaborazioni con la magistratura. Inoltre, è imminente l’attuazione della “riforma ordinativa che comporterà, dal 1˚ settembre 2007, in tutto il Paese, la fusione dei Nuclei Regionali e dei Nuclei Provinciali di Polizia Tributaria in un unico reparto.” (dalla lettera di Speciale a Visco – sulle motivazioni che hanno portato il generale, d’accordo con Pappa e Favaro, ad escludere i trasferimenti richiesti dal vice-ministro).
La tesi del “network occulto” è fumosa, bisogna ammetterlo. O meglio, plausibile, ma difficile da collegare in modo incontrovertibile al caso Speciale. Dalla sua, il generale adduce esigenze procedurali che lo hanno portato (suo malgrado?) a scontentare il ministero e al successivo scontro.
Speciale ha fornito il grosso del materiale sul quale sono state costruite le tesi de il Giornale. Perché non farlo? Se davvero ha ricevuto immotivate pressioni, una volta interrogato dall’Avvocatura generale, perché non tutelarsi a mezzo stampa, facendo anche un redditizio favore allo stimato presidente Berlusconi?
Berlusconi non poteva gettare al vento questa occasione. E se fosse un cavallo vincente? Certo, una seria richiesta di dimissioni da parte di Visco dovrebbe essere preceduta dalla fuoriuscita di Previti dal Parlamento, di grazia. Ma nessuno è perfetto, e Berlusconi, si sa, dalla perfezione è proprio lontano. Ma come negare a priori che l’urgenza, che ha reso Visco tanto imprudente nel trattare con un generale così zelante, non riguardasse le indagini sul caso Unipol – Bnl? Innegabile che alcune delle intercettazioni raccolte nel merito di quelle inchieste siano potenziali spine nel fianco per la vacillante credibilità della sinistra.
E se non fosse la politica a cavalcare il giornalismo? Se fosse, ancora una volta, il giornalismo a servire la politica?
Il generale, al servizio di occulte trame, favorisce un’opposizione che mira a delegittimare il governo? Il governo, che ha provato a sbarazzarsi di alcuni uomini della Gdf per ostacolare alcune indagini della Procura di Milano, si serve dei giornali a lui vicini per montare un complotto? Magari utilizzando al meglio i recenti scandali del dossieraggio occulto, dello spionaggio tra privato e pubblico. E’ una mossa di Mastella per arrivare ad un governo tecnico nel quale il centro la farà da padrone? Il cittadino non ha modo di rispondere. Alcune tesi sembrano più logiche, altre meno. Ma nessuna è scartabile a priori perché il quadro è viziato dalla strumentalizzazione politica. Intorbidate le acque, trovare la verità diventa quasi impossibile in un Paese dove chi vuole informarsi è spesso abbandonato a se stesso, dove questa ricerca incontra mille ostacoli.
L’unica cosa certa è che il Paese non ne esce bene, anzi. Bertinotti prevede ripercussioni politiche. Impossibile dargli torto. Spiace che tali ripercussioni nasceranno da mancate risposte, da interrogativi irrisolti, da speculazioni politiche irresponsabili.
Speciale non ricorrerà al Tar. Il suo ritiro sembra annunciare un silenzio complice su tutta la vicenda. Silenzio estorto? Ricompensato? O addirittura preventivato?
100 euro che il mistero, un’altra volta, sopravviverà alla verità che nasconde. E troverà posto nel già stipato retrobottega dei ricatti”.

Francesco Baraggino

You are noy free

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Esiste dal 1952. Ne fanno parte un centinaio di persone: esponenti dell’alta finanza, dei governi, dei giornali economici. Si chiama “Gruppo Bilderberg”. Si riunisce ogni anno in un albergo protetto dalla Cia. I nomi dei suoi membri sono noti. Chi ne fa parte è tenuto all’obbligo del silenzio. Nulla esce sulla stampa. Quello che decidono, di cui discutono, può cambiare le sorti del pianeta. E’ un club semisegreto di cui non si sa nulla. Dal 31 maggio al 3 giugno si è riunito a Istanbul. Secondo fonti ufficiose il Gruppo ha esaminato possibili operazioni contro l’Iran, lo sviluppo dell’energia e l’ingresso della Turchia in Europa.
A questi Gelli può solo portare la valigia.
Nel Gruppo ci sono alcuni italiani. Faccio subito i nomi: Mario Monti (Bocconi), John Elkann (Fiat), Franco Bernabè (Rothschild), Tommaso Padoa Schioppa (Ministro delle Finanze) e Giulio Tremonti (vice presidente Camera).
Nessun estraneo ha assistito all’incontro. Quindi possiamo solo presumere. E allora presumiamo.
Presumiamo che SchioppaTremonti agiscano come una sola persona. Si mandano a quel paese in televisione per trascorrore un week end di passione sul Bosforo. Presumiamo che un’organizzazione non eletta da nessuno influenzi i Governi. Presumiamo che cento persone controllino l’informazione economica finanziaria mondiale. Presumiamo che quando si incontrano siano sempre protetti dal Governo americano.
Dopo tutto questo presumere vorrei chiedere ai due dipendenti Schioppa e Tremonti. Siete stati a Istanbul? Portavate il cappuccio? Avete partecipato a incontri precedenti del Bilderberg mentre ricoprivate incarichi pubblici? Se eravate presenti riferite subito agli italiani scopo e contenuti degli incontri, altrimenti dimettetevi dal Governo e dalla Camera. Funzionari dello Stato non possono avere segreti. E’ contro la democrazia.
Si è scritto del pericolo di una nuova P2 in cui potrebbero essere coinvolte, come al solito, alte cariche dello Stato. Il giudice Woodcock ha denunciato la presenza in Italia di “logge massoniche in seno alle quali venivano svolte attività dirette a interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche di enti pubblici anche economici nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale”.
Bilderberghisti, loggisti, massoni, criptospie, decisori occulti, servizi deviati, funzionari infedeli, addetti alla sicurezza Telecom, mi state facendo venire l’orchite.
Che la luce del sole vi trafigga e, soprattutto, se mi leggete, andatevene a fanc..o.
Non è possibile che il mondo sia sotto un centinaio di uomini ( perchè sono 130 i partecipanti) e io dico: OK, ci volete mettere sotto d’accordo, ma almeno fatelo negli interessi di tutti. Mi spiego meglio… Neanch’io vorrei che qualcuno mi comandasse a bacchetta o che decida per me le sorti di un governo o di qualunque altra cosa, ma se lo deve fare che lo faccia per il mondo e non per se stessi. Che senso ha? Questa gente qui non la capirò mai, e poi perchè non si fa come nei film… esiste un istituzione cattiva, ne voglio una buona… Voglio le Tartarughe Ninja cazzo^^.

Lo “Sciopero” ?!

 

E’ iniziato ieri il secondo “sciopero” dei benzinai contro i provvedimenti del Ministro Bersani.

Per sciopero si intende l’astensione dal lavoro di lavoratori dipendenti allo scopo di rivendicare diritti, per motivi salariali, per protesta o per solidarietà. Il salario che viene detratto dallo stipendio netto è la quota lorda dello stesso per unità di tempo interessata alla sospensione lavorativa. [Wikipedia]

[…]forma di protesta che si attua attraverso l’ astensione collettiva dal lavoro da parte dei lavoratori [www.dirittoeconomia.it]

[…]è un diritto e quindi non può essere pretesto di licenziamento. Tuttavia esso comporta la sospensione, per il periodo di sciopero, della retribuzione. [www.orizzontemontagna.com]

Ecco, lo sciopero viene attuato da lavoratori dipendenti. Quindi quello dei benzinai non può essere chiamato sciopero, casomai serrata.

Diversa è la serrata che è la chiusura temporanea, simmetrica allo sciopero, da parte del datore di lavoro dell’unita produttiva o esercizio commerciale; a differenza dello sciopero, la serrata è illegittima. [Wikipedia]

Ma è una serrata, a parer mio, tutta particolare. I benzinai non perdono un centesimo dei loro guadagni perché vendono una quantità maggiore di carburante nei giorni immediatamente precedenti (panico dal rimanere a secco) e successivi. Anzi, molti benzinai (non dico tutti!) colgono l’occasione per ritoccare verso l’alto il prezzo dei carburanti in questi giorni. Quindi la serrata che viene attuata contro il governo, in realtà non fa altro che danneggiare i clienti e far arricchire ancora i benzinai.

E poi la motivazione? Sintetizzando, i benzinai contestano la liberalizzazione che darebbe la possibilità alle grandi catene di supermercati di entrare nel mercato dei carburanti. Benissimo, ma che i benzinai rinuncino a vendere di tutto oltre il carburante.

preso dal sito [http://morirempecorenere.wordpress.com/] andatelo a vedere è un ottimo sito ^^ A presto.

Il microfono ai cittadini

Finalmente quelli del PD (Partito Democratico) ne hanno fatto una giusta. Io rimango sempre dell’idea contraria a fondare questo partito ( anche per il fatto che Berlusconi invece vuole che nasca ) ma per lo meno hanno iniziato con il piede giusto. Ripeto finalmente si sono scambiati i ruoli. I cittadini sono andati a esporre le loro domande, i loro quesiti e i loro problemi e i politici li hanno ascoltati cercando di risp come potevano. [http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/politica/partito-democratico3/pd-assemblee/pd-assemblee.html]. Sinceramente nell’articolo non si parla delle risposte che hanno dato i politici sarebbe stato divertente… Un piazzista milanese con l’aspirapolvere rotto… sarebbe stato bello sentire la risposta a una domanda del tipo:” Quali meccanismi elettorali saranno scelti per far fuori tutti quei partiti che hanno l’1 per cento e bloccano tutto?”o ancora ” Come fanno ad entrare i giovani se i vecchi non se ne vanno?” ce ne sarebbero mille altre da fare, e magari un giorno di questi scriverò un articolo sulle domande da fare al nascente partito democratico chissà. Per lo meno loro hanno fatto qualcosa che non si era mai fatto… E’ strano dirlo ma hanno fatto parlare il popolo, quando lo staranno pure ad ascoltare avranno finito il loro lavoro ^^.

Precario in Antartide

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Riporto l’ introduzione del libro “Schiavi Moderni” e una delle centinaia di testimonianze: “Precario in Antartide”.

La legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato. Una moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori, specie in giovane età. Prima non c’era, adesso c’è. Ha trasformato il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina. I diritti in pretese irragionevoli. Tutto è diventato progetto per poter applicare la legge Biagi e creare i nuovi schiavi moderni. Dal pulire i cessi al rispondere al telefono.
Lavoratori dipendenti si sono trasformati in imprenditori con partita Iva, senza soldi e senza sicurezze. Lavoratori transbiagici. Una sottospecie di schiavi. Meno tutelati degli schiavi sudisti. La legge Biagi è una legge di sinistra per una politica del lavoro di ultra destra. Copiata dai faraoni. Call center al posto di piramidi. Usata per lo sfruttamento del lavoratore. Senza sicurezze. Senza niente. Neppure la dignità. Neppure la speranza degli operai degli anni ’50. Che vivevano di sacrifici, ma sapevano che i loro figli avrebbero avuto una vita migliore.
Questo libro è la storia collettiva di una generazione che sta pagando tutti i debiti delle generazioni precedenti. Tutti gli errori. Tutte le mafie, tutti gli scandali, tutte le distruzioni di aziende da parte di finanzieri farabutti. Una generazione che non andrà mai in pensione. Che sta pagando la pensione ai vecchi. Che si sta incazzando. Che non ha rappresentanza politica. Una generazione senza soldi, senza tfr, senza speranze professionali. Una generazione di schiavi moderni.
La legge Biagi doveva inserire nel mondo del lavoro i giovani. Ha invece trasformato i giovani in merce a basso costo. In questo gorgo sono finiti anche i lavoratori di quaranta, cinquant’anni che per non morire di fame insieme alle loro famiglie si sono adattati. Hanno aperto una partita Iva e si sono uniti al popolo dei precari.
Decine di migliaia di persone mi hanno scritto. Ho scelto alcune centinaia di testimonianze e le ho raggruppate per tema. Ci sono gli schiavi telefonici outbound e inbound, gli schiavi pubblici e quelli no profit, gli schiavi imprenditori. Call center organizzati come istituti di pena. Kapòcapufficio. Persino schiavi gratis. Un universo infernale e allo stesso tempo surreale, comico. In cui tutto è permesso, tutto è rovesciato. Un luogo non luogo dove il rischio imprenditoriale è del precario e il profitto del datore di lavoro. Assomiglia a ‘Alice nel Paese delle Meraviglie. E’ ‘Il Precario nell’Italia delle Meraviglie’. L’Italia è diventata la patria del lavoro a basso costo. Surclassiamo la Cina. Peccato che manchi il lavoro. Rimane allora solo il lavoratore a basso costo. Un primato tutto italiano.

“chi scrive è 39enne che crede nel tuo lavoro e nella rete. Beh forse la mia storia è stata un po’ più fortunata di altre ma il risultato non cambia. Mi sono laureato a Genova nel 1994. Ho conseguito il titolo (!?!) di dottore di ricerca in geofisica tre anni dopo. Ho partecipato a 10 (!?!) campagne di misure in Antartide per il Programma Nazionale di Ricerche (Pnra) su programmi relativi alla comprensione dei cambiamenti climatici. Bene forse non tutti sanno che grazie ai vari Biagi, e a chi prima di lui, per 8 anni ho vissuto con 800 euro al mese e dovevo arrangiarmi con lavoretti vari per poter vivere. Che quando parti per le missioni antartiche visto che sei un figlio di nessuno ti pagano pure metà diaria dei tuoi colleghi fortunati con un contratto vero (lasciando stare altri aspetti che se vuoi ti racconto in privato). È che le banche ti ridono in faccia quando vai a chiedere di poter accendere un mutuo oppure ti vergogni di andarci perché sai come ti guardano.
Oggi mi posso dichiarare fortunato perché ho un contratto annuale da ricercatore per tre anni (cioè scade ogni anno e mi riassumono) e che quindi non vale per gli scatti di anzianità (cioè il mio stipendio è sempre lo stesso) e che per la pensione (è comico dirlo!) questi anni valgono la metà (cioè ne faccio 4 di questo tipo e me ne contano due). Ma, come dicevo, sono fortunato.
La mia ragazza, laureata in biologia, sta lavorando gratis da più di un anno (non inorridite essendo genovese questa parola mi dà fastidio!) all’Istituto Superiore della Sanità con una promessa di avere un contratto Biagi! Ho amici all’università (minuscolo) di Genova che hanno perso i loro 800-1000 euro al mese dopo 10 anni di promesse e di inganni. Poi noi paghiamo 30mila euro al mese i nostri politici per farci prendere per il c..o ed insultare la nostra intelligenza. Mandiamoli a casa! Tutti! Voglio che chi mi rappresenta e viene strapagato sia immacolato! Neanche un divieto di sosta.

