
Quando la sera torni a casa… picchia a sinistra… anche se non sai bene perché lo fai, certamente la sinistra lo sa… ( parafrasi di un vecchio proverbio cinese)
Le due interviste rilasciate ieri dal Vice premier Massimo D’Alema sono indicative di un clima che non ci lascia tranquilli. Sulla politica estera, al di là dei toni eccessivamente trionfalistici, si può condividere quasi tutto, e del resto non è la prima volta che diciamo che è questo il terreno sul quale il Governo italiano ha fatto registrare le maggiori novità, a partire dal ritiro delle truppe dall’Irak e da un atteggiamento più autonomo rispetto alla politica estera di Bush. Anche se non sono certa, come invece lo è D’Alema, che negli Usa i ” teocon” abbiano oramai esaurito la loro parabola. Vedo certo le difficoltà della linea Bush, ma vedo anche le pesanti pressioni sulla vicenda Iran e sullo scudo spaziale. Vicenda quest’ultima che andrebbe meglio analizzata per le ripercussioni che potrebbe avere in Europa e soprattutto perché riaprirebbe una inaccettabile corsa al riarmo. Corsa che va fermata, perché la spesa mondiale sugli armamenti è insostenibile e, di fatto, impedisce di trovare risorse vere e copiose per gli aiuti al terzo mondo.
Mi pare inoltre di poter dire che la disgraziata teoria dell’esportazione della democrazia attraverso la guerra preventiva non solo ha, di fatto, rafforzato e allargato il fenomeno del terrorismo e del fondamentalismo, ma ha indebolito come non mai il ruolo delle Nazioni Unite come sede della mediazione dei conflitti. Un danno quest’ultimo gigantesco.
Un ministro degli Esteri e un Governo un po’ meno preoccupati delle becere critiche della destra italiana potevano magari mettere sul tavolo anche i deludenti risultati del G8 sia per quel che attiene il Clima (un punto sul quale a me sembrano più i passi indietro che quelli positivi e non certo per colpa della Merkel, che le ha tentate tutte, ma proprio per le resistenze di questo presidente americano che vede solo il petrolio e i suoi derivati ma sorvola sui cambiamenti climatici dichiarandoli inesistenti) sia per quel che attiene la lotta all’Aids (settore nel quale gli otto grandi continuano a promettere di dare l’anno dopo quel che già dovevano dare l’anno prima…).
Dunque Bush ha capito che siamo leali, anche se non siamo allineati come il precedente Governo.
Ma noi di lui cosa abbiamo capito? Che è un uomo in crisi, che cerca alleanze, che comincia a rendersi conto dei suoi errori? Non mi sembra di poter condividere questo giudizio.
Al di la della visita il merito degli atti compiuti al G8 e le posizioni recentemente espresse sullo scudo spaziale e su altre vicende di politica estera non depongono a favore di questa presa di coscienza del presidente americano. E penso che i Democratici americani (a cominciare da Barak Obama e da Hillary Rhodam) non abbiano un giudizio troppo dissimile da quello che ho tentato qui di esprimere. Lo si ricava leggendo i giornali americani e seguendo le sedute del Senato degli Usa.
Detto questo veniamo al resto: io ritengo che la spaccatura del movimento per la pace sia stata una cosa negativa, anche se va detto che questo movimento non ha padri né padroni, ha fasi alterne come tutti i movimenti, e anche il numero di persone che riesce a mobilitare dipende dai periodi storici, dagli obiettivi che si da e da molto altro. Improvvisamente quel movimento, che anche da parte di molti politici italiani, allora all’opposizione, venne chiamato (all’epoca delle straordinarie mobilitazioni contro la guerra in Iraq) “una potenza mondiale”…. viene oggi irriso, dato per finito.
Noi sappiamo che questo per fortuna non è vero… perché, se ce ne fosse bisogno, quei milioni di cittadini saprebbero tornare in piazza con i colori dell’arcobaleno della pace e isolare la violenza come sempre hanno saputo fare, da oltre mezzo secolo, nei momenti cruciali. E anche D’Alema sbaglia nella sua intervista quando dice, in sostanza, che ci pensa questo Governo a rappresentare le ragioni della pace… non è così per nessun governo, che può rappresentarle bene oppure male, ma che da solo non esaurisce mai il ruolo dei movimenti.
Ma alcuni errori sono stati commessi e vanno chiamati per nome: le grandi mobilitazioni nascono dal confronto plurale di tutti i soggetti che compongono questo complesso e variegato movimento, dalla definizione di piattaforme precise, dalla individuazione di obiettivi semplici e comprensibili.
Questa volta più d’uno s’è fatto prendere dalla fretta, si sono saltati passaggi, contenuti, non si è dato spazio al confronto e si è arrivati alla rottura quasi a freddo. Prima di mettere a rischio la sua unità forse si poteva decidere di darci il tempo di una riflessione pacata ma di merito.
