.Faccio parlare gli altri per una volta forse così la gente mi darà più ascolto. Il ministro Moratti ha sospeso la riforma dei cicli scolastici e ne ha di fatto riformulato l’impostazione. A fronte di un positivo ingresso a cinque anni di età nella scuola c’è il grave errore di ridurre gli anni d’istruzione obbligatoria. Questo ha determinato che un ragazzo a soli tredici anni è costretto a decidere senza possibilità di ripensamento se avviarsi nel mondo del lavoro attraverso la formazione professionale o nel proseguimento degli studi. Il modello scolastico seguito porta sempre più ad una settorializzazione e tecnicizzazione della didattica, introducendo una discriminazione evidente tra gli istituti liceali e gli istituti di carattere tecnico. La riforma si configura come un netto abbassamento degli standard qualitativi del nostro sistema di istruzione e di conseguenza della proposta culturale che lo stato affida all’istruzione scolastica. Si propone l’abbassamento a 25 ore settimanali con la conseguente drastica diminuzione delle ore a disposizione di diverse discipline tra cui il pedagogico insegnamento del latino al liceo scientifico. La distinzione tra obbligatorie e facoltative, e la possibilità di svolgere le discipline facoltative pagando una somma in denaro, introduce una discriminante preoccupante nel sistema scolastico pubblico, quella economica. Lo spettro di una scuola classista lo si può scorgere anche nella netta cesura, prevista dalla riforma, tra la scuola dell’istruzione e quella della formazione. In sintesi a 13 anni uno studente sceglierà se diventare parte integrante della futura classe dirigente tramite il percorso liceo e università, oppure lavorare precariamente, perché in possesso di un titolo di studio non qualificato, per quelle imprese che saranno in rapporti di fruttuosa collaborazione con la sua scuola. Infatti l’altra novità introdotta dalla riforma Moratti riguarda il rapporto scuola e imprese. Il dirigente scolastico, che nella riforma sostituisce il preside, non si occuperà più unicamente di didattica, ma dovrà preoccuparsi di ricerca le imprese a cui appaltare le attività formative: l’educazione fisica o gli studi presso laboratori scientifici verranno gestiti in luoghi e con personale estraneo al mondo della scuola ed intero al mondo delle imprese private. Attraverso tali escamotage si indebolisce la scuola pubblica fino al punto di renderla povera di mezzi e capacità professionali al pari degli istituti privati. Contemporaneamente si avvia un processo progressivo di finanziamento più o meno palese alle scuole private. Studenti vari
E’ stata approvata dal senato la riforma Moratti che modifica radicalmente i cicli scolastici. L’ Unione degli studenti, per contrastare le riforma Moratti, lancia, da oggi, un ”attacco informatico al ministero”. Un ”Net-Strike”, cioe’ uno uno sciopero informatico con il quale si invitano tutti i visitatori del sito dell’ associazione a ”inondare la casella e-mail del ministero dell’ Istruzione con messaggi elettronici di protesta contro l’ approvazione della riforma. L’ obiettivo – dice l’ Unione – e’ quello di mandare in tilt il sistema, per le troppe mail”. L’ UdS, comunque, annuncia per i prossimi giorni altre proteste ”perche’ non possiamo accettare un progetto di riforma della scuola che crea due percorsi opposti: da una parte l’ istruzione per chi potra’ proseguire gli studi all’ Universita’ e, dall’ altra, la formazione professionale per chi deve andare a lavorare sin da subito con il percorso di alternanza scuola-lavoro. Non possiamo accettare la cancellazione dell’ obbligo scolastico e l’ idea che venga ripristinato il voto di condotta che influisce sulla valutazione complessiva, perche’ esso si tradurrebbe soltanto in un modo per reprimere il dissenso e la voglia di esserci e di partecipare da parte degli studenti” Studenti UDS
Chi è sceso oggi in piazza sa bene che bel pacco-dono sta preparando
la Moratti (e tutto il governo) agli studenti.