Malesia

Un uomo di novant’anni ha sposato una donna di ottantotto. Matrimonio semplice e commovente. Luna di miele disgustosa.

Breve riassunto del Niger-gate & Cia-gate

 

La guerra criminale di Bush in Iraq è basata su bugie (ad esempio, si è fatto di tutto per far credere che Saddam centrasse con Al Qaeda e con l’attacco dell’11 settembre alle Torri Gemelle). L’amministrazio ne Usa arrivò a sostenere che Saddam avesse armi di distruzione di massa, e che c’era stato uno scambio di uranio fra Iraq e Niger. La prova? Un dossier fasullo elaborato da un ex-agente del Sismi!

ottobre 2002: Il settimanale ” Panorama” consegna all’ambasciata Usa a Roma un dossier, giudicato falso, con le prove della compra-vendita di uranio fra Iraq e Niger. Il 19 dicembre 2002 gli Usa fanno per la prima volta il nome del Niger. A gennaio, Bush afferma che Saddam ha cercato di comprare uranio dal Niger.  Il 7 marzo 2003 Muhammad al-Baradai, direttore dell’Aiea, rivela che i documenti sulla vendita di uranio “non sono atentici”.

15 marzo 2003: Il “Los Angerles Times” rivela che il dossier era stato acquistato dall’intelligence italiana, che poi lo aveva girato ai colleghi britannici e americani.

20 marzo 2003: Le truppe Usa invado l’Iraq.

22 marzo 2003: Powel, segretario di stato, ammette che la Cia aveva messo in guardia Bush sull’autenticità dei documenti.

6 luglio 2003: Joseph Wilson, dopo aver indagato in Niger nel 2002, sulle voci relative al traffico di uranio, messe in giro dai neo-con, dice che il caso è una montatura e le voci sull’uranio di Saddam infondate.

8 luglio 2003: La Casa Bianca riconosce l’errore e lo imputa alla Cia.

14 luglio 2003: Il “Washington Post” pubblica il nome di Valerie Plame, moglie di Wilson e agente segreto Cia. Negli Usa, dare l’identità di agenti Cia è un reato. E’ il gioco sporco di qualcuno dell’amministratore Bush, che vuole vendicarsi di Wilson con la complicità di alcuni giornalisti. Nel maggio 2004, il “New York Times” fa mea culpa: i propri reportage sull’Iraq non erano stati rigorosi come avrebbero dovuto essere. La giornalista che esagerò le notizie sulle armi di distruzione di massa, aiutando la propaganda di Bush, era Judith Miller.

1° agosto 2004: Il “Sunday Times” intervista l’ex-agente del Sismi Rocco Martini, che accusa il Sismi di aver frabbicato il dossier. Il governo italiano smentisce. Secondo il “Financial Times”, dal 1999 Martino è una fonte del servizio segreto estero francese, cui avrebbe fornito un documento in cui ipotizzava l’esistenza di un possibile commercio fra Iraq e Niger.

25 lugio 2005: Il giornalista Matt Cooper di “Time” ammette di aver appreso il nome della Plame da Carl Rove e Lewis Libby. Libby ha parlato con Judith Miller del “New York Times”. Rove e Libby sono le menti dell’Iraq Group, la macchina propagandista che ha il compito di vendere al mondo la guerra di Bush truccando le notizie.

La vera storia delle Torri Gemelle (WTC)

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Oggi voglio affrontare un argomento di cui sinceramente non sono un grande esperto. Gli Stati Uniti d’Ameria. Chiaramente a cosa mi posso riferire se non alla grandissima strage di innocente iraqueni, quindi proveniente dall’Iraq, Paese contro il quale l’america non sa neanche di essere in guerra. Ormai se sono andate le truppe spagnole, olandesi, le truppe iraquene se sono andate… e noi stiamo li’ a spassarcela cn degli innocenti. Voglio informarvi di un paio di cose riguardanti questa grande nazione.

1) Nel 94 Bush senior finanzia con le sue industrie abbondantemente Saddam Hussien, contro i curdi, e sempre grazie a Buh, Saddam riesce a diventare dittatore; quindi la smettano di dire che Saddam è stato ucciso giustamente perchè era un sovrano MALVAGIO -.-”.

2) Dal 1999 esiste un sito in inglese [ www.americancentury.org] sul quale c’era scritto il piano americano per il nuovo millennio, in cui ce scritto: che avrebbero attaccato l’Iraq, l’Iran, la Giordania, ed altri due staterelli locali… un piano un po’ ambizioso per un presidente che n’altro po’ si affoga con un salatino… ma fatto sta che dal 1999 esiste… come facevano a saperlo? L’invetori del piano sono… Dick Cheney che si sa era l’interlocutore (prima della guerra) tra Bush junior e Bin Landen; Wolfowitz inventore della guerra preventiva… e come ben sapete Bush l’ha messo a capo della banca Mondiale… a quando i pignoramenti preventivi?^^… andatevelo a leggere il sito

3) Inoltre Bush non ha fatto nulla contro la guerra al terrorismo ha solo attaccato l’Iraq ( una nazione che galleggia sul greggio ) non ha attaccato l’Aghanist da dove veniva Bin Landen, non ha attaccato l’Arabia Saudita, nazione da dove veniva 15 dei 19 attentatori dell’11/9, perchè l’Arabia Saudita è un partner economico dell’America… quindi smettano di dirci stronzate.

4) Concludo dicendo che ci sono diverse testimonianze sulla caduta delle Torri Gemelle (WTC). Qui invece trovate un film recente solo sulle demolizioni delle torri:
[www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=1778] . So che può sembrarvi noioso ma è una cosa davvero meravigliosa e ti fa capire come sono state oscurate le cose in America altro che Paese della Libertà e Speranza… ma vaff.

Bene io vi saluto e spero di esservi stato d’aiuto Notte a tutti. A prestooooooo

Difesa personale

Il mio cognolino ha le zecche. Ieri una zecca mi ha punto. Così ho bombardato il mio cagnolino. Ho il diritto di difendermi.

                                            Grazie di esistere Bush… Grazie al Cazzo^^

Servizi Segreti

 

Sismi (Servizio d’Informazione per la Sicurezza MIlitare) e Sisde (Servizio d’Informazione per la Sicurezza DEmocratica) vennero istituiti con la riforma del ‘77 e derivano dallo sdoppiamento del Sid (Servizio Informazioni Difesa). Il Sid nacque dal ‘65 dallo scioglimento del Sifar (Servizio Informazioni Forze ARmate). Il Sifar era nato il 1° Settembre 1949 sulle ceneri del Sim, il Servizio d’Informazione Militare fascista, di cui il Sifar mantenne uomini e strutture, così come il Sid poi avrebbe mantenuto quelli del Sifar e Sismi/Sisde quelli del Sid. Prima del Sim le operazioni segrete venivano condotte dell’Ufficio delle barbe finte che ascoltavano con i bicchieri^^.

{ Gennaio 2007: intesa bipartisan sulla riforma dei servezi. Il Sismi diventerà Sie, il Sisde diventerà Sin, Cesis diventerà Dis. I nuovi servizi non potranno svolgere attività illegali contro partiti politici, sindacati e giornalisti. Addio divertimento.}

In tutti questi anni, il segreto è servito ai Servizi Segreti per occultare schifezze: stragismo, tentativi di golpe, P2, depistaggi, Cossiga. Di recente però ha avuto anche un altra funzione: nascondere stronzate. Il Sismi aveva arruolato il ciellino Renato Farina, vicedirettore di “Libero”, per una missione di disinformazione ai danni di magistrati e giornalisti che si stanno occupando del caso Abu Omar. Smascherato, Farina ha ammesso tutto, il che potrebbe significare che la verità è anche peggiore.

Il Dalèmma

 

Ogni disastro non ha mai un solo colpevole. E’ sempre il risultato di una catena di eventi. Cominciamo dall’inizio:

Qualche mese fa, Berlusconi teme di perdere le elezioni e cambia la legge elettorale con una porcata.

Poi il 49% degli elettori lo vota ancora nonostante 5 anni fallimentari.

Poi vince d’un soffio l’Unione.

Poi nasce una maggioranza debole, specie al Senato.

Poi è urgente fare la Finanziaria e gliela lasciano fare.

Poi il Partito Democratico stenta a nascere.

Poi la Chiesa vuole bloccare il Partito Democratico per evitare la deriva laicista su eutanasia, pacs, eccetera.

Poi i DS subiscono a sinistra il pressing dei pacifisti, che raccolgono sempre più consensi su temi sensibili come Vicenza e Afghanistan.

Poi nei DS Mussi minaccia la scissione e la confluenza a sinistra.

Che fare? Cedere alla sinistra pacifista sulla politica estera o restare amico di Condoleeza Rice? Era il dilèmma di D’Alema. Era il dalèmma.

A questo punto del poker, D’Alema, che è permaloso come un campo minato, va a vedere:-Se si va sotto al Senato, tutti a casa.-

E così è stato.

Cade il governo Prodi, e subito tutti i commentatori, i tg e i talk-show a dare la colpa ai due senatori di sinistra che non hanno votato, Turigliatto e Rossi.

Ma è un falso. Se anche i due avessero votato a favore, infatti, in base al regolamento del Senato la soglia dei voti necessari si sarebbe alzata di uno: quindi un voto sarebbe comunque mancato.

Nessuno lo ha spiegato agli italiani, di cui sono stati però subito raccolti tutti gli sfoghi indignati e delusi. Una manipolazione da manuale. Metodo ormai testato, lo stesso con cui ci hanno venduto la guerra in Iraq.

C’è anche chi ha dato la colpa ai due senatori a vita che si sono astenuti, Andreotti e Pininfarina. Possiamo dare la colpa ad Andreotti e Pininfarina? Oh, mi piacerebbe: sarebbe come comprare una scarpa col calzino incorporato. Ma non sarebbe del tutto vero, nonostante Andreotti si sia scusato (“Se sapevo che cadeva il governo avrei votato diversamente.”) usando la stessa faccia con cui dieci anni fa negò di conoscere i cugini Salvo.

E’ stato dunque un complotto? No, politica all’italiana. Prodi poteva benissimo non dimettersi. Lo ha fatto per metterci il carico da 90 e ottenere il risultato che voleva: i 12 punti che “rilanciano” l’azione di governo, con Pdci e Rifondazione che chiedono scusa e uggiolano nell’angolino dove li hanno cacciati. Cai cai cai!

Ci avevano impiegato quattro anni per redigere il programma dell’Unione! Adesso in un giorno sbucano fuori dodici punti che spostano al centro l’azione di governo. Ci ritroviamo con un governo Prodi-Vaticano. D’Alema: “La politica della testimonianza la lascio a Franca Rame.” Che cinismo! Ma se uno in politica non testimonia gli ideali in cui crede, perchè fa politica? Per tradire se stesso? No, e infatti D’Alema esprime i propri. D’Alema: “Certa sinistra non serve all’Italia”. E’ la sinistra che tutti bollano come “radicale” per coprirla di ignominia. E’ la sinistra pacifista. E’ la sinistra.

E’ la sinistra che non vuole il Partito Democratico: equivale al 12% ( Pdci, Rifondazione, Verdi + correntone DS ).

Un politico che usa la sua maggioranza con arroganza è un politico mediocre e D’Alema lo è. Infatti i DS si stanno sfasciando.

Come ministro degli Esteri, poi, D’Alema, come Blair, ha ben poco di sinistra: quand’era capo del governo autorizzò i bombardamenti in Kosovo dicendo che c’entrava l’Onu e non era vero ( tutti adesso concordano sul fatto che quei bombardamenti non erano necessari, era meglio una più energica azione diplomatica, come sostenevano i pacifisti; per fermare Milosevic, che aveva massacrato 2000 civili, le bombe Nato di D’Alema ne massacrarono altri diecimila! );

così come adesso D’Alema sostiene che in Afghanistan c’entra l’Onu E NON E’ VERO: le nostre truppe sono sotto il comando del Pentagono. Il ministro della Difesa Parisi ha detto al Tg2:“Quella in Afghanistan è una missione militare per la pace in una situazione che presenta molti tratti che richiamano la guerra.” Sono io, o questa frase di Parisi presenta molti tratti che richiamano la stronzata?

Siamo in guerra, nonostante la nostra Costituzione lo vieti. Una guerra in cui i talebani vengono accolti come liberatori nel sud del Paese! Con gli USA che ammettono di non sapere quando potrà finire, e che forse si farà la guerra all’Iran! Che ci stiamo a fare là, se non la guerra per conto terzi? Facciamo quello che vuole Bush, ma 10 anni fa gli USA erano CON Saddam, oggi contro. Erano CON i talebani, oggi contro. Si decidano, o il resto del mondo penserà che D’Alema non abbia una politica estera!

Tutti a parlare di “responsabilità” agitando il ricatto dello spauracchio berlusconiano. “Zitti tutti! Buoni! Volete che torni Berlusconi?” No di certo, ma le soluzioni sono almeno due, non c’è solo la vostra.

La Repubblica ha scomodato addirittura il filosofo Galimberti per spiegare che una politica responsabile tiene conto delle conseguenze. Il pacifismo è allora irresponsabile? O immaturo, come sostiene sempre D’Alema? Votare in favore della guerra è tenere conto delle conseguenze?

Ma alla pace hanno mai dato una vera possibilità? Non mi pare, mentre le loro “soluzioni responsabili” finora hanno solo aggravato i problemi e provocato centinaia di migliaia di morti. Tutto per lucrare sulle condotte di gas e petrolio in quella regione.

Come vedete, il disastro è una catena di eventi. Lo so che sembra folle, ma vi assicuro che aveva un senso quando la settimana scorsa me l’ha spiegato, Cossiga.

Lo stato dell’Unione

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Alcuni commentatori hanno scritto che il problema dell’Ulivo è come coniugare l’identità dei partiti col progetto comune. No, il vero problema è qual è la differenza fra Rutelli e Follini, a questo punto. Entrambi sono per la difesa della famiglia, contro l’aborto, contro la fecondazione assistita, per la scuola cattolica e per rimanere in Irak. Se nell’Ulivo ci sta Rutelli, ci può stare anche Follini. Ci sta Boselli, possono starci tutti. Ci sta Pomicino! E’ la cloaca massima.