A me questo sembra il dato essenziale. Credo che molta parte del movimento della Pace condivida il fatto che la politica estera di questo governo non è identica a quello del precedente governo, credo che alcune differenze le abbia anche apprezzate. Far finta di nulla dunque non si può.
In più il movimento per la pace è stato sempre propositivo, non violento, accogliente e unitario: presentarlo come diviso in due ha fatto un danno che dovremo riparare al più presto. Perchè in questo modo abbiamo indebolito il tratto più forte che aveva.
Ma se io mi sforzo di vedere gli errori che sono stati compiuti a sinistra, quel che il Ministro degli esteri proprio non vede (e infatti in nessuna delle due interviste ne fa cenno) è la crisi di tutte le forze del centro-sinistra, il calo preoccupante di consensi di questo nostro Governo, il forte astensionismo di tanta parte di elettori di sinistra al nord e anche al centro. Eppure le elezioni sono dietro l’angolo e speriamo che i ballottaggi di oggi non peggiorino il quadro.
Ma sul serio D’Alema pensa che la ragione del calo di consensi stia in questa sinistra critica che sarebbe un po’ di lotta e un po’ di governo e che non avrebbe chiaro il suo ruolo? Ma non scherziamo! Se la spiegazione lo convince si accomodi a darla, ma girando l’Italia si nota ben altro.
Può darsi che la sinistra tutta, che sta al governo, debba meglio fare i conti con alcuni dei nodi che riguardano il suo rapporto con i movimenti, e non ci vedo nulla di scandaloso. Ma le ragioni del calo di consensi del governo stanno altrove: nel fatto che il programma dell’Unione in gran parte non viene attuato su punti che lo avevano caratterizzato nel rapporto con i suoi elettori (radicale riforma della legge 30 sul precariato, abolizione dello scalone pensionistico, più investimenti nella scuola nella ricerca e nell’università, abolizione del falso in bilancio, della Cirielli e una buona legge sul Conflitto di interessi). E ancora nel fatto che il risanamento accelerato in un solo anno ha imposto livelli di aumentata e complessiva pressione fiscale anche sui ceti deboli e medi, e che a fronte di ciò non è migliorato il livello dei servizi, che i salari italiani sono i più bassi d’Europa, che le pensioni minime sono inaccettabili. E qui non c’entra nulla pagare o non pagare le tasse.
Io penso che le tasse vadano pagate e che l’evasione vada aspramente combattuta, ma lo si può fare meglio se il sistema fiscale è equo. Se abbiamo aumentato anche solo di 30 euro le tasse complessive di un lavoratore ( e con tutte le addizionali Irpef purtroppo così è stato) e non abbiamo introdotto neppure la minima patrimoniale non abbiamo fatto una cosa equa.
Così come credo che molti più danni di quanti possa averne prodotti una sinistra “a due piazze” come l’ha chiamata D’Alema, siano stati prodotti da una discussione (a venti e oltre ministri) confusa, lunga due mesi, controversa e incomprensibile come quella che abbiamo visto sull’avanzo di bilancio (chiamandolo tesoretto e facendo così arrabbiare ancora di più gli italiani che avevano contribuito a costruirlo).
Le forze di sinistra che stanno fuori dal Pd, ma tutte al governo, hanno avuto in questo anno un atteggiamento leale e costruttivo verso il governo e questo è un dato difficilmente contestabile.
Ben prima di ieri quelle stesse sinistre, dopo il voto amministrativo, avevano fatto presente a Prodi la necessità di riprendere in mano le riforme principali direzionando l’azione di governo verso una maggiore equità.
Ora con un diktat dei suoi, il ministro degli esteri mette le mani avanti e dice…. più o meno… avete preso un colpo con la manifestazione di Piazza del popolo che non è andata come speravate e dunque non seguitate a chiedere che il governo sposti a sinistra il suo asse. Secondo D’Alema il paese vuole crescere ed è stufo di casini.
Non mi pare un messaggio molto forte, se non nella seconda parte che condivido pienamente…. meno casini sull’utilizzo dell’avanzo di bilancio e decisioni chiare su dove indirizzarlo.
Sull’Italia che vuole crescere voglio invece far notare che la parola crescita è diventata, da tempo, ricetta di destra e di sinistra. Potete indicarmi qualcuno che sostenga che il paese deve arretrare? Ma ciò che differenzia la sinistra dalla destra è proprio il fatto che noi dovremmo dire cosa deve crescere e cosa invece non deve crescere. Devono crescere le politiche sociali, devono diminuire le emissioni di inquinanti; deve crescere la ricerca e l’innovazione tecnologica e deve diminuire la dipendenza dall’estero per i brevetti; deve aumentare la produzione di energie rinnovabili, deve diminuire l’uso scriteriato del territorio agricolo con altre e inutili cementificazioni; devono crescere i trasporti su ferro e mare e diminuire quelli su gomma; devono crescere i servizi alle persone, al territorio e alle città e deve diminuire la rendita fondiaria. Devono diminuire i costi della politica e deve aumentare la democrazia e la partecipazione dei cittadini.