Obiettivi: da un lato “scuola per ricchi” in cui le strutture migliori sono riservate nei fatti a chi ha i soldi per pagarsele, siano le scuole private, gli istituti pubblici di serie A (per la crema dei giovani e qualche “meritevole” delle classi basse) o le università (dai costi sempre più proibitivi). Dall’altro una scuola per sfigati, un’area di sosta per giovani in attesa di essere buttati su un mercato del lavoro iper-precarizzato e iper-flessibile, un mercato di “liberi” schiavi a basso costo per le imprese.
Strumenti: tagli alle spese, finanziamento alle private, più selezione e disciplina scolastica, programmi e metodi consoni ai fini di cui sopra.
Studenti vari
Il punto su cui si è concentrata la critica è l’introduzione di elementi di precarietà nella carriera dei docenti universitari. Precisamente:
Viene abolito il ruolo dei ricercatori, sostituito da contratti quinquennali, rinnovabili una sola volta, di insegnamento e ricerca.
I concorsi per la seconda e prima fascia dei professori conferiscono un’idoneità. Le università chiamano con contratti triennali, rinnovabili una sola volta e, alla fine del primo o del secondo contratto, gli idonei diventano, se passano una verifica della loro operosità scientifica e didattica, professori di ruolo.
La legge Moratti lascia intatto il problema:
(a) Non stabilisce incentivi importanti per le facoltà e i dipartimenti a produrre buona ricerca ed acquisire buoni docenti. Attualmente, il finanziamento ordinario viene distribuito quasi esclusivamente su base storica, e solo una parte minuscola, una frazione della Quota di Riequilibrio, viene assegnata, in teoria, sulla base della ricerca e della didattica; in pratica ciò non accade per mancanza di dati sulla ricerca (si veda Perotti, R. “The Italian University System: Rules vs. Incentives’’, 2002, European University Institute, pp. 24 e 31). Quindi, nulla dal finanziamento ordinario. L’assegnazione dei fondi di ricerca del MIUR è un po’ migliorata per la quota data ai progetti nazionali, e anche per la parte assegnata dagli Atenei. Manca completamente, però, un meccanismo che assegni fondi di ricerca direttamente ai dipartimenti, come accade, ad esempio, nel Regno Unito, e quindi incoraggi la concentrazione di studiosi di valore nella medesima sede.
(b) D’altra parte, acquisire studiosi e docenti di valore non è facile. Tutto è uguale: stipendi, ore di lezione, accesso ai servizi, ecc. Anche senza rilevanti differenze di stipendio, il peso della didattica potrebbe essere distribuito in modo inversamente proporzionale alla produzione scientifica, i congedi per motivi di ricerca potrebbero seguire lo stesso criterio, ecc. Ma se nulla del genere avviene, i migliori o se ne vanno all’estero, oppure tendono a scegliere le sedi più comode.
(c) Il dottorato di ricerca dovrebbe essere il luogo principale di formazione per i futuri docenti universitari, a meno che non si decida di delegare questa funzione interamente alle Università estere (in tal caso conviene chiuderli e dare borse di studio). Oggi accade che vengano finanziati dottorati di ricerca presso dipartimenti in cui mancano competenze scientifiche, un serio programma di corsi o una qualsiasi attività seminariale. Perché non condizionare la concessione di risorse pubbliche all’approvazione del programma e del corpo docente da parte di una commissione internazionale (solo per dare un’idea, a Roma ci sono almeno otto dottorati di economia)? Di tutto ciò la legge non si occupa.
