Penuria, inquinamento e sfruttamento eccessivo sono i principali mali che attanagliano la fonte della vita. Ma il problema vero, in Italia, è il governo delle risorse idriche. Prima del 1994, anno in cui è stata varata una legge quadro (Legge Galli) che ha cercato di mettere ordine in questo delicato settore, c’erano 13.500 acquedotti e oltre 5.500 gestori del servizio idrico: troppi. La gestione faceva capo ai Comuni in ossequio a una vecchia legge risalente al 1934. Nell’intricata rete delle cosiddette gestioni idriche in “economia”, sinonimo di acquedotti comunali, c’erano tre eccezioni, tre enti pubblici: l’Ente acquedotto pugliese, l’Ente acquedotti siciliani e l’Ente sardo acquedotti e fognature. Nelle Regioni in cui erano presenti e in parte lo sono tuttora, questi organismi pubblici, si registrano però le più gravi carenze idriche, fino al punto che in Sicilia e in Sardegna esistono commissari per l’emergenza idrica, che ormai è perenne, con città importanti come Enna, Caltanissetta o Agrigento che soffrono la sete anche durante l’inverno. Per non parlare della disastrosa condizione in cui versa l’Acquedotto pugliese, il più grande d’Europa, con perdite che sfiorano il 60%, contro una media nazionale del 40%. Perdite e infiltrazioni che costringono la Regione Puglia a chiedere al Ministero della Salute le deroghe alle norme sulla potabilità. Così, per risparmiare sugli investimenti, ormai ineludibili, l’Acquedotto pugliese è autorizzato a distribuire acqua di qualità insufficiente, con la presenza di cloriti e trialometani elevati.
Il consumo medio degli italiani in realtà è un pò alto: supera abbondantemente i 200 litri d’acqua al giorno pro capite, contro i 10-20 litri di un africano. Dallo sciacquone alla doccia, dalla lavastoviglie alla lavatrice, non brilliamo certo per un uso accorto della risorsa: dei litri di acqua potabile consumati ogni giorno da ognuno di noi, solo pochi vengono usati per scopi strettamente alimentari; beviamo al massimo 2 litri, il resto finisce nel wc, nelle lavatrici, nelle lavastoviglie e nelle vasche da bagno. Pensate che la città più sciupona d’Italia è Latina (l’acquedotto è gestito dalla società privata Acqualatina Spa) dove ogni abitante in media consuma 692,14 litri al giorno. La città più virtuosa invece è Ascoli Piceno dove ogni cittadino si accontenta di una media di 127,30 litri al giorno.
Tra il 1997 e il 2003 i gestori di acquedotti che hanno costituito una società per azioni sono passati da 56 a 710. Il servizio idrico è ormai un’industria, che produce utili e dividenti per grandi e piccoli azionisti. La metamorfosi da cittadino a cliente dei mercanti d’acqua è avvenuta, come dimostrano le proteste alimentate dal Contratto mondiale dell?acqua, costituito nel 1996 a Lisbona.
Per gli oppositori alla privatizzazione, attraverso la società per azioni (e la quotazione in Borsa) si attua la ‘mercificazione’ di un bene comune. Il servizio idrico rischia di essere affidato a una multinazionale con sede a Parigi o a New York, in ossequio al principio del libero scambio sancito dall’Organizzazione mondiale del commercio. Ma la “guerra” tra chi spinge verso il mercato e chi vorrebbe un rigido controllo pubblico in Italia è ancora in corso, mentre un gruppo di associazioni sta raccogliendo le firme per presentare un disegno di legge di iniziativa popolare che mira a “ripubblicizzare” i servizi idrici.
AcquaBeneComune
NOI, COSA POSSIAMO FARE?..potremmo per esempio cominciare a RISPARMIARE ACQUA!
L’acqua potabile è un bene fondamentale per la vita ma anche scarsa in molte parti del mondo. Impariamo a rispettarla ed a risparmiarla. Da un lato economico, sprecare acqua è anche un costo da sostenere.
Piccoli accorgimenti quotidiani per ridurre gli sprechi d’acqua:
1 - L’uso dei miscelatori d’aria nei rubinetti e nelle docce riduce il consumo d’acqua senza modificare le proprie abitudini. Si tratta di una piccola aggiunta al proprio rubinetto in grado di miscelare l’acqua in uscita con l’aria. Chi usa il getto d’acqua non percepisce alcuna differenza ma il consumo complessivo d’acqua è inferiore. Si arriva a risparmiare quasi la metà dell’acqua utilizzata.