Follini e Rutelli sono come gemelli. Uno si masturba, l’altro viene. Dai è evidente.

Nella stessa formazione abbiamo Bertinotti e Pomicino. E io sono confuso. Bertinotti e Pomicino non dovrebbero stare neppure sullo stesso pianeta!

In estate salta fuori Rutelli a dire che un eventuale futuro governo dell’Ulivo non dovrà cancellerà tutte tutte tutte le riforme di Berlusconi.

Io gli farei un esamino come per Buttiglione. Quali riforme vuole tenere? La legge 30? Il conflitto d’interessi? Il falso in bilancio? Il federalismo? La Gasparri? La Fini? La Bossi-Fini? La Cirami? La Cirielli? Lo Scudo fiscale?

Non lo so, ogni volta che Rutelli apre la bocca sembra voglia dimostrarti che perdere le elezioni del 2001 non fu un caso.

Stop alla Tv, Stop ai giornali.

La verità è questa: dobbiamo smetterla di leggere i giornali o guardare i telegiornali e scambiarli per informazione. I giornali sono comandati dai partiti e sono diventati loro dipendenti ( e stranamente essendo noi i datori di lavoro dei politici, dovremmo comandare i giornali… ma così non avviene). Ormai l’informazione non la danno più, oppure se la danno, sviano la realtà su altri fatti meno importanti. Io non c’è la faccio più di sentire puttanate raccontate nei giornali di qualsiasi fazione politica. Dobbiamo boicottarli e non comprarli più i giornali o magari comprarli per spiegare cosa non dobbiamo fare… Non dovremmo mai leggere un articolo di Ferrara per esempio… Per non parlare dei telegiornali. Sono sempre più succubi dei politici che ormai fanno quello che vogliono con le loro televisioni… dobbiamo smettere di vedere anche quelli, tanto è inutile sarebbe come sentire una notizia di Pollicina, che credibilità puoi dare ad una che alta più o meno quanto la capocchia del mio pene? Nessuno ecco tutto. Adesso vi chiederete e allore le informazioni, le notizie, gli approfondimenti dove li prendiamo? Internet, la risposta è nella rete. Grazie alla rete puoi approfondire, puoi conoscere svariate idee e solo ad allora puoi scegliere quella che più ti è consona. Vedi la BBC il direttore ha dichiarato che fra massimo 4/5 anni la BBC si vedrà esclusivamente su Internet. In rete. E’ questo il vero progresso. Speriamo di riuscire a capirlo prima che i nostri politici tolgano tutti i pregiudiziati dal parlamento… Altrimenti siamo FOTTUTI ( in quel senso…^^).

La marcia

 

E’ divertente vedere come certe gente non impari mai… Leggete questo articolo e capirete^^ 

Il 26 marzo Qui Milano libera ha partercipato alla Marcia per la sicurezza. In testa al corteo Lady Moratti, ospite d’onore Silvio Berlusconi, protetto da venti gorilla.
Non è difficile far leva sulla paura. Dopo aver governato il Paese per cinque anni (e Milano per quindici) all’insegna dello slogan “Città più sicure” i nostri eroi hanno convocato la propria audience in piazza con tanto di fiaccole, per chiedere al governo una città più sicura. Il concetto di sicurezza richiama quello di legalità. I beneficiari delle leggi su misura hanno protestato vibratamente contro la mollezza della sinistra nei confronti della criminalità da strada. Conoscono i propri elettori, sanno che la loro memoria dura un giorno. Era stata annunciata come una manifestazione di cittadini indignati, senza simboli di partito. In piazza brillavano, tra bandiere e foulard di partito, gli adoratori del magico Silvio, i tifosi di La Russa e una degna rappresentanza di nordisti capitanati dal buon Borghezio. Abbiamo diffuso dei volantini garbati che informavano sulla criminalità da colletto bianco, ricordavano le “Città più sicure”, proponevano riforme di semplice buon senso, per esempio: eliminare i privilegi e dimezzare gli stipendi ai membri dell’oligarchia partitica per costituire un fondo per la sicurezza, escludere i pregiudicati dalle Istituzioni. Gli adoratori non hanno apprezzzato il nostro tentativo di dialogo, hanno fiutato che eravamo nemici, sporchi comunisti da mettere nei forni. La cattiveria e l’ignoranza di quella sera fanno impressione. Abbiamo rivolto qualche domanda a Sua Eccellenza Formigoni, cavallo vincente di Comunione e Liberazione. Il “presidente di tutti” ha subito fiutato che eravamo estranei e ha girato la testa. Daniela Santanchè invece ha risposto alle domande: viene il dubbio che la politica della Nuova Era abbia il suo volto, sagomato dal chirurgo. In attesa della discesa in campo di Flavio Briatore

di Piero Ricca

Class Action

 

“Class action”: è il terrore della grande industria americana, l’arma di distruzione di massa in mano ai consumatori (e ai loro potenti avvocati). Basta un prodotto difettoso, un danno alla salute dei clienti, e negli Stati Uniti scattano sanzioni economiche che possono mettere in ginocchio le più grandi multinazionali: dal tabacco all’automobile. In nessun altro paese la protezione del consumatore è così efficace. “class action”, il principio che consente ad un’intera collettività di costituirsi parte civile. Se la Microsoft mette sul mercato un software difettoso, tutti i clienti che l’hanno comprato possono essere rappresentati come una singola parte lesa, da uno studio di avvocati. E non solo: è consentito a uno studio di avvocati “promuovere” il processo alla Microsoft, poi pubblicizzarlo fra i consumatori, in modo da reclutare via via un numero sempre più ampio di clienti.
La “class action” ha l’effetto di riequilibrare i rapporti di forza. Se un singolo consumatore fa causa a una grande azienda, rischia di essere schiacciato dall’arsenale della difesa avversaria. Ma se decine o centinaia di migliaia di consumatori fanno tutt’uno, diventano essi stessi una potenza.
Questo effetto perequativo della “class action” viene a sua volta rafforzato da un’altra peculiarità americana: qui la legge consente che gli avvocati si prendano una percentuale sull’indennizzo che riescono a ottenere per i propri clienti, se vincono la causa in tribunale o se convincono l’azienda a patteggiare dietro pagamento. A questo punto il fior fiore dell’avvocatura americana è dalla parte dei consumatori: non solo difende una causa nobile, ma guadagna bene. Un’altra arma segreta che la giustizia americana riserva al consumatore, è l’istituto del “punitive damage” o indennità punitiva. E’ previsto dalla legge che, una volta stabilità la responsabilità di un’impresa (prodotto difettoso, insicuro, nocivo alla salute), la giuria possa stabilire un risarcimento molto più alto del danno reale subito dall’acquirente. Il risarcimento ha una doppia finalità: riparare le sofferenze morali e materiali della parte lesa, ma anche scoraggiare comportamenti delittuosi o irresponsabili da parte delle aziende.

Quindi aggiungo una sola cosa… Quando cazzo ci arriva pure a noi? Fidatevi quando vi dico che ne abbiamo bisogno…^^

Energie Innovative/Rinnovabili

 

Ho deciso di affrontare questo argomento perchè ci tengo alla mia Terra. Un po’ come Berlusconi tiene ai suoi capelli e a Sircana le sue trans. Quelle delle energie è un argomento molto serio. Dobbiamo fare di tutto per eliminare le discariche e gli inceneritori, e sostituirli con nuove forme di energie. Lo dobbiamo fare per il futuro dei nostri figli ( detto da uno che ha 16 anni sembra na stronzata ^^). Qui vi propongo nuove energie che possiamo utilizzare, e il governo deve aiutarci a installarle. Iniziamo sicuramente dall’energie del Sole, pulita, diretta e gratis ( per ora…). E’ semplicissima da installare basta mettere un impianto fotovoltaico sopra le vostre teste ( tetto ). Queste cellule fotovoltaiche assorbono la luce del sole e le ritrasmettono in un generatore che ci permette di utilizzarlo sotto forma di corrente… geniale e pulito. Continuiamo con i collettori solari. Funzionano più o meno come quelli di sopra, ma sono più economici e più facili da usare. Praticamente il Sole riscalda l’acqua presente una piastra metallica e sempre con un generatore otteniamo energia. Queste prime due sono molto facile da utilizzare nel mio ambiente ( il Salento) e quindi perchè non usarle… Ancora c’è l’energia eolica… probabilmente non c’è manco bisogno che le spiego nessuno è così ignorante ( escluso Calderoli ovviamente, ma lui se le va a cercare). Cmq per quest’ultima serve un aiuto molto forte dei Comuni e del governo. Infine come energie rinnovabili vi sono le centrali Idroelettriche, che grazie a delle turbine trasformano il movimento dell’acqua in corrente elettrica, molto economica.

Per quanto riguarda le energie Innovative possiamo iniziare a parlare della Biomassa. Essa la possiamo distinguere in 2 parti: biocombustibili e biogas. I biocombustibili sono oli o alcolici estraibili dalle piante. Questo tipo di Biomassa è sicuramente un energia rinnovabile, è poco inquinante, è economico ed è facilmente utilizzabile. Altro non è che quel combustibile che viene utilizzato per le macchine ibride. Il biogas invece si tratta del gas recuperato dalla fermentazione anaerobica di materiale organico: rifiuti organici, sostanze vegetali e feci di animale ( quello che di solito mangia Ferrara). Il biogas è rinnovabile, diminuisce l’effetto serra attraverso il recupero di gas metano ed è chiaramente poco inquinante.

La verità è che i mezzi per proteggere il nostro ambiente ci sono. Ma ci sono troppi interessi in gioco per farli sfruttare al meglio, speriamo che la sinistra smetta per un momento di pensare a come pararsi il culo da Berlusconi, e ad aiutare veramente la sua gente e il suo ambiente…

PS: per maggiori informazioni vedete il sito [http://www.mostramida.it/]. Aiutatevi a costruire un mondo migliore.

Vespa

Con la legge Fioroni non ci saranno più tette o culi da vedere in televisione. Neppure dopo mezzanotte. Beh sarebbe stato sempre meglio di vedere Vespa in tv… che trall’altro non si distingue neanche con un culo…

Bertinotti&Tecnologia

Ieri Bertinotti ha deciso di scrivere una lettera al computer e di spedirla via e-mail. La sua segretaria gli ha portato il computer portatile. Lui dopo qualche minuto in cui stava cercando di capire come aprirlo si gira alla segretaria e gli fa:” Non ne abbiamo uno, senza coperchio?”

Il ciclista ignoto

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Nel nostro bel paese , plurigiudicati , condannati , delinquenti in attesa di giudizio , legiferano dai nobili palazzi del potere .

MENTRE INVECE ANDARE IN BICICLETTA , E’ CONSIDERATO REATO , UNIRSI IN GRUPPO CON ALTRI CITTADINI COSTITUISCE ADDIRITTURA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE .

E’ successo a Frosinone , dove e’ stata repressa una CRITICAL MASS locale , con l’intervento della polizia , della digos, dei vigili urbani ,….mancava solo l’interpol .

Si possono leggere qui ulteriori informazioni:

http://beppegrillo.meetup.com/256/messages/boards/view/viewthread?thread=2615268&pager.offset=280

Oppure qui testimonianze dirette :

http://www.rafaganidangereux.splinder.com/

…E’ piu’ facile che un falsario , un corruttore, un truffatore entri la porta del parlamento, piuttosto che un onesto ciclista possa liberamente circolare .

Cazzo ma noi dobbiamo pretendere mezzi ecologici. Dobbiamo eliminare le auto che vanno solo a benzina ed utilizzare macchine ibride o elettriche… dobbiamo eliminare lo smog che c’è nell’aria. Dobbiamo ricominciare a pedalare, dobbiamo pretendere piste ciclabili sicure dove le persone possano stare tranquille nel far circolare i loro figli, altro che targhe alterne. Parlando della mia città (Lecce), ecco noi abbiamo 250.000 auto… DUECENTOCINQUANTAMILAAAA e siamo 95.000… come cazzo è possibile? Cos’è uno si alza il mattino e va a fare la spesa con due macchine. Come cazzo facciamo?!?! Ecco dobbiamo cominciare a fare qualcosa per l’ambiente… aiutatemi… aiutateci… e infine aiutatevi

Vorrei che tu…

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Vorrei che tu che vai a 200 all’ora in autostrada. Tu che parcheggi in doppia fila e il ciclista che ti scansa finisce morto sotto una macchina. Tu che con un autotreno in città travolgi una donna sulle strisce pedonali. Tu che, ubriaco, uccidi quattro ragazzi con un furgone contromano. Tu che non realizzi piste ciclabili protette in città. Tu che pubblicizzi la velocità fuori dai limiti consentiti. Tu che permetti di fare pubblicità alla velocità fuori dai limiti consentiti. Tu che sei al governo, che auspichi e non fai mai un c…o.
Vorrei che tu, ovunque ti trovi, in parlamento, in comune, in salotto, ti avvicinassi un attimo allo schermo. E senza staccare gli occhi leggessi questo VAFFANCULO, scritto solo per te.
Eleonora Allevi, 19 anni, Alex Luciani, 16 anni, Danilo Traini 17 anni e Davide Corradetti, 16 anni, sono morti ieri su una strada d’Italia. Valevano meno di Mastrogiacomo o di qualunque giornalista che finisce ostaggio? Valevano meno dei congressi dei partiti sotto vuoto spinto di questi giorni? Valevano meno di una partita di calcio? E di tutto il circo mediatico che li accompagna? Possiamo dirlo con assoluta certezza: valevano meno.
Chi li ha uccisi rischia il ritiro della patente e cinque anni di carcere. Credo che sia arrivato il momento della tolleranza zero per gli assassini al volante. La macchina va equiparata a un’arma. Chi la usa per uccidere deve farsi trent’anni di galera.
Chi dovrebbe prevenire, controllare: la polizia stradale, i vigili, non ci sono quasi mai. Non conosco i motivi. Mancanza di organico. Lavoro di ufficio. Non mi interessa. Gli effetti sono che sulle strade ognuno fa quello che vuole. In terza corsia in autostrada chi rispetta la velocità rischia la vita. Dietro arrivano con gli abbaglianti a duecento all’ora. A tutte le ore, tutti i giorni. Non solo il sabato sera. Quasi mai ragazzi.
Facciamo rispettare le regole denunciando sempre chi le viola sulle strade. Insistiamo, anche se sembra inutile. Fermiamo gli assassini al volante.
Due consigli pratici:
- non comprate e non fate comprare le macchine di cui viene pubblicizzata una velocità superiore ai limiti di legge
- pretendete dai vostri sindaci piste ciclabili protette da cordoli che attraversino la città.