(d) I concorsi. Tutti pensano che la situazione attuale sia la peggiore a memoria d’uomo, con commissioni ibride locali-nazionali e con il turpe commercio legato alla seconda idoneità. La legge ripropone concorsi nazionali, ma non va fino in fondo. Prendiamo il giovane Rossi, che, ottenuto il dottorato, è andato a Udine con un contratto quinquennale. Dopo quattro anni pensa di essere pronto per l’idoneità da associato,
la Facoltà è d’accordo e chiede il posto. Rossi, però, perde, non perché non sia meritevole, ma perché arriva quarto, mentre le idoneità messe a concorso, “pari al fabbisogno indicato dalle università …. incrementato di una quota ulteriore non superiore al 20%” (Art. 1 del disegno di legge), sono solo tre. Viene fuori un pasticcio:
la Facoltà che ha chiesto il posto può non avere interesse agli studiosi che hanno vinto, per via del loro campo di ricerca; cosa fa, non copre il posto? Lo copre con un vincitore che aspetta solo di essere chiamato nella sede dove vorrebbe andare? La soluzione sensata al problema dei concorsi è una commissione nazionale che dia l’idoneità senza limiti di numero, e quindi che serva soltanto a stabilire un requisito minimo di qualità. Le facoltà sono libere di fare la loro politica attraverso la scelta nella lista degli idonei. La punizione per chi sceglie professori mediocri viene lasciata interamente ai meccanismi sommariamente descritti sopra in (a). Qui si vede bene che la legge non ha un’idea-guida su come convincere o costringere i dipartimenti a fare una buona politica di assunzioni; ne deriva una regola concorsuale che giustappone confusamente diversi criteri.
(e) L’abolizione del tempo parziale. Un’interpretazione benevola della legge: i professori che ora fanno il tempo parziale saranno costretti a scegliere, o dentro con l’obbligo di svolgere 350 ore complessive di attività didattica e organizzativa, 120 delle quali di lezione, percependo stipendio pieno, oppure fuori. Un’interpretazione malevola: questo è solo un regalo ai professori a tempo definito, i quali prenderanno lo stipendio pieno e faranno più o meno quello che facevano prima. Chiunque abbia esperienza della serietà con cui vengono effettuati controlli sulle attività dei docenti nelle università italiane assegnerà tutta la probabilità alla seconda alternativa.
Docenti Universitari ( a cura di Marco Lippi e Pietro Reichlin )
Perchè si continua la protesta se la riforma è già legge?Ci sono due spiegazioni.
1) In un Paese democratico in cui il parlamento dovrebbe essere espressione della volontà popolare è stata approvata una riforma che va contro gli interessi sociali.
2) La protesta vuole evitare che vengano approvati alcuni decreti attuativi che renderanno operative alcune parti della riforma. Quali sono le caratteristiche della riforma?La riforma sembra essere finalizzata unicamente al risparmio di spesa nell’istruzione statale, con tagli di organico e di risorse economiche.
E’ comunque possibile trovare alcune risposte per un verso sul sito istruzione.it del ministero, per l’altro verso sul sito ad esempio della CGIL scuola, cgilscuola.it Tuttavia, occorre fare attenzione ad un aspetto della questione che spesso non è stato messo sufficientemente in luce: la riforma Moratti non è altro che una pedina nello scacchiere del WTO, l’organizzazione mondiale del commercio. Il WTO sta mirando ad aiutare le scuole private e quindi a scardinare
la Costituzione italiana che – ponendo il divieto di finanziamento alle private, risalente al 1948 – è diventata di fatto un ostacolo ai “Gats” (ossia agli “Accordi generali sul commercio nei servizi”) del Wto stesso.Entro maggio 2005 tutti i Paesi del Wto dovranno presentare le proprie offerte di liberalizzazione dei servizi pubblici: acqua, istruzione, sanità, energia.Quindi l’istruzione entra nella trattativa per la privatizzazione di settori consistenti di quello che è il “mercato del sapere”: la riforma Moratti si inserisce in questo processo. Daniele Marescotti ( Giornalista )
Alcuni fattori psicomotori di base per l’apprendimento sono:
- l’acquisizione dello schema corporeo, della lateralità, di un orientamento almeno egocentrico (quello decentrato avviene tra 6 e i 7 anni)
- un buon coordinamento occhio-mano e un’adeguata manualità fine
- l’organizzazione spaziale (essenziale per il grafismo)
- l’organizzazione temporale (i grafemi si succedono anche secondo una sequenza temporale – prima/dopo etc.)
