Pensioni, in 200 mila in piazza

 

Tutte le Regioni oggi hanno visto migliaia di pensionati e pensionate in piazza con grandi manifestazioni a sostegno della piattaforma unitaria per la rivalutazione delle pensioni. Piazze piene di gente determinata, ma anche piuttosto arrabbiata, perché la condizione dell’anziano non sembra più essere all’attenzione del governo e della maggioranza, come invece lo era stata nel programma elettorale.
Sono ormai 15 anni che le pensioni perdono pesantemente, di anno in anno, potere d’acquisto, anzi… proprio in anni come questi nei quali riprende ad aumentare la ricchezza prodotta nel paese e il PIL si fa più vigoroso, la perdita sulle pensioni diventa ancora più rilevante, proprio per quel meccanismo che consente l’adeguamento annuo solo sulla base dell’inflazione.
E ai pensionati quando arriverà il beneficio dell’aumento del PIL?
Il governo ha fino ad ora assicurato che parte del “tesoretto” verrà utilizzato per aumentare le pensioni basse, ma non ha ancora avviato la trattativa e non ha mai detto alle parti sociali come e di quanto pensa possa essere questo aumento.

Noi abbiamo le idee molto chiare e i pensionati oggi hanno espresso a gran voce le loro richieste.
In primo luogo se tutte le pensioni sono state penalizzate in questi anni, è ovvio che tutte le pensioni debbano essere rivalutate. Per responsabilità anche noi accettiamo che si parta dalle pensioni più basse, ma non ci si deve fermare a queste. Possiamo accettare la gradualità nel tempo che progressivamente arrivi a coinvolgere tutte le pensioni, ma non possiamo accettare l’esclusione delle pensioni superiori al minimo, perché anch’esse hanno subito danni, soprattutto se di più vecchia decorrenza.
Sappiamo bene anche che per fare un’operazione di questo tipo, forse non basta l’entità del “tesoretto” di quest’anno e bisogna trovare altre risorse nel tempo, ma il governo deve sapere che su questa materia, come per la riforma degli ammortizzatori sociali, i problemi sono stati accantonati per tanti anni che ora con si può pensare si cavarsela con risorse risicate. Anzi, proprio perché sono questioni di una certa complessità, è importante che il governo dia attuazione ad una vecchia disposizione che impegna il governo medesimo a trattative periodiche con i sindacati dei pensionati proprio per evitare che si costituiscano continuamente pensioni d’annata.
In secondo luogo, bisogna riparare ai danni prodotti dal governo precedente che promise il famoso milione di lire al mese. In realtà lo diede a pochissimi pensionati e soprattutto lo diede con criteri che privilegiarono pensioni di natura assistenziale e non sorrette da contributi.

Ora, giustamente, le organizzazioni dei pensionati chiedono che la rivalutazione tenga conto in primo luogo delle pensioni sorrette da contributi lavorativi, e che gli aumenti tengano conto anche delle storie lavorative che le persone hanno alle spalle.
Infine, dalle manifestazioni di oggi è emerso chiaramente che i pensionati si battono non solo per le loro pensioni, ma anche per l’equità tra le generazioni, perché la trattativa sulle pensioni sia in grado di tenere in armonia i diritti e i bisogni degli anziani con quelli dei più giovani e di chi si trova penalizzato dallo scalone Maroni in vigore dal prossimo gennaio.
E’ sempre stata una importante caratteristica del sindacato dei pensionati quella di volere un sistema previdenziale che sia in equilibrio finanziario, ma anche e soprattutto che sia in grado di tutelare tutte le generazioni, in modo da poter mantenere l’importanza politica e sociale di un sistema a ripartizione. Per questo la battaglia dei pensionati e delle pensionate è la battaglia di tutto il movimento sindacale confederale per la quale è importante arrivi in tempi rapidi una risposta positiva da parte del governo.
* Responsabile nazionale welfare Cgil

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