Inoltre aggiungo… pretendiamo una legge che non consenta alle industrie di produrre auto che superano i 130 km/h, in questo modo si consuma meno e si rischia meno… anche perchè mi sembra inutile produrre auto che superano i 130 km/h se esiste una legge apposta… o mi venite a dire che lo fanno per qualche altro motivo… VAFFANCULO.

WiMax

 

WiMAX è una tecnologia di trasmissione senza fili d’accesso a banda larga, in grado di fornire elevate prestazioni, in termini di velocità di trasmissione di dati, a basso costo. La possibilità di essere utilizzato su qualsiasi tipo di territorio, a prescindere dalle caratteristiche geografiche (si possono utilizzare sistemi WiMAX, in tutti gli ambienti, dall’urbano al rurale), rende WiMAX competitivo sul mercato per ogni tipo di utenza (dall’azienda all’utente singolo). WiMAX è in grado di operare sia su bande di frequenza sottoposte a licenza (cioè porzioni dello spettro frequenziale assegnate in uso esclusivo dalle istituzioni governative preposte a enti e aziende, solitamente dietro compenso) che su bande “non licenziate” (cioè su frequenze per il cui utilizzo non vi è alcun pagamento). La tecnologia supporta velocità di trasmissione di dati condivisi fino a 70 Mbit/s in aree metropolitane, utilizzando una tecnologia che non richiede la visibilità ottica tra le stazioni. Secondo i proponenti di WiMAX questa ampiezza di banda è sufficiente per supportare simultaneamente almeno 40 aziende con connettività di tipo T1 e 70 abitazioni con connettività al livello DSL da 1 Mbit/s.

WiMAX ha un potenziale tale da consentire di allargare a molti milioni gli accessi ad Internet senza fili, proprio per il basso costo e la relativa facilità di implementazione della struttura: la copertura senza fili di WiMAX si misura in km², mentre la copertura Wi-Fi viene misurata in decine di m². Per questo motivo è una tecnologia che dovrebbe ridurre il digital divide. Le stazioni-base WiMAX dovrebbero riuscire a coprire intere aree metropolitane (secondo [2] una stazione base WiMAX potrebbe irraggiare connessioni Internet ad alta velocità verso abitazioni e aziende per un raggio di circa 50 km / 31 miglia) collocando ciascuna area entro una WirelessMAN e consentendo che all’interno di questa si realizzi una vera mobilità senza fili. I proponenti sperano che questa tecnologia nel giro di pochi anni venga adottata anche per i computer portatili e per i PDA. Occorre però precisare che il vero roaming a banda larga di tipo cellulare senza fili si baserà sullo standard 802.20, peraltro compatibile con WiMAX.

Di seguito vengono elencate alcune tra le caratteristiche che rendono lo standard WiMAX competitivo:

  • Flessibilità: WiMAX è in grado di supportare sistemi punto-multipunto (P-MP) e multipunto-multipunto (MP-MP, detti anche MESH).
  • Sicurezza: WiMAX implementa diverse tecniche di crittografia, sicurezza ed autenticazione contro intrusioni da parte di terzi.
  • Qualità del Servizio (QoS): WIMAX supporta 4 tipologie di qualità del servizio: Unsolicited Grant Service (UGS) per sistemi real time di dimensione fissa (es. VoIP), Real-Time Polling Service (rtPS) per sistemi real time di dimensione variabile (es. applicazioni video), Non Real-Time Polling Service (nrtPS) per flussi di dati tolleranti al ritardo (es. applicazioni FTP), Best Effort (BE) per flussi di dati dove non è richiesto livello minimo di servizio.
  • Throughput: utilizzando lo schema di modulazione IEEE 802.16 WIMAX trasporta una grossa quantità di traffico con un alto livello di efficienza dello spettro e tolleranza ai segnali riflessi.
  • Installazione: WiMAX non richiede equipaggiamenti particolari. Un’antenna può essere sufficiente per l’equipaggiamento base di una SS.
  • Interoperabilità: WiMAX è uno standard e quindi indipendente dal tipo di apparato o dal provider.
  • Mobilità: grazie allo standard 802.16e WiMAX permette connessioni in ambienti mobili fino a 160 km/h.
  • Costi / Copertura: lo standard di tipo “open”, unito all’economia di scala dovuta alla produzione dei componenti WiMAX, dovrebbe ridurre notevolmente i costi per fornitori ed utenti, assicurando la copertura tra Base Station e Subscriber Station, ed elevata velocità di banda.
  • NLOS (not line of sight): la capacità di trasmettere attraverso territori parzialmente ostruiti (es. monti), grazie alla modulazione utilizzata. Questa è una delle peculiarità del WiMAX.

Inoltre, le potenzialità di WiMAX fanno sì che questa tecnologia venga utilizzata nelle seguenti applicazioni:

  • Connessione tra hotspots Wi-Fi, e tra hotspot e rete Internet (con HotSpot si intendono i “punti di accesso” pubblici, come aeroporti o università, che offrono una connessione).
  • alternativa alla tecnologia xDSL.
  • servizi e connessione ad alta velocità per la trasmissione da apparecchi mobili (cellulari, PDA).

In questo periodo ci sarà una banda d’asta per permettere a tutti i comuni d’Italia di acquistare un antenna di piccole dimensioni ( circa 80 cm ) di mandare questo segnale, come un’unica impedimento quello di non farvi partecipare ( all’asta ) aziende di telecomunicazioni… speriamo bene

L’acqua non è una merce

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Ripetetelo allo specchio ogni mattina: vi darà consapevolezza.
I numeri parlano e ci sussurrano dati che non vogliamo ascoltare. Un miliardo di persone non ha acqua potabile. Un milione e ottocentomila bambini muoiono ogni anno per malattie causate dall’acqua inquinata. Dove va l’acqua? Una tazza di caffè richiede 140 litri di acqua, un paio di jeans 11.000 litri, un’automobile 400.000 litri. E solo il 3% dell’acqua del pianeta è potabile.
In Italia l’acqua è una risorsa finanziaria e, quindi, viene privatizzata. Dove prima c’era una sorgente, una fontana pubblica sono arrivati gli imprenditori. I mercificatori dell’acqua. Un bene primario si è trasformato in azioni, in asset, in profitto. L’acqua deve restare in mani pubbliche, le nostre mani. Se non funzionano gli acquedotti pubblici, se sono bucati, vanno riparati, anche a calci nel c..o. I privati devono starne fuori.

Pubblico parte della lettera ricevuta dal presidente di Greenpeace Italia.

“La Direttiva 60/2000 dell’Unione Europea recita: “..l’acqua non è un prodotto commerciale, bensì un patrimonio che va protetto“. L’incultura dell’acqua in Italia, porta a consumare 170 litri di acqua imbottigliata per abitante all’anno, contro una media europea di 85 ed una mondiale di 15, equivalenti a 5 miliardi di contenitori plastici che si trasformano in 100.000 tonnellate/anno di rifiuto urbano.
L’acqua imbottigliata, assoggettata a regimi di controlli spesso lacunosi, ha un costo tra 30 e 50 centesimi, cui si sommano i costi di smaltimento del contenitore, mentre 1.000 litri di acqua da acquedotto, più controllata sul piano chimico-batteriologico, non costano più di 1 euro. Gli italiani dichiarano che alla base di questo paradosso c’è la convinzione che l’acqua imbottigliata sia più sicura ( 51% ), più “buona” (35%), meno “dura” (14% ).
Il nostro Paese è ricco di acquiferi sotterranei, tra i 5 e i 12 miliardi di metri cubi. Ciò nonostante, la crisi idrica è alle porte in tutto il Paese, anche come effetto del cambiamento climatico globale, che vedrà l’aridificazione nel Centro-Sud e la sub-tropicalizzazione nel Nord.
L’origine di questa scarsità annunciata?
- decennale incuria e mancata manutenzione delle reti con un livello di dispersione variabile tra il 30% della Emilia-Romagna e più del 50% dell‘ Acquedotto Pugliese
- inquinamento dei fiumi da parte di insediamenti industriali, attivi e dimessi, ed urbani, in spregio ad ogni normativa, anche per la totale aleatorietà dei controlli ambientali
- insostenibile idroesigenza di un settore primario caratterizzato per decenni da monocolture intensive e da tecniche irrigue (es. a pioggia) dissipatrici di oltre il 30% dell’acqua erogata
- mancata generalizzazione di apparati per la minimizzare i consumi a parità di prestazione, a livello dei consumi domestici. L’eccellente esperienza condotta al riguardo a Bagnacavallo in Emilia Romagna ha mostrato come questa sola misura, il cui bassissimo costo (2-3 euro/abitante) si ripaga con i certificati bianchi per la minore spesa energetica del servizio idrico, consenta di ridurre i consumi familiari di almeno il 10-12 %.”
Walter Ganapini, Presidente Greenpeace Italia

RESET inceneritori

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Il 10 aprile al dipendente Romano Prodi fu chiesta l’abolizione dei finanziamenti agli inceneritori di rifiuti ed alle centrali a fonti fossili (carbone, olio combustibile,scarti della lavorazione petrolifera) tramite le nostre bollette Enel (voce A3). Questi impianti sono considerati, solo in Italia, fonti d’energia rinnovabile ed assimilate e hanno un contributo che dovrebbe andare alle vere rinnovabili: sole, vento, acqua.Nonostante l’Unione Europea lo vieti e sull’Italia vi sia una procedura d’ infrazione.
Va ricordato al dipendente Prodi che il suo commissario all’Energia Loyola De Palacio affermò il 20.11.2003 che “la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile”.
I finanziamenti vanno ai soliti noti. Alle multiutilities con inceneritori, all’Api con le sue centrali a Falconara e poi Edison, EniPower, Enel etc. Bruciando gli scarti delle lavorazioni petrolifere a Sarroch (Cagliari) e Priolo Gargallo (Siracusa), Moratti e Garrone si pagano le campagne acquisti di Inter e Sampdoria anche con le bollette della luce di milanisti e genoani. Dov’è la calcio condicio?
Leggete l’elenco di chi ha goduto dei finanziamenti Cip6 [http://www.gsel.it/biblioteca/documenti/9223_20051223_ELENCOASSEGNAZIONI.PDF] nel 2006 e dal sito ufficiale dell’Authority dell’Energia i consuntivi del 2003-2004 con le quote percentuali delle prime 10 società che si sono accaparrate contributi per fonti assimilate e false rinnovabili: troviamo: Asm Brescia, la multinazionale Fooster&Wheeler (che costruisce inceneritori tra le altre cose), Sarlux (petrolio, famiglia Moratti) Erg (petrolio, famiglia Garrone), Edison (gassificatori), ApiEnergia… (petrolio) Parliamo di un giro di finanziamenti pari a 3,1 miliardi di euro nel 2005 (2,4 miliardi nel 2004). Oltre ai Cip6 c’è la nuova frontiera i …’Certificati Verdi’ ed a goderne sono sempre loro. Con i nostri soldi.
Tutto avviene alla faccia delle vere rinnovabili che ricevono solo una minima parte dei fondi.
Queste macchine da tumori stanno in piedi perché le finanziamo noi con un meccanismo illegale per la stessa Unione Europea. Le finanziamo con la bolletta della luce. Paghiamo rinnovabili e creiamo tumorifici.
Gli investitori della Borsa vogliono sempre più inceneritori, gassificatori, centrali a carbone ‘pulito’. Naturalmente e solo grazie ai finanziamenti pubblici e coatti.
Ci prenotano l’aldilà anticipato per tutti ed intanto se la godono facendo i capitalisti con i nostri soldi.
In Parlamento c’è chi sta provando ad abolire questo meccanismo ‘drogato’ dei Cip6-Certificati Verdi, ma la lobby trasversale resiste.Da AN ai DS passando per Forza Italia, Margherita, Rosa nel Pugno, Udc.

Contro questo scandalo è iniziato un RESET Inceneritori:
1 – Informiamoci sui danni degli inceneritori e sulle alternative possibili (strategie Rifiuti Zero , sistemi integrati con riduzione alla fonte, raccolta differenziata porta a porta, trattamento biologico ‘a freddo’).

2 – Sulla rete è partita una petizione online ‘RESET Inceneritori‘ [http://www.petitiononline.com/RESETINC/petition-sign.html] alla Commissione Europea ed al Governo italiano per chiedere la fine dei finanziamenti ad inceneritori e centrali a fonti assimilate.
3L’acquisto del microscopio elettronico

Salviamo la nostra vita e quella dei nostri figli! RESET!

Business Berlusca

Nei negozi vendono maschere con le fattezze di Berlusconi. Se le mette Berlusconi per andare in giro senza scorta… Fossi in lui- no, fossi in lui mi ammazzerei…

Britney

Britney Spears ha dichiarato tre anni fa che intendeva rimanere vergine fino al matrimonio. Quindi pare abbia aggiunto altre cose, ma i giornalisti stavano ridendo troppo forte per riuscire a sentire.

Occhio per occhio…

Pakistan. Un pluriomicida è stato condannato ad essere strangolato, decapitato, tagliato in cento pezzi, bruciato su una graticola e poi sciolto in una vasca d’acido a causa dei suoi crimini. E questo era il patteggiamento.

Blackout

Per colpa di un blackout all’aereoporto, Martedì scorso Valeria Marini è stata bloccata per ore su una scala mobile che si era fermata

Caccia grossa

Nel Brunei hanno catturato un pitone lungo 40 metri. Ma non farò l’ovvio parallelismo fra me e il pitone di 40 metri…

Pelliccia

Non indossate pellicce. Lo sapete che ogni pelliccia equivale a 18 alberi abbattuti solo per i cartelli di protesta?

Saddam Hussein

Hanno scoperto da poco che Saddam Hussein si faceva le canne. Ciò dimostra che a questo mondo nessuno è del tutto cattivo.

Baglioni

Claudio Baglioni sta facendo un concerto.Un concerto di beneficienza. Il ricavato sarà devoluto alle vittime del concerto.

Sex

Un torinese ha divorziato perchè la moglie spendeva tutti i soldi in vibratori… Ho come la sensazione che lui non le mancherà.

Dance

Le ballerina di danza classica ballano sempre sulle punte… Non possono trovare ballerine più alte?