- il controllo posturale (l’azione dello scrivere richiede una buona postura, la capacità di mantenerla per un certo tempo, l’assenza di eccessive contrazioni e una buona regolazione tonica
- la dissociazione mano/dita – polso – spalla
- una buona capacità d’attenzione e concentrazione (anche questo è un fattore
legato allo sviluppo psicomotorio del bambino). Con questa legge si toglie una “barriera” (i 6 anni) che “proteggeva” un po’ i bambini, nel senso che era affidato alla scuola materna (anche se non obbligatoria), al suo ultimo anno in particolare, il compito di verificare se i presupposti che ho brevemente citato erano realmente acquisiti da tutti i bambini oppure predisporre interventi al fine di completare aspetti dello sviluppo carenti o non armonici. La conseguenza sarà che ci troveremo di fronte, nel primo ciclo, ad un maggior numero di bambini con problemi, che già ora sono in crescita: la letteratura di settore parla infatti di un trasversale incremento nella popolazione infantile di:
- disturbi d’apprendimento
- disturbi dell’attenzione e iperattività (ADHD)
- disturbi del comportamento
- disturbi affettivo/relazionaliViene di fatto molto ridimensionato il ruolo della classe come riferimento AFFETTIVO, PSICOLOGICO E RELAZIONALE.
Ogni bambino avrà un orario personale e cambierà insegnanti e compagni in continuazione (vi sono ben 64 pagine nei documenti ministeriali solo per la simulazione degli orari individuali dei bambini – es. per il suo livello di competenze in inglese in prima elementare Mario Rossi frequenta un laboratorio interclasse LS con altri compagni, per esempio di classe seconda, etc.)Il GRUPPO CLASSE è importante per il bambino anche perché è un immenso e continuo laboratorio in cui si apre e si articola la relazione tra i pari, nelle sue varie forme, come ad esempio:
1) comunicazione/collaborazione/gioco…
2) gestione dei conflitti, regolazione dell’interazione
3) comprensione e accettazione di regole condivise nel gruppo dei pari
4) imitazione reciproca, che è una grande molla anche per i meccanismi d’apprendimento.
L’apprendimento non riguarda solo le nozioni, ma anche i comportamenti sociali. Nella classe si sviluppa il confronto reciproco, l’identificazione in chi ha qualità/difetti diversi dai propri, ed è una molla per l’assimilazione di modelli nuovi. Il senso di appartenenza al gruppo é fonte di grande rassicurazione affettiva di fronte alle prove e alle difficoltà a cui necessariamente ogni bambino è sottoposto all’interno della scuola.Se ora le ore per tutti sono 27 settimanali (e prima 40 nel tempo pieno) qualcosa “esce” come contenuti dall’interno del programma per tutti, e rientra nella scelta individuale (altre 99 ore annuali, cioè 3 ore in più la settimana sono facoltative, opzionali e gratuite). Allora che cosa “esce”? Non è ancora chiaro.
Mi sembra comunque che ci sia un impoverimento di quella che è l’offerta formativa “per tutti” a favore di una precoce differenziazione per competenze e attitudini.
Pare però che si possa fare “fuori” scuola qualcosa (es. musica, sport…), in ambito privato, e che questi corsi possano essere comunque integrati nel bagaglio scolastico di ciascuno, cioè riconosciuti come formativi.Insomma, rileggendo i vecchi programmi mi sono sembrati molto più innovativi di quelli che, per ora, sono emersi dalle linee guida della riforma Moratti.Marina Messenz ( Psicomotricista )
Il nuovo Ministro aveva annunciato che ogni riforma sarebbe passata in Parlamento solo dopo consultazione della base, di tutti i soggetti coinvolti nei processi i formazionne scolastica, ma l’iter per giungere alla defintiva approvazione dei giorni scorsi in Senato è stato molto diverso….: ci sono le cronache a testimoniarlo
l’obbligo scolastico viene diminuito di un anno, c’è infatti, l’abbassamento dello stesso obbligo a 13 anni da 15-16, fissati dalla Riforma dei cicli del Ministro Berlinguer che è stata bloccata nel 2001 con il ritiro dalla Corte dei Conti del decreto attuativo da parte dell’attuale Ministro, che ha così realizzato uno dei primi atti del nuovo Esecutivo
è utile ricordare che la legge 9/99, che stabiliva l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni con la frequenza del primo anno degli istituti superiori, è stata di fatto abolita. Tale scelta ricolloca l’Italia agli ultimi posti fra i paesi europei in relazione alla durata del percorso obbligatorio di istruzione
pertanto, tutti gli studenti con la licenza media, iscritti a gennaio per assolvere l’obbligo nella scuola secondaria, avranno una ragione in meno per continuare gli studi
la formula obbligo scolastico è stata eliminata, spazzata via e sostituita con una generica affermazione di diritto-dovere “ il diritto per le famiglie di richiedere per dodici anni e il dovere da parte dello Stato a fornirlo”
a 13-14 anni, alla fine della scuola media, che conclude il primo ciclo con un esame di Stato, il ragazzo deve decidere se avviarsi agli studi classici o alla formazione professionale!!!