2 – Lo sciacquone del water consuma ad ogni getto circa 10 litri d’acqua. Non è però necessario utilizzare sempre questo getto. Per ridurlo è sufficiente porre nella cassetta una bottiglia di plastica da un litro piena d’acqua, priva di etichetta ed ermeticamente chiusa con il tappo, oppure far installare un sistema con doppio pulsante di scarico o regolare il galleggiante dello sciacquone compatibilmente ad una capacità minore di acqua.
3 – L’acqua piovana può essere raccolta e incanalata dalla grondaia verso il proprio giardino o in cisterne di raccolta per consentire un utilizzo successivo. L’acqua piovana è gratuita, usarla con razionalità equivale a risparmiare l’acqua degli acquedotti e molti euro sulla bolletta.
4 – Le piante del terrazzo possono essere annaffiate anche tramite l’acqua già utilizzata per lavare la frutta e la verdura. E’ sufficiente raccoglierla l’acqua in una bacinella nel lavabo ed utilizzarla dopo aver sciacquato la verdura.
5 – Quando si nota una fontanella pubblica sgorgare continuamente acqua potabile inutilmente è consigliabile chiedere al proprio Comune di far inserire una manopola per aprire e chiudere il getto a richiesta. Nel caso di fontane pubbliche con acqua non potabile e solo per fini estetici, verificate che la fontana usi il sistema a ricircolo, ossia utilizzi sempre la stessa acqua.
6 – Fate periodici controlli sullo stato dell’impianto idrico di casa. E’ sufficiente controllare il contatore dell’acqua nel momento in cui tutti i rubinetti sono chiusi. Se continua a girare è probabile che ci sia una perdita nell’impianto. Chiamate un idraulico prima che la perdita peggiori o danneggi le proprietà dei vostri vicini.
7 – Preferire la doccia al bagno. Per riempire una vasca sono necessari 100 litri d’acqua mentre per una doccia il consumo d’acqua è pari circa alla metà.
8 – Lavarsi i denti in modo ecologico. Un gesto quotidiano come lavarsi i denti può comportare enormi sprechi d’acqua nel lungo periodo a causa della pessima e inutile abitudine di lasciare sempre il getto dell’acqua aperto. E’ sufficiente utilizzare il getto d’acqua soltanto due volte: (1) inizialmente sullo spazzolino e (2) successivamente per risciacquare lo spazzolino. Nell’atto di lavarsi i denti, almeno 2 minuti per una buona pulizia, è inutile lasciare il rubinetto aperto. Inoltre per risciaquare i denti utilizzate un bicchiere, è più comodo e consente un minore spreco d’acqua. In ogni caso, per una migliore pulizia dei denti è sempre consigliato risciacquare la bocca usando lo stesso spazzolino imbevuto d’acqua per rimuovere il dentifricio dai denti prima di provvedere al risciacquo finale della bocca con un bicchiere.
9 – La rasatura ecologica. Evitare di lasciare il rubinetto aperto per pulire il rasoio e mentre ci si rade. Chiudete il tappo del lavabo e riempitelo d’acqua fino alla metà per utilizzarla nel risciacquo del rasoio di volta in volta. Si tratta semplicemente di modificare un’abitudine, per il resto nulla cambia alla qualità della rasatura e tantomeno al tempo necessario per radersi.
10 – Per lavare le stoviglie è consigliabile utilizzare una vaschetta dove porre le stoviglie per insaponarle e utilizzare un debole getto d’acqua soltanto alla fine per risciacquarle.
11 – Per lavarsi le mani è inutile tenere sempre aperto il getto d’acqua. Per una buona pulizia è soprattutto necessaria una buona perizia nell’insaponarsi le mani. Aprite il rubinetto una prima volta per bagnare le mani e il sapone, poi richiuderlo. Dopo aver insaponato le mani, per 1-2 minuti, riaprite il getto d’acqua solo per risciacquarle. Il risparmio d’acqua è assicurato, si tratta solo di modificare qualche piccola abitudine.
12 – Chiudere il rubinetto mentre ci si insapona. si può risparmiare acqua anche chiudendo il rubinetto mentre ci si massaggia la cute durante lo shampoo e durante il tempo che serve per il balsamo (uno o due minuti). Sono parecchi litri d’acqua se si pensa alla pressione del rubinetto della vasca, e non cambia assolutamente nulla.