Coma

A bologna un uomo si è svegliato dopo sette anni di coma. Le sue prime parole sono state:” a Berlusconi poi quanto gli hanno dato?”

Etologia

Se la razza umana non fosse superficiale, Mastrota non potrebbe vendere materassi Eminflex

Planet Hollywood

La catena di ristorante Planet Hollywood ha dichiarato bancarotta. Sorprendente. Chi poteva prevedere che l’idea dell’hamburger a ottanta euro non sarebbe piaciuta…

Mille e una notte

Chissà che puzza, dentro la lampada di Aladino

Fassino

Piero Fassino alle Invasioni Barbariche: “Tra Ferrara e Travaglio, preferisco Ferrara”. La stessa risposta che avrebbe dato Berlusconi. Comunque l’ha scampata bella…

Avviso

Avviso ai congressisti DS: quando passate davanti al pantheon, occhio al portafoglio

Tv domenicale

Buona Domenica contro Domenica in.

Immaginate nelle case la lotta per il telecomando.

Buon anno

Capodanno indimenticabile. Era quasi mezzanotte. “Dieci, nove, otto…” La mia ragazza si volta e mi fa:-Ti lascio.- “Sette, sei, cinque…” -Cosa?- “Due, uno, AUGURI! Buon anno!”

Fra qualche anno

Casa delle Libertà e Partito Democratico si fonderanno per formare il nuovo Partito di Centro. Il nuovo partito non avrà alcun programma.

Nord, quanto mi manchi…

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Che sensazione strana, di quasi disinteresse per i risultati delle elezioni amministrative. Non mi era mai capitato. Sarà che, essendo per me  l’esito “scontato”,  evidentemente questi risultati  li ho già metabolizzati. Il dato che mi ha colpito di più è stata la scarsa partecipazione al voto dell’elettorato di centrosinistra. Io stesso non so cosa avrei fatto se si fosse votato nella mia città, Lecce. Altro che campanello d’allarme per i leader dell’Unione! Certo, non c’è stata la spallata ma Silvio Berlusconi può cantar vittoria. Ha stravinto  nel nord grazie ai candidati leghisti mentre l’Unione che sottolinea la vittoria di Agrigento si dimentica di dire  che il neo sindaco è uno dell’Udc che ha cambiato sponda e che a Taranto e a L’Aquila i candidati erano della sinistra radicale. Sia chiaro, non è stato un test sul partito democratico che deve ancora nascere ma ds e margherita escono male dal voto. Come scrive sul Manifesto il vecchio e saggio Valentino Parlato “chi oggi sta al governo eviti di consolarsi nella logica del male minore e si sforzi di capire”. La crisi della politica è forte e cambiar rotta è il minimo che si richiede. L’ossessione del centro non porta da nessuna parte. Certo tra tutte le strade io preferisco sempre la sinistra alla destra… anche perchè come diceva Luttazzi: “con queste elezioni andremo da due parti o in un governo con Berlusconi o uno senza… e a questo punto^^”

La strana coppia

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Economia e legalità sono due facce della stessa medaglia. Senza legalità l’economia è soggetta a una trasformazione: diventa spaghetty-economy. In cosa consiste questa deviazione dai principi di Adam Smith? Esiste un caso da manuale da insegnare in ogni facoltà di economia: l’Italia.
Immaginate un blocco di spaghetti freddo, di qualche giorno, un blocco biancastro, ripugnante all’aspetto. Provate a tirare uno spaghetto a caso. Lo spaghetto opporrà una strenua resistenza. Rimarrà attorcigliato con ostinazione agli altri spaghetti. Non saprete mai dove finisce, quanto è lungo.
Se tirate lo spaghetto Parmalat dove termina? E quelli della Cirio, della Banca Popolare di Lodi, di Banca 121, dei tango bond?
Ci si deve rassegnare a una visione d’insieme, esterna della palla di spaghetti. Fa schifo e basta. Non si può indagare oltre. I conflitti di interessi sono così intrecciati che un banchiere può essere anche editore, ad esempio del Corriere della Sera, un industriale, presente in due consigli di amministrazione, può comprare e vendere da sé stesso, un sindaco può essere anche amministratore, un pregiudicato fare il presidente o il manager.
Economia, politica e editoria sono una sola cosa. Una triade che controlla il Sistema. Una organizzazione di stampo omertoso molto più potente del Sistema camorristico denunciato da Saviano in ‘Gomorra’.
La fusione delle due banche Unicredit e Capitalia è una dimostrazione di come il Sistema protegga sé stesso. In questi anni Capitalia è stata in parte risanata, riorganizzata, restituita al suo ‘core business’ dalla precedente gestione affaristica praticata nei corridoi di Montecitorio. Prima era una banca di agevolazione politica bipartisan. Il merito è di Matteo Arpe, amministratore delegato, di poco più di quarant’anni. Arpe è uno dei pochi banchieri stimati nel mondo finanziario internazionale. Si oppone a una serie di manovre del presidente di Capitalia, Cesare Geronzi ultrasettantenne. Il presidente Geronzi cerca di farlo fuori, Arpe resiste con il supporto degli investitori esteri.
Ma chi è Cesare Geronzi? Il suo curriculum vitae farebbe invidia a Al Capone. Per Geronzi fu richiesta l’interdizione dal suo incarico di presidente di Capitalia dalla Procura di Parma. Un dirigente di Capitalia, Andrea Del Moretto, aveva scoperto già nel 2002 come stavano le cose nella Parmalat, con obbligazioni in circolazione di circa 7 miliardi di euro contro il miliardo e 200 milioni dichiarato in bilancio. Geronzi non fece nulla, non ritirò le linee di credito verso la Parmalat e per più di un anno furono venduti bond con il buco dentro. Geronzi è stato condannato in primo grado a un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta preferenziale per il crac Italcase dal tribunale di Brescia. Il consiglio di amministrazione ha ovviamente confermato Geronzi nei suoi incarichi.
La fusione con Unicredit fa nascere la più grande banca italiana. Profumo e Geronzi sono sulle pagine dei giornali in trionfo. D’Arpe è dimissionato. Forse andrà all’estero. L’ennesima fuga di cervelli. D’Alema e Berlusconi sono felici insieme a un a un nutrito gruppo di politici. Molto felici. Forse troppo felici. Geronzi è vicepresidente di Unicredit group, una banca da 100 miliardi di euro che ha quote azionarie ovunque. Dai media, con RCS, alle banche d’affari, con Mediobanca.
Profumo, si dice, si occuperà di banca, e quindi del business, e Geronzi delle partecipazioni, e quindi della politica. Il miglior banchiere italiano a fianco del pregiudicato Geronzi è la foto di un fallimento. L’economia è reputazione e noi l’abbiamo persa da un pezzo.

Radio Maria, la Radio del Vaticano

Le antenne di radio Maria portano un cinismo vaticano e orribile. Non solo la pedofilia
Ce un inquinamento di cui poco si parla ma che porta cancro e leucemia, quello elettromagnetico.
In ogni citta sono posti ovunque, senza il consenso dei cittadini, piccoli ripetitori per cellulari fitti e malefici, soprattutto dopo che i cellulari sono stati dotati di video, che richiede una stabilita maggiore dell’immagine.
Ma a Roma ce un’altra fonte pericolosissima di inquinamento: le antenne della radio vaticana.
Ovunque voi siate in Italia potete avere una ricezione debolissima e perdere GR Parlamento o radio radicale o Sole 24 ore, ma capterete sempre le tre frequenze di Radio Maria con i canti di chiesa, la rassegna stampa di Padre Livio e la cronaca del Papa.
Queste antenne sono le piu potenti del mondo e raggiungono: tutto il mondo.
Ma seminano morte.
La legge Ronchi, molto blanda, stabilì una soglia massima di 6 Volt/metro, ma le antenne del Vaticano arrivano al triplo e colpiscono con un messaggio altamente contaminante case, asili, scuole, ospedali.. per un raggio di 4 km, soprattutto di notte quando irradiano oltre oceano.
Ma Radio Maria se ne frega e rifiuta di moderarle, rifiuta di sottostare alle leggi dello Stato italiano che per il Vaticano non valgono, in base all’extraterritorialità. Per questo 30.000 persone sono sottoposte a un contagio mortale.
A Cesano le frequenze mandano in tilt gli strumenti diagnostici dell’ospedale e impediscono perfino un EEG. Addirittura non si vede la tv, ma si sente Radio Maria.
Lì si muore di tumore il 30% di piu che nel resto del paese. Nel ‘96 un solo dottore ha avuto 33 casi. Radio Maria produce allegramente un cimitero elettromagnetico ma non demorde. Malattie e morti non la interessano. Casi di tumore in ogni casa, insonnie, cefalee, disturbi della memoria, spossatezze.
Sono stati iniziati processi, ma lo Stato Italiano e sempre stato molto debole con questo piccolo potentissimo Stato, che è la Santa Romana Chiesa(santa?!?), che si innesta come un pericoloso parassita nel corpo del paese.
E lo Stato aggiunge all’incoscienza altra incoscienza, perche a Cesano si continua a dare licenze edilizie, tanto piu in quest’area … la metropolitana leggera.
Il Vaticano nega che l’elettrosmog sia nocivo. Come negò, 4 secoli fa, che il Sole fosse al centro del nostro sistema .
Ma i bambini non lo sanno che l’elettrosmog non fa morire, come dice Padre Matis.
E intanto muoiono lo stesso. C’è un fatto divertente in tutto questo che la Chiesa ha posto le sue potentissime antenne al confine del suo Stato ( ma comunque all’interno ) in questo modo lei non ne risente ma i paesi romani confinanti come Cesano sono colpiti ogni anno da tantissimi casi di tumori… Come al solito hanno insabbiato tutto e si sono parati il culo… Questa è la nostra Chiesa…

A difesa di Santoro vs la Chiesa

Ieri sera (31/5/2007) Michele Santoro è stato l’unico giornalista in Italia che ha parlato di un argomento piuttosto toccante in questo Paese. Quello della Chiesa. La puntata di ieri si è concentrata su un Documento Ufficiale Confidenziale della Chiesa che spiegava come occultare le prove contro i preti pedofili e come ci si poteva difendere da esse. Inoltre Santoro ha fatto vedere un video della BBC in cui venivano analizzati alcuni punti del documento Crimen Sollicitationis { che io ho analizzato gia in altri articoli del mio blog}, venivano inoltre fatte sentire le testimonianze di bambini, oramai adulti, violentati, e venivano fatte sentire le testimonianze di preti cacciati dalla Chiesa perchè andavano contro questo processo. Per chi ritenesse che non ci sia stato il contradditorio spiego fin da ora che più volte la Chiesa è stata chiamata a rispondere od a intervenire riguardo quel documento, tanto che la BBC aveva proposto addirittura che facessero anche loro un filmato, la Loro, i portatori della parola di Cristo hanno sempre rifiutato, molte volte senza neanche aprire la raccomandata. E’ stata una puntata interessante tutti i protagonisti della vicenda sono stati pronti ad ascotare le parole della loro contro-parte. “Una prova di civiltà” l’ha definita Santoro e io sono pienamente d’accordo. Ma ora veniamo all’articolo della Repubblica di questa mattina (1/6/2007). Nell’articolo leggiamo molte diffamazioni da parte di politici, clero ecc. riguardo il nostro giornalista Santoro: spiegano come sia stata tv spazzatura, come ci sia stata un chiaro attacco al papa, come la Rai non dovrebbe essere usata nello stesso scopo. E’ divertente il fatto che tutti quanti ripetano le stesse cose neanche dopo lo spettacolo di AnnoZero si siano sentiti per telefono per decidere cosa dovevano fare: Cazzo stavolta ce l’ha rigirata ar culo… e ora che facciamo? semplice sputtaniamolo un po’^^. Bene dico ai miei cari DIPENDENTI Bondi, Cesa, Storace e il caro ministro Calderoli, tutti attenti cattolici ipocriti, che non è stata assolutamente tv spazzatura per primo perchè è stata vista da oltre 4.000.000 di persone più della prima puntata di Santoro; e inoltre è stata la prova che per la nostra democrazia (forse) c’è ancora speranza, perchè riuscita a denunciare un fatto secondo me GRAVISSIMO. Per tutti gli altri esponenti del Clero che dicono che è stato un attacco deciso contro Ratzinger (non lo definisco neanche papa e poi spiegherò perchè), a tutte queste brave persone le invito a rivedere nuovamente la puntata perchè secondo me si sono persi qualche pezzo. Santoro ha fatto anche più di quanto avrebbe dovuto fare un giornalista… cioè non solo ha dato la notizia così com’è ma ha modificato quelle parti del filmato che erano poco chiare o poco costruttive ai fini della puntata. Quindi direi proprio che non c’è stato un attacco a Ratzinger ma a Santoro e di questo me ne dispiaccio… ma che volete farci forse in Italia non siamo pù abituati a certi tipi di giornalismo e ormai ci siamo dimenticati anche come si danno le notizie… x noi l’importante è leccare il culo… perchè in fin dei conti i giornalisti sono succubi della politica e di tutte le grandi autorità, Clero compreso ( è questo nn va bene). Ma adesso un attacco concreto lo faccio io, tanto non rischio il culo in Rai^^, spiegatemi una cosa… Ratzinger nn si può attaccare?? Non si può denunciare un attività illegale del papa?? risp per favore… Il papa non può essere condannato civilmente se commette degli errori?? Si può essere fatto. Ed è quello che andrebbe fatto. La chiesa giustifica il Crimen Sollcitationis in due modi: il primo spiegando che serva per capire come ci si difende da certe accuse, che effettivamente è vero, ma c’è un ma ( ce sempre un ma^^). Nel documento paragrafo 11) la Chiesa spiega come tutti coloro che vengano a conoscenza di alcuni reati sessuali commessi dal prete debbano mantenere la segretezza assoluta, pena la scomunica. Inoltre confuta questo fatto dicendo che nel paragrafo 15) si spiega come chi venga a conoscenza di reati sessuali da parte di preti lo debba confessare entro 1 mese, pena la scomunica. Anche questo è vero ma sapete un po’ a chi lo si deve confessare… ALLA CHIESA. Vi spiego per bene… supponiamo che io vengo a sapere che un prete commette reati sessuali, io lo devo dire alla Chiesa che lo giudicherà con il suo tribunale canonico e quindi spostandolo di parrocchia in parrocchia per farne perdere le tracce ( insabbiando tutto ), ma devo stare zitto riguardo lo stato e non lo devo denunciare penalmente. Ma arriviamo a Ratzinger… La Chiesa spiega come queste accuse contro il (vostro) papa siano infondate in quanto il documento esista dal 1962, quando ancora Ratzinger insegnava all’università, ma non spiega come nel 1983 Ratzinger scrive una lettera ( de delictibus gravioribus ) come anticipazione a quella che erano le nuove regole canoniche adottate dalla Chiesa. In questa lettera Ratzinger spiega come in caso di reati sessuali da parte dei preti ci si ridebba fare al documento Crimen Sollicitationis, quindi ancora attuali. Firmatari della lettera: Ratzinger e Bertone. Alla visione di questi fatti io mi chiedo… come possa Ratzinger svegliarsi la mattina e pensare di professare la parola di Cristo? per favore risp… e in caso di contraddittorio sono disponibile anche se da contraddire ce davvero poco. A Presto cari amici e speriamo che il mondo cambi ancora prima…. Ratzinger si deve dimettere.