la netta separazione tra i due canali formativi, sistema di istruzione e sistema dell’istruzione e della formazione professionale, fa ritornare la scuola indietro di decenni: nel secondo sistema non è difficile individuare il vecchio “avviamento professionale”, già abolito nel 1939-40 dal Ministro Bottai e cancellato dalla legge della Repubblica istitutiva della Scuola Media Unica del 1962
la separazione tra il canale specificamente scolastico e culturale e quello tecnico professionale non garantisce una piena “cittadinanza culturale” a tutti gli alunni; accentua la distanza prodotta da condizionamenti socioambientali ed economici che ancora determinano gli esiti scolastici e i meccanismi di inclusione sociale, legittima procedure selettive e discriminatorie. Una indagine della Banca d’Italia esamina la distribuzione dei titoli di studio conseguiti a partire dalla scolarità presente nella famiglia di origine: dai padri senza titolo i figli con laurea o postlaurea raggiungono l’1,03%, dai padri con laurea o postlaurea i figli con laurea raggiungono il 59,00% (Il Sole-24 ore,13 marzo 2003). Questo dato testimonia l’immobilità sociale difficilmente superabile attraverso i percorsi di istruzione formazione disegnati dalla Riforma
la formazione duale si contrappone a quella unitaria e integrata di tutti i componenti di una società avanzata nella quale ognuno acquisisce conoscenze teoriche, sviluppa competenze nell’esecuzione di compiti, ed elabora capacità critiche e creative. Tale processo formativo abbatte del tutto la contrapposizione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale che, invece
la Riforma ripropone, anzi impone, in modo anacronistico rispetto alle esigenze del mondo del lavoro, tra le quali, anzitutto, la flessibilità, ossia la capacità di adattarsi al nuovo che continuamente cambia…
nell’argomento che è meglio fornire subito, a 13 anni!!! , una buona preparazione professionale si può riconoscere una scelta di politica per la scuola che anticipa la separazione tra gli strati di popolazione scolastica che rispecchia, poi, di fatto, la divisione sociale
si prevede uno scenario in cui docenti di fronte a ragazzi con debiti formativi, valutati selettivamente come insufficienti alla fine del primo ciclo , dopo l’esame di Stato, li indirizzeranno verso la formazione professionale: anche per loro sarebbe poi possibile il passaggio nel sistema formativo dei licei. Ma quanti e quali di quegli studenti potranno tenere il passo in percorsi con contenuti curricolari così differenti da quelli seguiti fino a quel momento?
quanti ragazzi che hanno “scelto” il sistema della formazione professionale, di competenza regionale, “addestrati” al lavoro, sceglieranno di frequentare un quinto anno di integrazione per l’accesso universitario?