L’Italia che (non) conta

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Oliviero Beha ha scritto un libro: Italiopoli. Questo è l’epilogo di un’Italia con il buco dentro. Non ce la facciamo più, lo sappiamo. Se l’autoriforma del sistema è impossibile, la rivoluzione non è attuabile, invochiamo uno tsunami.

“L’Italia è una nazione con il buco dentro. Un vuoto che accompagna l’italiano dalla culla alla bara. Non se ne accorge neppure più. E sprofonda, sprofonda. Quando va all’estero non trova inceneritori, traffico, sporcizia, maleducazione, burocrazia, pregiudicati in Parlamento, impunità, tariffe dei servizi pubblici da strozzini. Non trova neppure Tronchetti Provera, Geronzi, Berlusconi e Andreotti. E questo lo fa stare meglio. Cambiato. Ma al rientro gli bastano cinque minuti per adeguarsi e diventare il solito italiano di merda. Si può dire merda? Non è vilipendio della nazionalità, ma una questione di sopravvivenza.
Se l’italiano onesto, soprattutto quello onesto, non fa come gli altri è tagliato fuori. E se protesta può finire male, denunciato, minacciato, querelato, in galera. Qualche volta sparato o gettato da un cavalcavia. In Italia l’economia è un concetto romantico, tramontato. Sostituita dalla finanza, dai debiti, dai Ricucci, dai Coppola, dai Fiorani, dai Consorte, dai Fazio. La lista è interminabile, sfiancante, come quella dei truffati dai tango bond, dai Parmalat bond o con titoli Telecom di carta straccia.
Intorno al buco c’è un altro buco: le concessioni. Acqua, etere, riscaldamento, elettricità, strade regalate agli amici degli amici. Regalate, perchè se un privato bussa alle porte dello Stato e compra senza soldi, indebitando l’azienda, si può parlare solo di regalo. I politici hanno regalato, regalano, i nostri bisogni primari, la nostra vita, a imprenditori con le pezze al culo in cambio di simpatia, connivenza, finanziamenti.
L’Italia è sfiancata, rabbiosa. Il Parlamento è più squalificato di Scampia. Le nuove generazioni la pensione non l’avranno. E neppure il posto di lavoro. Hanno lo schiavismo a norma di legge Biagi. Il rischio di impresa sulle spalle dei ragazzini, non dell’imprenditore. Che meraviglioso Paese.
Una domanda bisogna però farsela. Se non si produce ricchezza. Se la pubblica amministrazione ha quattro milioni di persone, pari alla popolazione dell’Irlanda. Se il nostro debito pubblico è tra i più alti del mondo e se, quando attraversiamo sulle strisce, veniamo investiti, come è possibile tirare avanti? Forse siamo dentro a un sogno e ci sveglieremo in Argentina. O forse sono le rimesse mafiose a tenere in piedi il Paese. Le rimesse delle Mafie che hanno attuato la secessione di fatto in Sicilia, in Calabria, in Campania sono la nostra ultima risorsa. Se questo è vero bisogna incoraggiare la criminalità organizzata. Tagliare i fondi ai tribunali, alla Giustizia. Nominare alla Commissione Antimafia dei pregiudicati come Pomicino e Vito. Proprio quello che sta facendo il Governo. Gli italiani hanno voltato pagina con le elezioni. E si sono trovati Mastella alla Giustizia, il conflitto di interessi, la legge parlamentare, l’ex Cirielli, la Pecorella, l’indulto. Il copione è sempre lo stesso e gli italiani anche.”

TAV

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La sinistra di lotta e di governo ha capito perchè ha perso. Da sola non ci arrivava, c’è voluta una soffiata di Fini, il disinformato sui fatti. Fini ha spiegato che l’azzeramento della sinistra nel Nord è colpa dei no Tav. La Tav è progresso, la mozzarella arriva mezz’ora prima a Kiev e i finanziamenti europei premiano la nostra economia.
La Tav non si fa per colpa dei valligiani, degli ambientalisti, dei no global?
Niente di tutto questo. Il Financial Times ha un parere diverso da Fini e dal trenino tav/diessino chiamparinobressofassino.
La Tav ci costerebbe QUARANTASETTEMILIARDI di euro. La Comunità ne rimborsa solo una parte agli Stati partecipanti con un fondo di otto miliardi di euro. All’Italia ne andrebbe qualche miliardo.
Il Financial Times scrive che l’Italia i soldi per la Tav non li ha. Che il suo debito pubblico, il 107% del prodotto interno lordo, quasi il doppio del limite europeo, non consente investimenti. Insomma, usando un linguaggio più tecnico, che siamo con le pezze al culo.
Abbiamo le ferrovie più vecchie d’Europa. Perchè non le mettiamo a posto? Forse perchè non portano soldi ai politici e all’economia assistita? Il costo del solo tunnel in Val di Susa è di sette miliardi di euro, la Comunità potrebbe rimborsarne fino al 30%. Il resto chi ce lo mette?
Gli italiani sono spremuti come limoni dalle tasse, viaggiano sui treni locali come delle bestie e dovrebbero spendere una cifra pari a due/tre finanziarie per bucare un tunnel e fare dei corridoi Lisbona-Kiev e Berlino-Palermo?
A cosa serve la Tav dalla Sicilia al Mar Baltico quando con un volo low cost si arriva in un paio d’ore? E poi parliamo di costi della politica? Costi? La Tav è una voragine, un abisso, la Fossa delle Marianne.

Che DELUSIONE questa sinistra!!!

Il titolo non avrebbe potuto farvi capire meglio in che stato d’animo mi trovo. E’ passato un anno del governo Prodi e vorrei semplicemente ricordare i punti salienti del programma attuato fino ad ora ( partendo dal punto più vicino a noi):

 - 101 euro agli Statali: da pochissimo hanno deciso di approvare ciò che chiedevano questi operai statali, dopo una lotta immane, voglio ricordare che i parlamentari italiani prendono il doppio dei tedeschi e inglesi, il triplo degli spagnoli e il quadruplo dei portoghesi e si lamentavano per 101 euro asd ( hanno un reddito medio annuo di 150.000 euro e più) {approfondisci sul blog}

- Legge Mastella: ( non ancora entrata in vigora, ma da ricordare che alle Camere, dove abbiamo la maggioranza assoluta, è stata votata all’unanimità); è una legge vergogna che impedisce di svolgere il lavoro dei nostri giornalisti, quei pochi che ancora lavorano come si deve. {approfondisci sul blog}

- Cuneo Fiscale: con il quale le grandi aziende ( multinazionali ) possono nascondere il 3,7% del loro reddito e non pagarlo in tasse, in culo la prendiamo sempre e solo noi contribuenti… ^^

- Legge sul Conflitto d’Interessi: Prodi ha dichiarato che non intende fare questa legge perchè tanto non passerebbe alle Camere, figurarsi al Senato. Ma dico?!? avete letto? Intanto fai sta cazzo di legge… intanto fai il tuo dovere e poi se non passa non è colpa tua. La verità è che i nostri parlamentari, tutti nessuno escludo, sarebbero fuori con la legge sul conflitto d’interessi… tutti hanno uno scheletro nell’armadio… {approfondisci sul blog}

- Legge Scaloni: Non vogliono cambiare la legge Scaloni perchè hanno detto che: prima si viveva di meno e quindi a 50 anni andavi in pensione e ti bastava per quegli altri 10/15 anni di vita che avevi ancora, adesso vivendo di più la pensione non basta più e quindi si deve lavorare di più. Apparte che io la adeguerei e farei lavorare di più quelli che fanno attività sedentaria ( parlamentari^^, avvocati, ecc.) e farei lavorare di meno gli operai ecc. dando anch’essi una retribuzione sulla pensione maggiore rispetto ad altri che lavorano di più, equiparando il tutto. Inoltre vorrei farvi notare che i nostri bravi parlamentari dopo DUEANNIEMEZZO di governo possono andare in pensione… Non ho parole, a noi gli Scaloni e a loro gli scivoloni… ( la maggior parte non va in pensione perchè altrimenti rischierebbe la galera o multe pesanti) {approfondisci sul blog}

- Rai : vogliono privattizare la Rai, ancora non ho capito se è un bene o un male, so solo che anche il governo di destra lo voleva fare la scorsa legislatura e che in questo modo NOI i CONTRIBUENTI, quelli che PAGHIAMO per la NOSTRA tv, non la controlleremo più… fate voi {approfondisci sul blog}

- Telecom: hanno fatto l’emendamento Gentiloni con il quale la maggior parte delle quotazioni in borsa devono rimanere in Italia… Toh una giusta… ma Prodi subito cerca un accordo Berlusconi dandogli in cambio la Telecom per una promessa di far mantenere il governo i 5 anni stabiliti dalla Costituzione… con relativi danni {approfondisci sul blog}  

- TFR: hanno fatto la legge sul TFR, da ricordare altrimenti s’incazzano, qui non sono molto d’accordo, perchè le persone dovrebbero essere in grado di scegliere, ma apparte un mio giudizio personale non ho niente da contestare.

- Legge sulle droghe leggere: Evvai finalmente una su cui sono d’accordo completamente, non potevi equiparare le droghe leggere con quelle pesanti, è una cosa che non si può fare. Anche perchè diciamolo, esistono droghe che fanno veramente male: eroina, ecstasy, cocaina… e ci sono delle altre che sono eccellenti… non puoi equipararle ^^ ( anche se ultimamente si sono smentiti perchè è morto un ragazzo con uno spinello, oggi hanno scoperto che c’era Crack dentro, non dico altro…)

- Finanziaria: E’ vero… Non c’erano soldi nelle casse dello Stato, avevamo un deficit assurdo ( ora si è fermato al 2,3% ). Ed è vero anche che il Parlamento europeo ha deciso che ogni nazione prima di ogni altra cosa doveva saldare il suo debito pubblico… Ma ci avete “lessato”. La gente muore di fame, non ha casa, non ha lavoro, non può fare figli… spero solo che adesso che abbiamo fermato il deficit i nostri parlamentari pensino più a noi che ai loro casini interni.

Concludo con un pensiero di Beppe Grillo ( che condivido pienamente): I parlamentari, sono nostri dipendenti, perchè siamo noi che gli diamo i soldi per pagarsi la villa alle Bahamas, mentre qui la gente di fame. Quindi li cacciamo tutti via come stanno, ne assumiamo qualcuno, fissiamo degli obbiettivi comuni in rete… e se raggiungono gli obbiettivi ok altrimenti TUTTI FUORI DALLE PALLE.

PS: Se ho saltato qualche punto del programma della sinistra non l’ho fatto per volontà, quindi vi prego di scusarmi e di avvertirmi perchè provvederò a correggere. Ancora vorrei dirvi che molti dei punti analizzati in questo scritto sono presenti, in maniera più approfondita, sul mio blog…

I Politici Marziani del PD

Giovedì 24 maggio il gruppo Qui Milano libera è andato alla presentazione dell’ultimo libro di Luciano Violante. Ne abbiamo tratto un video. Lo precede il resoconto di Elia.

“Sono lontani. Vivono in un mondo a parte, fatto di salotti e telecamere, frequentato da pochi privilegiati. Sono distanti dalla realtà e la rifuggono in ogni modo. Questi sono i nostri Marziani. Da qualche tempo sono allarmati dalla sfiducia degli italiani nella politica, tanto da farne tema di dibattito.
Due giorni fa il marziano Luciano Violante, presentava alla Mondadori di piazza Duomo il suo ultimo best seller: “UNCORRECT – 10 passi per evitare il fallimento del Partito Democratico”. Con lui i Compagni Marziani Piero Fassino ed Enrico Boselli. Conduceva il temerario Floris.
Ascoltare per un’ora e mezza le loro fumisterie verbali con annesse liti da cortile, credevo mi garantisse il privilegio di poter rivolgere loro, a fine conferenza, qualche domanda.
Avrei voluto chiedere pubblicamente il perchè del voto favorevole e unanime della Camera sul disegno di legge Mastella, che oltre a un limite alla possibilità dei cittadini di essere informati, rischia di diventare un freno alla lotta alla criminalità con la limitazione dello strumento dell’intercettazione.
Avrei voluto chiedere se fosse ancora valido il patto con il quale nel 1994 si era data la garanzia a Berlusconi che non sarebbero state toccate le televisioni o se, nascendo un nuovo soggetto politico, si dovessero rinegoziare i trattati (patto disvelato nel 2002 dallo stesso Violante).
Avrei voluto chiedere se saranno mai cancellate le leggi vergogna.
Le domande però le poteva fare solo Floris, domande scomode come si può immaginare… In tanti abbiamo alzato la mano invano, chi ha provato a prendere la parola è stato zittito come un provocatore. Piero, che era riuscito a domandare a Fassino per quale motivo, visto che si parla tanto di partecipazione, non siano mai stati ricontattati gli oltre quattro milioni di elettori delle primarie, ha ricevuto questa risposta: “Lei ha un tono così aggressivo che se le tira le mani addosso!”.
Floris doveva prendere l’aereo di corsa e non c’era tempo. Ma non eravamo a Ballarò e il pubblico non era di plastica. C’erano persone vere in sala, interessate a parlare di cose serie. Con piacere ho visto che molti attorno a noi erano indignati. Per una volta non eravamo i soliti quattro gatti. Alcuni invitavano i Marziani ad andare a casa, giuravano che non li avrebbero più votati.
Fassino è sgusciato via di corsa, Floris è scappato all’aeroporto, Boselli si è dileguato, Violante farfugliava delle scuse.
Bisogna capirli, i Marziani non sono abituati alle domande non compiacenti: nei salotti della tv non si usa. Il prossimo dibattito sulla crisi della politica tanto vale farlo da Maria De Filippi, se Vespa non s’offende.
Quanto tempo ancora li sopporteremo prima di prenderli a pomodori?”.

 di Piero Ricca

Appello Conflitto d’interessi: Una legge rigorosa subito!