con il Progetto ’92, nel primo biennio degli Istituti professionali sono ben 9 (7 + 2 di approfondimento) le ore curricolari di Italiano e Storia. In un progetto di sperimentazione dei nuovi curricoli formativi, proposto dalla Regione Puglia, per esempio, sono previste 4 ore settimanali di una non ben definita Cultura generale: segnale molto significativo di quello che sarà il destino del’istruzione professionale
sono state tutte eliminate con un colpo di spugna, deciso e vigoroso, tutte le battaglie sui temi della lotta alla dispersione, del conferimento all’istruzione tecnica e professionale pari dignità culturale dei licei, dell’integrazione scolastica dei portatori di handicap… (basta pensare alle riduzioni di organico già attuate e da attuare, e al nuvo rapporto insegnante di sostegno alunni in situazione di disabilità)
anche se il testo della legge delega parla di raccordo tra la scuola primaria a quella secondaria, di fatto esiste una vera e propria cesura nel passaggio tra gli ambiti disciplinari della prima e le discipline della seconda, passaggio che richiede, invece, un approccio curricolare verticale e progressivo, già patrimonio positivo di continuità curricolare negli Istituti comprensivi. (Questi non sono neanche citati nella riforma votata dal Parlamento).
la riforma non ha copertura finanziaria: il decreto “tagliaspese” del 2002 ha già tolto alla scuola 12 miliardi su poco più di 43; per l’attuazione della legge bisogna far riferimento alla Finanziaria 2004. Ma ci saranno le risorse? Pensare che la scuola possa rappresentare una priorità per l’attuale Governo rispetto alla riforma del fisco, della previdenza o all’attuazione delle grandi opere pubbliche appare del tutto utopistico.
la legge delega della Moratti ha tempo 24 mesi per tradurre in provvedimenti pratici tutti e sette gli articoli: ma fino a tutto il 2003 non ci sono soldi da spendere: tutto deve essere rinviato al 2004 ma….(vedi punto precedente)
l’anticipo nelle iscrizioni per la scuola dell’infanzia ed elementare avverrà in condizioni di grande incertezza: l’Associazione nazionale dei Comuni ha già fatto sapere al Governo che senza finanziamenti aggiuntivi per i nuovi docenti e le strutture la riforma non potrà trovare attuazione. Edilizia scolastica, mense, trasporti, materiale didattico pesano sui bilanci comunali già in gravi difficoltà di gestione: chi pagherà queste spese?
l’entrata anticipata dei bambini nella scuola d’infanzia a due anni e mezzo apre problemi non solo sul piano psicopedagogico: la presenza contemporanea di bambini con differenza di età fino a 8 / 16 mesi, una forte dipendenza dai genitori, un bisogno di attenzione affettiva personale, esigenza di cure, di ascolto…, ma anche sul piano della organizzazione dello spazio, del tempo, delle strutture e delle attrezzature…..dell’accudimento individuale (occorrerebbe un figura intermedia tra l’insegnante e collaboratrice, come l’assistente di un tempo)
nel primo monoennio della scuola primaria viene fissato il termine entro il quale i bambini devono acquisire la strumentalità di base, devono saper leggere e scrivere!!!!, negli altri due bienni vengono articolati contenuti e obiettivi: ma non erano prerogativa della scuola autonoma in senso organizzativo-didattico? Che fine fanno gli ordinamenti del 1985 e quelli del 1990?
…..e altro ancora
esprimiamo, pertanto,contrarietà, dubbi, preoccupazioni anche pedagogiche, in quanto pedagogisti
Elvira D’alò Docente di Scuola Media Superiore
Avrei potuto inserire mille altri articoli, avrei potuto stampare migliaia di foto di cortei contro la riforma Moratti, avrei potuto far parlare politici/persone di parte, avrei potuto far parlare personaggi di spettacolo, avrei potuto… ma credo che quello che c’è scritto in queste pagine sia sufficiente a far capire a noi studenti i gravi errori della riforma Moratti.
giafai ha detto,
Giugno 6, 2007 a 11:10 am
Un copia&incolla?
satiric ha detto,
Giugno 6, 2007 a 4:09 pm
Diciamo più di uno. La verità è che ho fatto un piccolo compito per la scuola, ed ho portato testimonianze diverse per far capire quanto è sbagliata la Riforma Moratti. Per quanto riguarda il fatto che i commenti ve li posto in ritardo è perchè ogni volta li devo approvare ( il problema è che non sn sempre connesso al pc ^^)