 Niente inciuci sulla Costituzione

E’ passato ormai più di un anno dalle elezioni politiche e manca ancora una legge sul conflitto d´interessi.

Usciamo, sia pure per una manciata di voti, dall´esperienza del governo Berlusconi: un monumento vivente al conflitto d´interessi. Ora occorre senza indugio fare in modo che quell´esperienza sia irripetibile e tutelare la normalità istituzionale secondo canoni applicati in tutte le democrazia più evolute.

La regolamentazione dei conflitti di interesse è infatti parte integrante di ogni ordinamento democratico e tutela un principio fondamentale della democrazia rappresentativa: la garanzia di assoluta imparzialità nell´esercizio delle funzioni di governo, a qualsiasi livello esse siano esercitate. Chiunque svolga una funzione pubblica non può avere interessi personali in contrasto con l´interesse generale.

Sotto questo profilo l´Italia repubblicana non ha dato mai segnali di rigore, e la nostra società appare come una vera selva di conflitti d´interesse. A maggior ragione è necessario un provvedimento che interrompa questo costume. Molti politici dell´Unione ripetono che la legge non può essere punitiva verso Berlusconi. Ma una legge che non impedisca a un monopolista televisivo di esercitare ruoli di governo -e di stabilire, come ha già fatto, leggi a proprio vantaggio- perché dovrebbe essere rispettata da chi ha conflitti d´interesse infinitamente minori?

La legge deve valere per tutti e quindi anche per il caso più clamoroso.

CHIEDIAMO:

  1. una legge che disciplini tutti i conflitti d´interesse e quindi tocchi tutte le funzioni di governo, non solo nello stato ma anche in regioni, province e comuni. La proposta di legge dell´Unione, a firma Franceschini, Migliore, Donati e altri presentata il 7 luglio 2006, non rappresenta a nostro giudizio una risposta adeguata.
  2. una legge che cancelli in modo radicale il sistema del duopolio televisivo (Rai e Mediaset) promuovendo una pluralità di soggetti privati nel segno di una vera concorrenza, e ricostruisca la Rai come autentico servizio pubblico, libero dalla lottizzazione dei partiti.
  3. una legge che stabilisca in modo inequivocabile l´ineleggibilità dei detentori di mezzi di comunicazione o in subordine la loro incompatibilità, che però deve essere assoluta e incondizionata, con qualsiasi ruolo di governo. Il principio guida è inconfutabile: chi esercita un mandato pubblico per volontà dei cittadini elettori non può possedere o controllare strumenti decisivi per orientare in qualsiasi modo e a qualsiasi fine la volontà popolare.
  4. L´abrogazione di tutte le leggi ad personam.

Il governo Prodi appare oggi assorbito e impegnato nell´unico compito del risanamento economico del paese. E da questo punto di vista non esita a chiedere ai cittadini i sacrifici necessari. Ma c´è un risanamento istituzionale che è altrettanto importante e indilazionabile, non richiede costi aggiuntivi, ripristina un principio di legalità che promuove la responsabilità solidale di tutti. Dunque non si può indugiare!

Il confronto su questi temi non può essere limitato alle aule parlamentari, né gli interlocutori principali dell´Unione possono essere proprio coloro che in questi anni si sono resi responsabili delle più vistose manomissioni delle regole democratiche. Chiediamo che attraverso audizioni parlamentari le associazioni della società civile siano ricevute e ascoltate.

La “casta” politica

Sapete cosa mi fa veramente, ma veramente, incazzare? Lavorare per mantenere dei parassiti. Dei dipendenti infedeli. Mi spingo leggermente più in là: dei ladri. Ladro mi sembra la parola adeguata per chi prende dieci volte lo stipendio che gli spetta. quando gli spetta.
I precari, i pensionati, i piccoli imprenditori ogni mattina, al risveglio, mettono da parte dieci, venti, cento euro. Sono le tasse per gli stipendi dei ladroni di Stato. E’ ladro chi usa una carica pubblica per ottenere dei privilegi, dal funerale gratis, alla pensione baby. E’ ladro chi impedisce alla giustizia di funzionare con bancarotte cancellate e bilanci che da falsi diventano veri. Miracoli dell’impunità di una intera classe politica.
Stella e Rizzo la chiamano casta, ma è un complimento. Sono uomini e donne senza arte né parte che hanno vinto un terno al lotto e vivono alle nostre spalle, il loro nome è miserabili.
Sopra c’è l’intervista agli autori del libro: “La Casta”. Prima di vederlo prendete del valium. Di seguito è riportato un brano.

“ Ricordiamo, in breve, solo quattro punti.
Il primo: tra i grandi Paesi occidentali l’Italia è quello con il numero più alto di parlamentari eletti. Senza contare i senatori a vita … abbiamo un parlamentare ogni 60.371 abitanti contro ogni 66.554 in Francia, ogni 91.824 in Gran Bretagna, ogni 112.502 in Germania, per non dire degli Stati Uniti: uno ogni 560.747.
Il secondo: lo stipendio di un deputato è cresciuto dal 1948 ad oggi, in termini reali e cioè tolta l’inflazione, di quasi sei volte … ed è di 11.703 euro oggi.
Terzo punto: nessuno si avvicina ai 149.215 euro di stipendio base dei nostri deputati europei. Non solo prendono oltre 44.000 euro più degli austriaci, ma incassano quasi il doppio dei tedeschi e degli inglesi, il triplo dei portoghesi, il quadruplo degli spagnoli… la lista non tiene conto delle integrazioni, a partire dal rimborso delle spese di viaggio per l’europarlamentare e i suoi collaboratori, “calcolato a forfait sul biglietto aereo più costoso, senza vincolo di documentazione”. Più “la rilevante indennità aggiuntiva per i collaboratori, di cui non solo non occorre documentare la retribuzione, ma neppure l’esistenza” … “Il calcolo di 30-35.000 euro al mese è quindi probabilmente approssimato più per difetto che per eccesso”.
Quarto punto: l’insofferenza di molti parlamentari verso chi calcola nel loro stipendio anche i soldi per il collaboratore è spesso ipocrita fino all’indecenza … pagano sottobanco i collaboratori (tra i 500 e i 1.500 euro) per i quali prendono al Senato 4.678 euro e alla Camera 4.190 al mese … Un servizio delle Iene smascherava il giochetto dimostrando che alla Camera su 629 collaboratori ufficiali quelli regolarmente assunti erano solo 54: tutti gli altri erano pagati in nero.
Quanto? “Il mio riccamente” rispondeva spigliata la margheritina Cinzia Dato. … “La politica ha dei grossi costi. Quindi ognuno s’arangia” spiegava romanescamente il nazional-alleato Carlo Ciccioli. “Quanto paga i portaborse?” “Quattro o cinquecento euro ar mese pe’ fa ‘na cosa. Quatto o cinquecento pe’ fanne ‘natra…”.

Il re dei Paraculo (D’Alema)

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Paraculo: si dice di persona furba, abile nel fare il proprio interesse senza darlo a vedere. Dizionario Garzanti 2006.
Il paraculismo si manifesta in Italia soprattutto nei momenti di crisi. Quando fischia il vento e si avvicina l’uccello padulo tutti prendono le distanze. Il re dei paraculi ha aperto le danze con una intervista domenica scorsa sul Corriere.
Massimo D’Alema tra una strambata e una paraculata ha affermato:
“ E’ in atto una crisi della credibilità della politica che tornerà a travolgere il Paese con sentimenti come quelli che negli anni ’90 segnarono la fine della prima Repubblica”.
Riformuliamo la stessa frase con altri soggetti:
Papa Ratzinger:
“ E’ in atto una crisi della credibilità della Chiesa che ci travolgerà”
Totò Riina:
“ E’ in atto una crisi della credibilità della mafia che ci travolgerà”
Cesare Geronzi:
“ E’ in atto una crisi della credibilità del sistema bancario che ci travolgerà”
Luciano Moggi:
“ E’ in atto una crisi della credibilità del calcio che ci travolgerà”
Silvio Berlusconi:
“ E’ in atto una crisi della credibilità dell’ informazione che ci travolgerà”.

Nessuno di questi signori direbbe una cosa del genere. Hanno una dignità da difendere. Geronzi e Moggi sono quello che sono, ma a certi livelli di paraculismo non sono mai arrivati.
Nella politica e nel giornalismo invece i paraculi sono come le stelle: milioni di milioni. E dopo il nobile discorso di D’Alema sono arrivati tutti, ma proprio tutti alle stesse conclusioni. Napolitano, Scalfari, Sergio Romano, Chiti, Bertinotti, Marini…
Qui siamo all’assurdo. Abbiamo dei politici schizofrenici. Sono giudici e imputati allo stesso tempo, ma con il culo sempre incollato alla poltrona. Chi è il problema ci spiega che c’è un problema.

Legge Mastella (quasi in vigore)

 

Cari lettori, quando il Parlamento approva una legge all’unanimità, di solito bisogna preoccuparsi. Indulto docet. Questa volta è anche peggio. L’altroieri, in poche ore, con i voti della destra, del centro e della sinistra (447 sì e 7 astenuti, tra cui Giulietti, Carra, De Zulueta, Zaccaria e Caldarola), la Camera ha dato il via libera alla legge Mastella che di fatto cancella la cronaca giudiziaria. Nessuno si lasci ingannare dall’uso furbetto delle parole: non è una legge “in difesa della privacy” (che esiste da 15 anni) nè contro “la gogna delle intercettazioni”. Questa è una legge che, se passerà pure al Senato, impedirà ai giornalisti di raccontare – e ai cittadini di conoscere – le indagini della magistratura e in certi casi persino i processi di primo e secondo grado. Non è una legge contro i giornalisti. È una legge contro i cittadini ansiosi di essere informati sugli scandali del potere, ma anche sul vicino di casa sospettato di pedofilia. Vediamo perché.
Oggi gli atti d’indagine sono coperti dal segreto investigativo finché diventano “conoscibili dall’indagato”.
Da allora non sono più segreti e se ne può parlare. Per chi li pubblica integralmente, c’è un blando divieto di pubblicazione, la cui violazione è sanzionata con una multa da 51 a 258 euro, talmente lieve da essere sopportabile quando le carte investono il diritto-dovere di cronaca. Dunque i verbali d’interrogatorio, le ordinanze di custodia, i verbali di perquisizione e sequestro, che per definizione vengono consegnati all’indagato e al difensore, non sono segreti e si possono raccontare e, di fatto, citare testualmente (alla peggio si paga la mini-multa). È per questo che, ai tempi di Mani Pulite, gli italiani han potuto sapere in tempo reale i nomi dei politici e degli imprenditori indagati, e di cosa erano accusati. È per questo che, di recente, abbiamo potuto conoscere subito molti particolari di Bancopoli, Furbettopoli, Calciopoli, Vallettopoli, dei crac Cirio e Parmalat, degli spionaggi di Telecom e Sismi.
Fosse stata già in vigore la legge Mastella, Fazio sarebbe ancora al suo posto, Moggi seguiterebbe a truccare i campionati, Fiorani a derubare i correntisti Bpl, Gnutti e Consorte ad accumulare fortune in barba alle regole, Pollari e Pompa a spiare a destra e manca. Per la semplice ragione che, al momento, costoro non sono stati arrestati né processati: dunque non sapremmo ancora nulla delle accuse a loro carico. Lo stesso vale per i sospetti serial killer e pedofili, che potrebbero agire indisturbati senza che i vicini di casa sappiano di cosa sono sospettati.
La nuova legge,infatti,da un lato aggrava a dismisura le sanzioni per chi infrange il divieto di pubblicazione: arresto fino a 30 giorni o, in alternativa, ammenda da 10 mila a 100 mila euro (cifre che nessun cronista è disposto a pagare pur di dare una notizia). Dall’altro allarga à gogò il novero degli atti non più pubblicabili. Anzitutto “è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pm o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. La notizia è vera e non é segreta, ma è vietato pubblicarla: i giornalisti la sapranno, ma non potranno più raccontarla. A meno che non vogliano rovinarsi, sborsando decine di migliaia di euro.
È pure vietato pubblicare, anche solo nel contenuto, “la documentazione e gli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati sul traffico telefonico e telematico, anche se non più coperti da segreto”. Le intercettazioni che hanno il pregio di fotografare in diretta un comportamento illecito, o comunque immorale, o deontologicamente grave sono sempre top secret.

Bontà loro, gli unanimi legislatori consentiranno ancora ai giornalisti di raccontare che Tizio è stato arrestato (anche per evitare strani fenomeni di desaparecidos, come nel vecchio Sudamerica o nella Russia e nell’Iraq di oggi). Si potranno ancora riferire, ma solo nel contenuto e non nel testo, le misure cautelari, eccetto “le parti che riproducono il contenuto di intercettazioni”. Troppo chiare per farle sapere alla gente.
E i dibattimenti? Almeno quelli sono pubblici, ma fino a un certo punto: “non possono essere pubblicati gli atti del fascicolo del pm, se non dopo la pronuncia della sentenza d’appello”. Le accuse raccolte (esempio, nei processi Tanzi, Wanna Marchi, Cuffaro, Cogne, Berlusconi etc.) si potranno conoscere dopo una decina d’anni da quando sono state raccolte: alla fine dell’appello. Non è meraviglioso?
L’ultima parte della legge è una minaccia ai magistrati che indagano e intercettano ”troppo”, come se l’obbligatorietà dell’ azione penale fosse compatibile con criteri quantitativi o di convenienza economica: le spese delle Procure per intercettazioni (che peraltro vengono poi pagate dagli imputati condannati, ma questo nessuno lo ricorda mai) saranno vagliate dalla Corte dei Conti per eventuali responsabilità contabili. Così, per non rischiare di risponderne di tasca propria, nessun pm si spingerà troppo in là, soprattutto per gli indagati eccellenti.
A parte «Il Giornale», nessun quotidiano ha finora compreso la gravità del provvedimento. L’Ordine dei giornalisti continua a concentrarsi su un falso problema: quello del “carcere per i giornalisti”, che è un’ipotesi puramente teorica, in un paese in cui bisogna totalizzare più di 3 anni di reclusione per rischiare di finire dentro. Qui la questione non è il carcere: sono le multe. Molto meglio una o più condanne (perlopiù virtuali) a qualche mese di galera, che una multa che nessun giornalista sarà mai disposto a pagare. Se esistessero editori seri, sarebbero in prima fila contro la legge Mastella. A costo di lanciare un referendum abrogativo. Invece se ne infischiano: meno notizie “scomode” portano i cronisti, meno grane e cause giudiziarie avrà l’azienda. Mastella, comprensibilmente, esulta: «Un grande ed esaltante momento della nostra attività parlamentare». Pecorella pure: «Una buona riforma, varata col contributo fondamentale dell’opposizione». Vivi applausi da tutto l’emiciclo, che è riuscito finalmente là dove persino Berlusconi aveva fallito: imbavagliare i cronisti. Ma a stupire non è la cosiddetta Casa delle Libertà, che facendo onore alla sua ragione sociale ha tentato fino all’ultimo di aumentare le pene detentive e le multe (fino al 500 mila euro!) per i giornalisti. È l’Unione, che nell’elefantiaco programma elettorale aveva promesso di allargare la libertà di stampa. Invece l’ha allegramente limitata con la gentile collaborazione del centrodestra. Ma chi sostiene che nell’ultimo anno non è cambiato nulla, ha torto marcio. Quando le leggi-vergogna le faceva Berlusconi, l’opposizione strillava e votava contro. Ora che le fa l’Unione, l’ opposizione non strilla, anzi le vota. In vista del passaggio al Senato, cari lettori, facciamoci sentire almeno noi, giornalisti e cittadini.

L’uccello in Chiesa

Parlamento Pulito

tavola_imbandita.jpgARLAMENTO PULITO

 Basta! Parlamento pulito.

Chi è stato condannato in via definitiva non deve più sedere in Parlamento.
E se la legge lo consente, va cambiata la legge. E’ profondamente immorale che sia loro consentito di rappresentarci. Questo è l’elenco dei nomi dei rappresentanti italiani in Parlamento, nazionale o europeo, che hanno ricevuto una condanna definitiva, perchè c’è ne sarebbero 82 (il 10% del nostro parlamento) tra indagati, imputati, condannati in primo o secondo grado, miracolati dalle prescrizioni e dalle verie leggi-canaglie [per maggiori informazioni comprate il libro "Onorevoli Wanted" di Marco Travaglio].

ELENCO PARLAMENTARI CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA:

Massimo Maria Berruti (deputato FI):

8 mesi definitivi per favoreggiamento nel processo tangenti Guardia di Finanza.

Alfredo Biondi (senatore FI):

2 mesi patteggiati per evasione fiscale a Genova.

La sentenza di condanna a suo tempo resa dal tribunale di Genova nei confronti di Alfredo Biondi è stata revocata in data 28 settembre 2001 per intervenuta abrograzione del reato.

Vito Bonsignore (eurodeputato Udc):

2 anni definitivi per tentata corruzione appalto ospedale Asti.

Mario Borghezio (eurodeputato Lega Nord)

Condannato in via definitiva per incendio aggravato da “finalità di discriminazione”, per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati extracomunitari che dormivano sotto un ponte di Torino, a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3.040 euro di multa.

Umberto Bossi (eurodeputato e segretario Lega Nord):

8 mesi definitivi per tangente Enimont.

Giampiero Cantoni (senatore FI):

Come ex presidente della Bnl in quota Psi, inquisito e arrestato per corruzione, bancarotta fraudolenta e altri reati, ha patteggiato pene per circa 2 anni e risarcito 800 milioni.

Enzo Carra (deputato Ulivo):

1 anno e 4 mesi definitivi per false dichiarazioni al pm su tangente Enimont.

Paolo Cirino Pomicino (deputato Democrazia Cristiana – Partito Socialista):

1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente Enimont, 2 mesi patteggiati per corruzione per fondi neri Eni.

Marcello De Angelis (senatore AN):

Condannato in via definitiva a 5 anni di carcere per banda armata e associazione sovversiva come elemento di spicco del gruppo neofascista Terza Posizione.

Sergio D’Elia (deputato Rosa nel Pugno):

Condannato definitivamente a 25 anni per banda armata e concorso in omicidio per aver fatto parte del vertice di Prima Linea e aver partecipato alla progettazione dell’assalto al carcere fiorentino delle Murate in cui, il 20 gennaio 1978, fu ucciso l’agente Fausto Dionisi. Appena eletto deputato, è stato subito nominato dall’Unione segretario della Camera.

Marcello Dell’Utri (senatore FI e membro del Consiglio d’Europa):

Condannato definitivamente a 2 anni per frode fiscale e false fatturazioni a Torino (false fatture Publitalia); ha patteggiato 6 mesi a Milano per altre vicende di false fatture Publitalia.

Antonio Del Pennino (senatore FI):

Condannato per finanziamento illecito.

Gianni De Michelis (eurodeputato Nuovo Psi):

1 anno e 6 mesi patteggiati a Milano per corruzione per le tangenti autostradali del Veneto; 6 mesi patteggiati per finanziamento illecito Enimont.

Daniele Farina (Deputato Prc):

Condannato per fabbricazione, detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e inosservanza degli ordini dell’autorità.

Lino Jannuzzi (senatore FI):

Condannato definitivamente a 2 anni e 4 mesi per diffamazioni varie, è stato graziato dal capo dello Stato proprio mentre stava per finire in carcere.

Giorgio La Malfa (deputato Gruppo Misto):

Condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito Enimont.

Roberto Maroni (deputato Lega Nord):

Condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano.

Giovanni Mauro (senatore FI):

Condannato per diffamazione aggravata.

Domenico Nania (senatore An):

Condannato per lesioni volontarie personali.

Aldo Patriciello (eurodeputato Udc):

Condannato per finanziamento illecito.

Cesare Previti (deputato FI):

Condannato a 6 anni per corruzione giudiziaria.

Egidio Sterpa (senatore FI):

Condannato a 6 mesi definitivi per tangente Enimont.

Antonio Tomassini (senatore FI):

Medico chirurgo, condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni per falso.

Vincenzo Visco (deputato Ulivo, sottosegretario all’economia e finanze):

Condannato definitivamente dalla Cassazione nel 2001 per abusivismo edilizio, per via di alcuni ampliamenti illeciti nella sua casa a Pantelleria: 10 giorni di arresto e 20 milioni di ammenda. Piú l’“ordine di riduzione in pristino dei luoghi”. Cioè la demolizione delle opere abusive.

Alfredo Vito (deputato FI):

2 anni patteggiati e 5 miliardi restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli.

Amato e lo stilema antimafia

Giuliano_Amato.jpg 

Amato fa di mestiere il ministro dell’Interno. In passato fu consigliere di Craxi per lunghi anni. Craxi finì in esilio e lui al governo. Si è recato a Palermo per i 15 anni della strage di Capaci. Un ragazzo gli ha ricordato dei 25 condannati in parlamento, di Cuffaro imputato per favoreggiamento aggravato, dell’assenza dello Stato in Sicilia.
Giuliano l’apostata socialista non si è sottratto al confronto con il coraggio e la cultura che lo contraddistinguono.
A muso duro
ha confortato il ragazzo dandogli del capo populista, del giustizialista ingiusto, del retorico, dell’emotivo, dell’unilaterale. Ha poi aggiunto dando padronanza della lingua di Dante: “Non creare questo conflitto tra l’Isola e il continente, in questo modo usi stilemi tipici del populismo isolano.”
La Mafia può dormire sonni tranquilli. Il ministro dell’interno ha sbaragliato uno studente siciliano antimafia. Ha dato l’esempio. Ora può tornare a Roma e fare due chiacchiere e prendere un caffé con due pregiudicati, Vito e Pomicino, eletti nella commissione Antimafia, e con Andreotti, persona da sempre informata sui fatti.

Palermo, 23 mag. – (Adnkronos) – Botta e risposta tra il presidente della consulta studentesca di Palermo, Francesco Cascino e il ministro dell’Interno Giuliano Amato durante il dibattito nell’Aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo dal tema ‘L’Italia che cambia: politica, istituzioni e societa’ nel corso della commemorazione del 15° anniversario della strage di Capaci. Nel suo intervento, il giovane studente, rivolgendosi ad Amato ha ricordato che in Parlamento ’siedono 25 condannati’, parlando anche del presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, imputato per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra in un processo a Palermo.
‘Le do un suggerimento signor ministro -ha detto Francesco Cascino- quando torna a Roma dica ai suoi colleghi che qui, a Palermo c’e’ la mafia’. E ancora: ‘nell’antimafia metteteci il cuore, lo stomaco, metteteci le palle’. Immediata la replica del ministro Giuliano Amato: ‘non mi e’ piaciuto affatto il tuo intervento sa gia’ di ‘capo populista’. Esprimi in modo unilaterale, retorico, emotivo, senza lasciare spazio per l’interlocutore, un sentimento giusto che e’ diffuso, ma senza ragionarsi sopra e’ un pericoloso esercizio che e’ velenoso per la democrazia’.
Parlando dei 25 parlamentari condannati, Amato ha sottolineato: ‘ho il coraggio di risponderti che devo distinguere tra condanne e condanne, ci possono essere condanne per reati minori che permettono, una volta scontata la pena, la piena riabilitazione, mentre altre condanne non portano alla riabilitazione. Se non fai questa distinzione, diventi un giustizialista ingiusto’. Nel suo intervento lo studente ha citato il blog di Beppe Grillo. ‘Queste cose non le impariamo dai libri -ha denunciato- ma siamo costretti a ricorrere ad Internet’. E Amato: ‘Grillo fa come te. Sono convinto che servono i Grillo ma non e’ detto che siano la bocca della verita’. E poi ha replicato ancora a muso duro: ‘non puoi dire a me e al governo ‘quando torna a Roma dica che qui c’e’ la mafia. Noi lo sappiamo bene, facciamo parte di uno schieramento politico al quale la lotta alla mafia deve molto. Io ti potrei rispondere, ricordalo a quelli di Palermo che qui c’e’ la mafia. Anche tu hai qui delle istituzioni. Quindi, non creare questo conflitto tra l’Isola e il continente, in questo modo usi stilemi tipici del populismo isolano.
Se hai questa passione utilizzala per una battaglia democratica e non certo populista’.

Conflitto d’Interessi quasi in atto (Mediaset-Telecom)

 

Se avete capito prima ho analizzato il conflitto d’interessi tra Pirelli spa e Telecom Italia spa, adesso il nuovo rapporto di conflitto d’interessi vi risulterà più easy ^^. Come tutti sapranno Mediaset voleva acqistare Telecom… apparte che ho scritto un intero articolo su perchè è completamente sbagliato far fare questo acquisto a Berlusconi e spero che ve lo andiate a leggere, ma andiamo nel concreto.

Camfin è proprietaria di Pirelli

Pirelli è proprietaria di Olimpia ( la solita scatola vuota che non ha reddito)

Olimpia è proprietaria di Telecom

mentre Mediaset vorrebbe acquistare la maggior parte delle azioni di Telecom spa.

Il conflitto d’interessi nasce perchè Fausti, dirigente di Mediaset è anche dirigente di Telecom, quindi c’è un conflitto d’interessi attivo, in quanto la stessa persona vende e compra un’azienda. Inoltre Secchi è dirigente di Mediaset ma è anche dirigente di Pirelli che come abbiamo visto è proprietaria di Telecom ( perchè se è proprietaria di Olimpia e la stessa è proprietaria di Telecom i calcoli si fanno da se) quindi altro conflitto d’interessi attivo. E ancora i dirigenti che hanno in comune Camfin e Pirelli ( Provera, Acutis, Pirelli, Negri Puri) dovranno dirigere l’operazione insieme a Secchi (vedi su^^) perchè tutti proprietari di Pirelli. Ma anche Pirelli ha dei dirigenti in comune con Telecom ( Moratti, Benetton) e qui si apre quindi il conflitto d’interessi passivo. Che sembra non ci sia ma invece c’è in quanto Camfin controlla Pirelli e quindi tutti questi dirigeti seguono l’operazione insieme a Secchi che dirige le operazioni in entrambi i lati. Chiaramente ci sono degli altri motivo per cui Berlusconi non può acuistare Telecom ma dovreste leggerlo nel mio altro articolo^^, qui si parla sono del conflitto d’interessi in atto. Concludo dicendo… ma la Consob questa grande “cosa” cosa fa veleggia? possibile che non controlli i rapporti che ci sono tra due enormi aziende? Ragazzi io ho 16 non è possibile che li debba fare io sti lavori qui… non ho più una certa età ^^. A presto per un nuovo errore “borsatico” asd.

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Conflitto d’interessi in atto ( Pirelli-Telecom)

 

Ragazzi ora analizzerò un argomento d’avvero complicato quindi state attenti a quello che leggete e se non capite una cosa rileggetela finchè non ci arrivate ^^

Qualche tempo fa Pirelli ha acquistato diversi immobili da Telecom… non poteva farlo… ma andiamo con ordine:

Camfin è proprietaria di Pirelli Spa

Pirelli è proprietaria di Olimpia (una scatola vuota: cioè che non crea reddito)

Olimpia è proprietaria di Telecom

quindi Camfin è proprietaria di Telecom.

Chiariti questi piccoli punti direi che possiamo andare avanti… ogni società ha dei dirigenti e consiglieri. Il problema è che alcuni consiglieri di Camfin ( Pirelli, Provera, Acutis e Negri Puri) sono anche dirigenti di Pirelli [ quindi quando hanno acquistato Pirelli spa erano sia i compratori che i venditori ]; i dirigenti elencati prima sono anche dirigenti della stessa Telecom spa ( quindi anche stavolta svolgono lo stesso ruolo. Inoltre vi sono alcuni dirigenti della ditta Pirelli spa ( Negri Puri, Moratti e Benetton ) che sono anche dirigenti della Telecom quindi in questa iniziativa che vogliono fare svolgeranno un lavoro attivo nella compra-vendita della stessa società. In questo modo abbiamo visto come i dirigenti di Telecom abbiano venduto, e da soli comprato, gli immobili tramite una vendita passiva ( Camfin=>Pirelli=>Telecom e i suoi dirigenti) e una vendita attiva ( Pirelli=>Telecom). Ci tengo a sottolineare come queste persone facciano parte di entrambe le società. C’è un enorme conflitto d’interessi, perchè come fai a fare gli interessi sia di chi compra che di chi vende scusate…

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